Inps
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Come cambierà la cassa integrazione? E le pensioni con la sparizione di Quota 100? Sono due delle domande che si pongono i lavoratori italiani. Fra le riforme contenute nel Pnrr (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), legato ai soldi europei del Recovery fund, ce ne sono infatti alcune che interessano il mondo del lavoro.

Salario minimo legale

Nella versione del Piano inviata al Parlamento non figura piu' il salario minimo legale. Nelle bozze il governo parla dell'introduzione della misura "per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantita' e qualita' del lavoro svolto e idonea ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa" nell'ottica di un rafforzamento del sistema delle tutele del lavoro.

Nuova cassa integrazione

Viene comunque confermata la riforma degli ammortizzatori sociali. L'obiettivo e' di garantire a tutti i lavoratori la cassa integrazione, differenziando durata ed estensione delle misure di sostegno al reddito sulla base delle soglie dimensionali dell'impresa e tenendo conto delle caratteristiche settoriali, con un rafforzamento delle tutele contro la disoccupazione e inoccupazione e aumentando le protezioni dei lavoratori discontinui e precari. Per quanto riguarda i lavoratori autonomi l'obiettivo si punta a elaborare un sistema di tutele dedicate. Oggi alcune categori (come ad esempio le imprese artigiane) o settori (come il commercio) non hanno accesso alla cassa integrazione ordinaria. Per questi settori infatti, a partire dalla crisi del 2008, sono stati introdotti meccanismi di cassa integrazione in deroga (che passano attraverso le Regioni) per poter accedere a forme di sostegno al reddito in caso di crisi aziendali.

Pensioni senza Quota 100

Quota 100 scompare dal testo trasmesso alle Camere. Nelle versioni precedenti il governo spiegava che il pensionamento anticipato con almeno 62 anni di eta' e 38 di contributi introdotto dal primo governo Conte si concludera' a fine anno, al termine della sperimentazione triennale, e sara' sostituito da "misure mirate a categorie con mansioni logoranti". Ora questo riferimento salta ma resta il problema di come gestire il post Quota 100.

I sindacati

Per i sindacati va superata evitando lo scalone di 5 anni tra l'eta' per la pensione di vecchiaia oggi fissa a 67 anni e i 62 anni dell'uscita anticipata con la misura cara alla Lega.

Pensione anticipata

Pertanto si chiede un intervento complessivo sulla previdenza che riconosca la flessibilita' in uscita, dopo 62 anni o con 41 anni di contributi, che consenta di andare in  pensione in anticipo a chi ha fatto lavori gravosi e di cura, e alle donne, e tuteli il potere d'acquisto delle pensioni.

A chi spetta

La pensione anticipata non spetterebbe dunque a tutti ma solo ad alcune categorie. In particolare si pensa a chi fa lavori usuranti (lavori gravosi e di cura) e per le donne. Ma le categorie precise dovranno essere definite nei prossimi mesi per realizzare una riforma complessiva che miri alla sostenibilità del sistema pensionistico e, per i sindacati soprattutto, a non innalzare troppo l'età in cui si possa andare in pensione.

La proposta dell'Inps

Uscita anticipata per le pensioni solo per la quota contributiva a 62-63 anni di età e 20 anni di contribuzione mentre la parte restante, relativa alla quota retributiva, la si percepirebbe a 67 anni prevedendo alcune agevolazioni come lo 'sconto' di 1 anno per ogni figlio per le donne lavoratrici oppure 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi. E' questa un'ipotesi di flessibilità pensionistica proposta dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, nel corso del convegno online "Pensioni: 30 anni di riforme". La proposta prevederebbe dunque la divisione in due quote della pensione: quella contributiva e quella retributiva.

Pensione divisa: contributiva e retributiva

 "Bisogna fare chiarezza tra spesa previdenziale e assistenziale, perché la spesa pensionistica è sovrastimata", ha spiegato Tridico. "Si riporta il dato della spesa pensionistica tra 16/17% della spesa totale, tuttavia sottolineo - dice Tridico - che qualche punto percentuale non è previdenziale, ma assistenziale, integrando pensioni di alcune categorie che non sono svantaggiate ma che hanno avuto provvedimenti ad hoc che hanno finito per allargare la spesa totale".  Secondo Tridico "non si tiene conto poi dei 53 miliardi che i pensionati danno al fisco e che invece dovrebbero essere conteggiati. Alcuni studi esterni di esperti stimano una cifra per la spesa pensionistica intorno al 12%, al netto di queste voci. C'è una commissione che si sta occupando proprio di questo", conclude Tridico.