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10 dic 2021

Casa in vendita? Solo se consuma poco. L'ipotesi Ue e i dati italiani: ecco chi rischia

La nuova direttiva allo studio fissa nel 2030 il giro di vite

m.c.
Economia
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Il progetto

La casa bene rifugio degli italiani. L'investimento sicuro da lasciare ai figli o da vendere quando il mercato tira per ricavare un'interessante plusvalenza, magari da reinvestire in un altro mattone. Ma cosa succederebbe se non fosse più possibile mettere sul mercato un gran fetta del vetusto patrimonio immobiliare italiano? E' l'ipotesi delineata dalla Commissione Europea che sarà discussa a Bruxelles martedì 14 dicembre nell'ambito della revisione della direttiva sul rendimento energetico dell'edilizia pubblica e privata. L'obiettivo, ovvio, è quello di ridurre l'impatto ambientale degli edifici attraverso una progressiva riqualificazione energetica che vedrebbe nel 2033 il termine ultimo dopo il quale non sarebbe più possibile vendere o affittare immobili in classe F, la penultima nella graduatoria delle classi energetiche.

I tempi

Il passaggio sarebbe dunque graduale e con step intermedi come rivela il Corriere: per esempio, dal 2027 tutti gli edifici pubblici devono passare dalla classe G alla F e dal 2030 alla classe E. Allo stesso modo, quelli privati residenziali sono chiamati al doppio salto ma con tempi più morbidi: tutti in classe F dal 2030 e in classe E dal 2033 attraverso una certificazione energetica comune a tutti gli stati membri e molto più stringente. In assenza di quest'ultima e della conseguente attestazione delle classi minime richieste, non sarà possibile costruire, ristrutturare, vendere o affitare. In altre parole dal 2030 usciranno dal mercato gli immobili in classe G e dal 2033 quelli in F. Esclusi dal provvedimento gli edifici storici, quelli religiosi ed altre "nicchie".

 

I numeri

Al netto degli incentivi promessi dall'Ue e di quelli già stanziati dal Governo italiano con il Superbonus al 110% per il prossimo biennio, la grande maggioranza dei proprietari italiani trema: attualmente gli immobili in classe G ed F sono 7,6 milioni e rappresentano il 60% del patrimonio immobiliare totale. Se a questi si sommano gli stabili nelle altre due classi "inquinanti", cioè la E la D, si arriva a quasi il 90%. In altre parole, nel 2021, gli italiani che hanno appartamenti a basso impatto (dalla classe C alla A4) sono sono il 10%. Questo anche perchè le costruzioni recenti, dal 1990 in poi, sono di gran lunga inferiori a quelle realizzate a inizio secolo o durante il boom demografico tra gli anni 60 e 80. 

Emissioni ma non solo

Perché un simile pacchetto di misure? Non solo perché gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico totale e del 36% delle emissioni di gas serra legate all'
energia nell'Ue, ma anche perché le riqualificazioni creano lavoro. Centosessantamila posti in 10 anni nel solo settore dell'edilizia green, secondo le stime della Commissione. L'intervento sugli immobili è quindi già previsto in altre proposte in discussione, come l'Ets sul riscaldamento o le norme sull'efficienza energetica, con l'obbligo per le amministrazioni pubbliche di rinnovare ogni anno almeno il 3% della superficie totale degli edifici di proprietà. Oltre alle regole, la nuova direttiva sull'efficienza energetica punterà a rimuovere gli ostacoli più comuni alla riqualificazione e indicherà nuovi strumenti per facilitare le ristrutturazioni da parte dei proprietari. In questo contesto si sta pensando di utilizzare la leva del credito e si sta valutando anche la possibilità di incentivare gli interventi delle società elettriche ed energetiche in quanto capaci di assumersi il rischio del finanziamento iniziale e di ripagare gli investimenti con i risparmi sull'
energia.

Le proteste

Decisamente contraria all'iniziativa della Commissione Ue è Confedilizia, dalla quale è giunto un seco 'no all'ipotesi di legare la vendita degli immobili a determinati standard energetici, «una misura che lederebbe i diritti dei proprietari» sottolinea in una nota il presidente dell'organizzazione Giorgio Spaziani Testa Altrettanto netta l'opposizione giunta dall'Unione nazionale consumatori Unc. «Al di là del fatto che non si capisce e non sappiamo quello che vuole fare la Commissione Ue, sia chiaro fin da ora che faremo le barricate contro qualunque norma che impedisca la libera vendita di una casa solo perché ha una bassa classe energetica» ha detto Massimiliano Dona, presidente dell'Unione.

 

 

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