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25 apr 2022

Covid, tremila imprese lombarde cancellate. Più anticorpi in paesi e città

L’impatto della pandemia sull’economia dei 1.506 Comuni: il 62% vive ancora grazie alla manifattura

luca balzarotti
Economia
Operai al lavoro
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Milano - Per più di tremila imprese lombarde la pandemia ha rappresentato l’ultimo atto. I titoli di coda della storia aziendale. A certificarlo è il rapporto Anci “I Comuni della Lombardia 2022“ che fotografa il primo impatto dell’emergenza Covid sull’economia dei 1.506 Comuni ( il 70% sotto i 5mila abitanti) partendo dalle imprese. L’industria, infatti, è nel 62,4% la prima fonte di ricchezza dei centri lombardi. La mappa dedicata alla “specializzazione economica“ dei Comuni ribalta la fotografia nazionale. In Italia, il settore primario (agricoltura e attività estrattiva) pesa il 60,2%, quello secondario (industria) il 30,3%, il terziario (servizi e turismo) il 9,5%. La Lombardia è invece una regione a forte vocazione manifatturiera: solo il 29% dei Comuni è davvero agricolo e l’8,7% specializzato nei servizi e nel turismo.

Il saldo negativo tra le imprese attive nel 2019 (814.322) e a fine 2020, l’anno del Covid, (811.098), con un calo dello -0,4%, ha determinato una frenata violenta per l’economia lombarda. Solo Varese è riuscita a chiudere con un incremento di 231 attività. La Città metropolitana di Milano ne ha perse 1.159, -0,4%. Ma Mantova e Sondrio, in proporzione, sono state più penalizzate dalla crisi sanitaria: Mantova ha perso 686 imprese in un anno, l’1,9% in meno. La Valtellina 165, con una variazione negativa dell’1,2%. Lodi, con 124 aziende che hanno cessato l’attività, è la terza provincia per impatto della pandemia: -0,9%.

I dati Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) elaborati sui numeri trasmessi da Infocamere analizzano anche la variazione del numero di imprese nei Comuni in base ai residenti. Le aziende con gli anticorpi più resistenti alla pandemia sono presenti nei piccoli Comuni e nelle grandi città. Nei centri con più di 5mila residenti il saldo di realtà imprenditoriali attive alla fine del 2020 è leggermente positivo (+0,1%), mentre nei piccoli Comuni la flessione è del 2,7%.

A salvarsi è stata l’economia dei paesi, sotto i mille abitanti, dove la differenza tra imprese attive nel 2020 in rapporto a fine 2019 è del +6,2%. Resistono anche gli imprenditori delle città: nelle realtà tra i 20mila e i 50mila abitanti il trend è positivo (+8,7%). I più penalizzati sono invece i Comuni tra i 3mila e i 5mila abitanti (-4,6%) e tra i 10mila e i 20mila abitanti (-6,4%).

Nell’ultimo anno, però, l’industria lombarda è riuscita a reagire. Secondo la demografia delle imprese di Unioncamere, a fine 2021 la manifattura regionale ha saputo tornare - almeno a livello numerico - sui livelli pre Covid con 814.756 imprese attive (+0,5% rispetto a fine 2020, 3mila in più). Solo tre province evidenziano una variazione negativa: Lodi (-2,9%), Mantova (-1,9%) e Monza-Brianza (-0,9%). Nel 2021 sono tornate a salire anche le nuove iscrizioni ai registri delle Camere di Commercio: 57.177, il 19% in più rispetto al 2020. Il tasso di natalità è stato il più alto dell’intero Paese, con una media regionale di 6,02 iscrizioni ogni 100 registrate a inizio periodo. A trainare la ripresa è stata Milano, con un indice del 6,60. Terzo assoluto a livello nazionale.

 

 

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