Douglas profumerie
Douglas profumerie

Milano, 25 marzo - Nuova scure sul lavoro. Il piano riorganizzazione della catena di profumerie Douglas Italia riguarda 128 punti vendita e 457 lavoratori. La lista è stata presentata oggi ai sindacati dalla direzione della catena tedesca, che ha già disdettato la maggior parte dei contratti d'affitto dei negozi. Una scelta contestata da Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil in assenza di un piano commerciale ed alla luce della proroga al prossimo 31 ottobre del blocco dei licenziamenti stabilita dal Dl Sostegni. 

L'elenco dei negozi comprende 20 punti vendita in Lombardia, di cui nove tra Milano e la sua provincia, cinque tra Brescia e la sua provincia, due a Mantova e provincia, due a Varese, e uno ciascuno per i 
territori di Bergamo, Lecco e Monza Brianza), sei in Piemonte (quattro tra Torino e la sua provincia, uno nel territorio di Alessandria e uno nel territorio di Biella), cinque in Friuli Venezia Giulia (uno nel territorio di Trieste e quattro in quello di Udine), sei in Veneto (tre nel territorio di Padova, uno ciascuno nelle aree di Treviso, Verona e Vicenza), otto in Emilia-Romagna (due su Bologna, uno ciascuno a Modena, Parma, Ferrara, Forli'-Cesena, Reggio Emilia, Piacenza), 12 in Sardegna (quattro su Cagliari, due su Sassari, due su Nuoro, due su Olbia, uno su Carbonia e uno su Medio Campidano), cinque in Liguria (due su la Spezia, uno ciascuno nei territori di Genova, Savona e Imperia), 17 in Toscana (due su Firenze, uno a Prato, tre su Siena, tre su Pisa, due su Livorno, due su Pistoia, due a Grosseto, uno a Massa ed uno ad Arezzo), cinque nelle Marche (quattro sul territorio di Ancona, uno su Fano).

Alcuni negozi previsti nell'elenco sono già stati chiusi da febbraio e per gli altri la cessazione dell'attività è prevista a marzo 2020. Fisascat, Filcams e Uiltucs hanno ribadito la contrarietà alle chiusure e sollecitato il tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico. Intanto, il confronto con Douglas à stato aggiornato al 9 aprile, data entro la quale l'azienda dovrebbe presentare il piano commerciale e mostrare i criteri utilizzati e quali sono le misure che intende mettere per a salvaguardia occupazionale.  "Chiudere i negozi è una scelta inaccettabile -  dice la segretaria nazionale della Fisascat, Aurora Blanca - si tratta di un'azienda che impiega prevalentemente donne e, qualora non si dovessero trovare delle soluzioni, questo segnerebbe ancor di più il gap di genere esistente nel nostro Paese". La Cisl si aspetta segnali rapidi dal ministero: "E' una battaglia contro il tempo ma dobbiamo convogliare tutte le forze affinché le risorse umane tornino a rappresentare il fulcro nevralgico della discussione senza assistere in modo passivo alla debacle totale". Per Blanca "urge anche il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali territoriali e una attenzione da parte della clientela che esortiamo in modo solidaristico a continuare ad acquistare i prodotti di bellezza direttamente nei punti vendita. Ogni loro contributo potrà favorire la salvaguardia dei posti di lavoro".