L’azienda ha finora privilegiato gli operai che ritiene più produttivi
L’azienda ha finora privilegiato gli operai che ritiene più produttivi

Lissone - Chiedono di poter rientrare in fabbrica, dopo 15 mesi di cassa integrazione, sfruttando una rotazione che, dicono, nel loro caso non è stata usata. Per farsi sentire alcuni di loro, insieme ai rappresentanti di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil di Monza e Brianza, hanno organizzato ieri mattina un presidio di protesta sotto la sede degli uffici dell’azienda, in piazza Giovanni XXIII, in centro Lissone. Restano tesi i rapporti tra i sindacati territoriali e la Oeb (Officine Egidio Brugola), impresa leader a livello mondiale nel settore delle viti a testa cava per motori. Cgil, Cisl e Uil contestano la mancanza di rotazione nella cassa integrazione per un gruppo di dipendenti, una trentina, a casa da marzo 2020, e sollecitano un uso più equo dello strumento. Con alcuni cartelli i lavoratori presenti hanno denunciato la situazione che stanno vivendo.

"Il presidio è stato organizzato in modo unitario da Fiom, Fim e Uilm ed erano presenti i lavoratori in cassa integrazione - spiega Stefano Bucchioni della Fiom Cgil Monza e Brianza -. Ora che si avvicina la scadenza del blocco dei licenziamenti questi dipendenti sono preoccupati per il loro futuro e chiedono di poter rientrare al lavoro. Abbiamo manifestato proprio per rivendicare il loro reinserimento in azienda. Attualmente sono una trentina i lavoratori ancora in cassa integrazione". "Abbiamo chiesto più volte di farli rientrare, ma l’azienda non ci sente - sottolineano i sindacati -. Chiediamo che possano tornare a lavorare". "Ora vogliamo vedere come si muoverà l’azienda, ma non lasceremo nulla di intentato per cercare di risolvere questa situazione - conclude Bucchioni -. Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, fino alla fine, comprese anche altre mobilitazioni se serviranno, contattando pure le istituzioni come il Comune e la Provincia". La Oeb dal canto suo ha risposto più volte di star facendo tutto il possibile in un momento difficile per il settore, con un 7% di dipendenti non ancora rientrati dalla cassa a fronte di una contrazione del 20% del fatturato, ribadendo di aver privilegiato chi è ritenuto essere più produttivo, ma anche di aver assunto 120 persone negli ultimi anni.