La Candy (azienda del gruppo Haier) si fermerà due settimane a fine aprile. Forse altre due in maggio. E questa volta non è colpa della crisi dei consumi e nemmeno del Covid (almeno in modo diretto). Questa volta manca la materia prima. In particolare i microchip. La produzione mondiale non riesce a stare al passo con la richiesta. In particolare del settore automotive che in particolare in Asia sta vivendo una nuova primavera.

La preoccupazione dei sindacati

"Siamo fortemente preoccupati - spiega Pietro Occhiuto della Fiom Cgil -. Diversi delegati nelle fabbriche ci informano che c'è in questa fase una richiesta di cassa integrazione in aumento da parte delle aziende non a causa del calo della domanda dei prodotti, non per le chiusure dovute al Covid ma proprio per la mancanza di materie prime, in particolare i microchip che oramai finiscono un po' in tutti gli strumenti di uso comune: dalle auto ai telefonini, dagli elettrodomestici ai computer. Questa cosa rischia di scatenare una crisi che potrebbe essere ben peggiore addirittura di quella generata dal Covid".

Cos'è un microchip

Il microchip è "un circuito integrato (IC, dall'inglese integrated circuit), in elettronica digitale, è un circuito elettronico miniaturizzato dove i vari transistori sono stati formati tutti nello stesso istante grazie a un unico processo fisico-chimico.Un chip (lett. "pezzetto") è il componente elettronico composto da una minuscola piastrina del wafer di silicio (die), a partire dalla quale viene costruito il circuito integrato; in pratica, il chip è il supporto che contiene gli elementi (attivi o passivi) che costituiscono il circuito. A volte si utilizza il termine chip per indicare complessivamente l'integrato.Il circuito integrato è adibito, sotto forma di rete logica digitale o analogica, a funzionalità di processamento o elaborazione di ingressi espressi sotto forma di segnali elettrici, al fine di ottenere dati in uscita. L'ideazione del circuito integrato si deve a Jack St. Clair Kilby, che nel 1958 ne costruì il primo esemplare composto da circa dieci componenti elementari, per il quale vinse il premio Nobel per la Fisica nel 2000", si legge su Wikipedia.

La crisi delle materie prime

"La Cina è ripartita, ed è ripartita molto forte. La richiesta di materie prime è elevatissima in Asia. Ad esempio la bauxite, che serve alla lavorazione dell'acciaio. La Cina ne è ricchissima. Ha diversi giacimenti. Prima esportava un po' in tutto il mondo. Ora tiene tutto in patria perché c'è forte richiesta". Un problema quello della produzione dei microchip che coinvolgerà anche aziende italiane del settore come la StMicroelectronics (colosso dei semiconduttori con sede in Brianza) che "sta avendo ordini enormi dall'Asia proprio per la produzione di microchip il settore dell'automotive".

Decine di fabbriche ferme

E' dei giorni scorsi la notizia che Subaru chiudera' il suo stabilimento di Yajima, in Giappone, a causa delle difficolta' nell'approvigionamento di microchip, necessari alla produzione di auto. Lo ha fatto sapere la societa' giapponese in una nota dove spiega che il polo produttivo della citta' nella prefettura dei Gunma dovra' fermarsi tra il 10 e il 27 aprile perche' mancano chip per la produzione di circa 10.000 veicoli.La produzione di auto riprendera' dal 10 maggio, ha fatto sapere la societa'. La scarsita' di semiconduttori e' un problema sempre piu' urgente nella produzione di beni a livello mondiale. Secondo un'analisi Deloitte solo nella produzione di auto l'elettronica rappresenta oggi il 40% del valore di un veicolo. Infuria  dunque la "crisi" dei chip che sta mettendo a serio rischio la capacita' dei comparti produttivi, in primis il settore automotive, di cavalcare l'onda della ripresa economica, dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19. L'industria automobilistica statunitense e non solo (compresi marchi come Volkswagen, Ford e General Motors) ha a piu' riprese esortato il governo a intervenire vista la carenza globale di semiconduttori che potrebbe provocare solo negli Stati Uniti 1,28 milioni di veicoli consegnati in meno quest'anno e interrompere la produzione per altri sei mesi.

Volano i produttori di chip

Contemporaneamente, le societa' produttrici di chip stanno registrando ordini record per il primo trimestre, con una domanda in aumento che ha contribuito a piu' che raddoppiare gli utili registrati nel trimestre precedente. Ad esempio il marchio olandese Besi, che produce attrezzature per i produttori di chip, ha riportato ordini record a 327 milioni di euro in crescita del 108% rispetto al trimestre precedente e del 176% rispetto allo stesso trimestre del 2020. La domanda e' stata particolarmente forte per le applicazioni di fascia alta degli smartphone legate ai prodotti 5G, ma anche per le applicazioni automobilistiche e i dispositivi logici utilizzati nell'intelligenza artificiale e nei data center. Insomma, le case automobilistiche competono contro la tentacolare industria dell'elettronica di consumo: la carenza globale di microchip e semiconduttori - i chip sono in pratica i sistemi nervosi che controllano i dispositivi elettronici - sta rallentando infatti la loro capacita' di realizzare nuovi prodotti nel 2021.

Gli interventi del Governo

In questo contesto il Governo italiano, applicando per la prima volta la golden power (il potere del Governo di porre il veto sulla cessione di aziende ritenute strategiche), ha bloccato l’acquisizione del 70% di Lpe spa, azienda lombarda che opera nel settore dei semiconduttori, da parte del gruppo cinese Shenzen investnent holdings. La decisione del governo italiano di bloccare attraverso il golden power la vendita di una societa' italiana di semiconduttori a un'azienda cinese arriva infatti mente nel mondo infuria la "crisi" dei chip. Uno stallo che sta mettendo a serio rischio la capacita' dei comparti produttivi, in primis quello dell'automotive, di cavalcare l'onda della ripresa economica, dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19.

"Abbiamo più volte sollecitato il Governo italiano di entrare nel merito della questione della crisi dei microchip al fine di poter garantire alle imprese italiane un adeguato aprovvigionamento, ma per ora non abbiamo ottenuto risposte", conclude Occhiuto.

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