Oporto, 7 maggio 2021 - Se il sogno europeo si riassume nel concetto che "nessuno va lasciato indietro", allora bisogna affrontare (ed eliminare) il tema delle diseguaglianze, che la pandemia con le sue conseguenze socio-economiche ha fatto deflagrare. Il premier italiano Mario Draghi è intervenuto al Social Summit di Oporto convocato dal premier portoghese Costa, che presiede il semestre europeo. 

"Da tempo l'Unione europea ha fatto del suo modello sociale un punto di orgoglio. Il sogno europeo è di garantire che nessuno venga lasciato indietro - ha sottolineato il presidente del Consiglio -.Cosi come durante la Grande Recessione e la crisi del debito sovrano in Europa, sono i nostri giovani e le nostre donne a pagare il prezzo di questa tragedia". Una fetta della popolazione arranca, mentre un'altra resta "garantita".  "Queste fratture hanno profonde radici storiche e culturali. Ma svelano - ha spiegato Draghi - anche evidenti carenze istituzionali e giuridiche. Troppi paesi dell'Unione europea hanno un mercato del lavoro a doppio binario, che avvantaggia i "garantiti" - in genere i lavoratori più anziani e maschi - a spese dei "non garantiti", come le donne e i giovani. Mentre i cosiddetti garantiti sono meglio retribuiti e godono di una maggiore sicurezza del lavoro, i non garantiti soffrono un vita lavorativa precaria". Un sistema che Drgahi ha bollato come "profondamente ingiusto" e che "costituisce un ostacolo alla nostra capacità di crescere e di innovare. L'Italia, grazie al Piano di Ripresa e Resilienza, sta cercando di porre rimedio a questa triste situazione", ha aggiunto.

L'equilibrio da ritrovare

La pandemia ("lo shock provocato dal Covid 19", nelle parole di Draghi) non ha fatto che evidenziare questo divario anche se "già prima della pandemia le nostre società e i nostri mercati del lavoro erano frammentati", ha detto il premier  che ha sottolineato come oltre alle disuguaglianze generazionali e di genere esistano tuttora "disuguaglianze regionali".I numeri preoccupano. "Nell'Unione europea, un giovane su 7 non è occupato, né frequenta un corso di istruzione o di formazione. In Italia siamo vicini a uno su 4. Il divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne nell'Unione europea si attesta a 11,3 punti percentuali. In Italia è quasi il doppio. Un terzo della popolazione italiana vive nelle regioni del Sud, ma la sua quota di occupazione totale è solo di un quarto. Questa non è l'Italia come dovrebbe essere, né l'Europa come dovrebbe essere".  L'Europa alla quale ha mandato un messaggio: "Assicuriamoci che il supporto fiscale non sia ritirato presto" e "facciamo in modo che il programma Sure della Commissione Ue resti implementato".

Draghi ha snocciolato gli impegni italiani legati al Pnrr: "Verranno investiti 6 miliardi di euro per riformare le politiche attive del mercato del lavoro. Il Piano prevede un Programma per l'occupabilità e le competenze, destinato alla formazione e alla riqualificazione di coloro che devono cambiare lavoro o che sono alla ricerca di una prima occupazione, seguendo l'esempio del Programma europeo di garanzia per i giovani, anche con misure di lotta alla povertà".  Mentre  4,6 miliardi di euro sono destinati ad accrescere il numero di asili nido e di scuole materne, alleviando il carico delle madri lavoratrici. Infine "oltre 14 miliardi di euro sono previsti per le infrastrutture di trasporto al Sud, per aumentare la produttività e l'accesso al mercato per imprese e lavoratori".

I brevetti dei vaccini

Il Social summit prevede 2 sessioni plenarie e 3 panel tematici paralleli a cui partecipano sia i leader Ue sia gli attori sociali europei (mondo sindacale e imprenditoriale, rappresentanti dei territori).  Al termine dei lavori verrà stilata una dichiarazione comune, anche se i Paesi del blocco orientale e quelli anseatici hanno già promosso un documento per sottolineare come la sovranità sulle politiche del lavoro spetta ai singoli Paesi. Il documento conclusivo dovrà evidenziare 3 obiettivi: il raggiungimento del 78% degli occupati nell'Unione entro il 2030, le politiche sulla formazione e la lotta alla povertà. Domani si terrà il vertice informale del Consiglio europeo con i leader Ue in presenza (assenti solo la cancelliera Merkel e il primo ministro olandese Rutte) mentre stasera, al termine dei lavori, in una cena "informale" si è affrontato il tema della liberalizzazione dei brevetti dei vaccini, sul quale l'Europa cerca una posizione comune.

Mario Draghi ha affrontato la disponibilità degli Stati Uniti di sospendere la proprietà intellettuale sui vaccini per aiutare i paesi poveri nella lotta al Covid, considerandola realizzabile. "Persone che conoscono bene la materia mi dicono che una misura
temporanea e ben congegnata
non rappresenterebbe un disincentivo per l'industria farmaceutica", ha detto il premier, ricordando che Il punto per Draghi è che "siamo di fronte a un evento unico: milioni di persone che non sono in condizione di acquistare i vaccini stanno morendo". "Le case farmaceutiche hanno ricevuto finanziamenti enormi dai governi", ha sottolineato. La conseguenza naturale è che "a questo punto ci sarebbe quasi da aspettarsi che ne restituissero almeno una parte a chi ha bisogno". Sul tema c'è la posizione contraria della Germania di Angela Merkel. E anche Draghi ha evidenziato le difficoltà:  "Ci sono tuttavia due ulteriori problemi che dovranno essere affrontati affinché la proposta si possa considerare realistica: la sicurezza della produzione e l'incredibile complessità del processo produttivo. Come europei non possiamo ignorare questo problema. Sappiamo che le risorse finanziarie non sono e non saranno mai sufficienti. Ma il grido risuona",