Bitcoin di nuovo a picco, dopo che le autorità della Cina hanno impartito una ulteriore stretta alle attività sul criptoasset. Nel pomeriggio il Bitcoin si scambia a 32.995 dollari dopo un minimo di giornata a 31.744 dollari. Era dallo scorso 8 giugno che non calava sotto i 32mila dollari.  Il tutto dopo che le autorità della provincia si Sichuan hanno ordinato di interrompere le attività di mining. Secondo alcuni media cinesi questo taglierebbe fuori il 90% delle capacità di mining del Dragone, che assicura circa il 65% del mining globale sul Bitcoin.  Parallelamente la Banca centrale cinese ha sollecitato i maggiori gruppi bancari e il gigante delle transazioni online Alipay (di Jack Ma) a identificare i conti tramite i quali vengono effettuati trading di criptoasset.

Si tratta dell'ennesima azione di Pechino contro il bitcoin e le altre criptovalute. La banca centrale ha annunciato di aver convocato Agricultural Bank of China, China Construction Bank e ICBC, oltre che Alipay per discutere del fatto che forniscono servizi "alla speculazione attraverso transazioni in criptovaluta". E ha ordinato di bloccare tutte le transazioni che siano legate alle criptovalute.

La retromarcia di Elon Musk

Un arretramento che era iniziato un mese fa quando Elon Musk ha fatto retromarcia su Bitcoin e il valore del titolo crolla. L'imprenditore su Twitter ha annunciato che il gruppo Tesla non accetterà più la criptovaluta come forma di pagamento delle auto. Musk ha mostrato preoccupazione per il problema dell'inquinamento ambientale legato alla produzione, annunciando che per i pagamenti saranno scelte eventuali altre criptovalute che generano minore inquinamento. Il prezzo di Bitcoin è subito sceso da 51.000 euro a un minimo di 46.045. Al momento dell'annuncio, scrive la Cnbc, il valore del mercato delle criptovalute era pari a 2.430 miliardi di dollari. Tre ore dopo era a 2.060 miliardi di dollari, 365,85 miliardi in meno.

A febbraio Tesla aveva annunciato di aver comprato bitcoin per un controvalore di 1.500 miliardi di dollari e che intendeva accettare la criptovaluta per i pagamenti. Musk ha detto che Tesla non venderà i bitcoin che ha in portafoglio e che li userà per transazioni "non appena il mining si evolverà verso energie sostenibili".

Bitcoin, come funziona l'estrazione

Il processo di generazione dei bitcoin prevede la risoluzione di calcoli estremamente complessi che richiedono computer molto potenti e processori ad alte prestazioni. Il 'mining' del bitcoin, letteralmente l'estrazione della criptovaluta, richiede dunque l'utilizzo di una sorta di supercomputer, equipaggiati con decine di processori, e che richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti e avidi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine. Secondo un team di ricercatori dell'Università di Cambridge, l'elaborazione a livello mondiale della moneta consuma una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno dell'intera Argentina.