Enzo Panacci è l’amministratore delegato di Nolangroup
Enzo Panacci è l’amministratore delegato di Nolangroup

Brembate di Sopra (Bergamo) -  Dal primo casco prodotto nel 1972 con lo stesso materiale utilizzato dalla Nasa per stampare i caschi degli astronauti delle missioni Apollo, alle protezioni dei piloti dalla MotoGp in giù, dei centauri di tutti i giorni e adesso perfino della pattuglia di motociclisti della “corsa rosa”. Sempre nel segno del made in Italy. Nolan non soltanto si conferma il maggior produttore di caschi in Europa con oltre 350mila pezzi all’anno (venduti in 80 Paesi del mondo) e una squadra di 340 dipendenti, ma resta la sola azienda del settore a produrre tutti i suoi caschi in Italia, con un processo produttivo completamente integrato, dal ricevimento delle materie prime all’assemblaggio finale del prodotto. Dallo stabilimento di 31mila metri quadrati a Brembate sono usciti anche i modelli della serie N100-5 che saranno parte dell’equipaggiamento tecnico del team di motociclisti, di ispettori e staffette, del Giro d’Italia, garantendo in tutti i 3.500 chilometri attraverso lo Stivale "comfort e protezione" dalla partenza di sabato a Torino fino al traguardo a Milano il 30 maggio.

«Siamo orgogliosi di essere sponsor di un evento di tale importanza e prestigio come il Giro d’Italia. Un connubio perfetto sbandierare ancora una volta in tutto il mondo il Made in Italy che ci contraddistingue e ci rende unici nel settore", sottolinea Enzo Panacci, amministratore delegato di Nolangroup, che nonostante la chiusura forzata dello stabilimento per due mesi a causa dell’emergenza sanitaria, ha chiuso il 2020 con risultati positivi sul fronte non soltanto della produzione, ma anche della ricerca, dello sviluppo e della parte economico-finanziaria. Le vendite hanno registrato un +20,42% rispetto al 2019, portando così il fatturato a 40,2 milioni di euro. Numeri raggiunti grazie all’accelerazione del mercato nel quadrimestre maggio-agosto, risultando la mobilità su due ruote più sicura e pratica in tempi di Covid. E confermando il manifesto dell’orgoglio tricolore (con la campagna ‘Rimettiamo in moto l’Italia’), di una filiera rigorosamente italiana per ridare gas all’economia. Perché "abbiamo imparato a non cadere nonostante la brusca frenata, a mantenere le distanze di sicurezza come sulla strada e a vivere ogni giorno come un piccolo traguardo, ma adesso è ora di rimettersi in pista". Anche facendo strada al Giro d’Italia.