Bitcoin
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Deep web, dark web, bitcoin, dogecoin: tutti termini che negli ultimi anni stanno diventando particolarmente comuni a chi frequenta il mondo di internet in modo approfondito. Un'economia virtuale, che però sta diventando sempre più reale, attirando anche le attenzioni di organizzazioni illegali. Ma non solo. Anche imprenditori visionari e rivoluzionari come Elon Musk sono entrati a gamba tesa nel mondo delle criptovalute.

Le monete virtuali

Mai come in questo periodo il termine "virtuale" ha trovato una corrispondenza concreta nel mondo reale. E non soltanto a causa della pandemia, che ha reso (quasi) tutto necessariamente fruibile da remoto e quindi ha "virtualizzato" molti aspetti della vita quotidiana: dalla socialità sino ai divertimenti per il tempo libero, passando per il lavoro e gli acquisti.  Le monete virtuali esistono da tempo, ma ultimamente hanno vissuto uno sviluppo incredibile. Uno sviluppo che sta andando di pari passo con la diffusione dei commerci nel deep e nel dark web. Cosa sono le monete virtuali? Valute con potere d'acquisto tanto quanto quelle tangibili. Tanto quanto euro e dollaro, per intenderci. A differenza di queste ultime, però, non possono essere utilizzate per pagare nei negozi "fisici", nei supermercati e in tutto ciò che sia fuori da determinate zone del web.

Perché si chiamano criptovalute

La criptovaluta prende il nome dalla propria natura, ovvero dal fatto che la proprietà di una quantità di criptovaluta sia determinata soltanto da una crittografia. Una transazione, ad esempio un pagamento di criptovalute, non avviene come con le valute fisiche con lo spostamento concreto di una moneta o una banconota o con uno spostamento di dati come nel caso di pagamenti online o bonifici, ma con un cambio di proprietà delle crittografie.

La criptovaluta più famosa: il bitcoin

"Il bitcoin è la regina delle criptovalute. Qualsiasi cosa succeda al bitcoin si riflette anche sulle altre monete del genere" spiega l'ethical hacker Alessandro Vannini. Nel mondo esistono migliaia di criptovalute, ma la più famosa in assoluto è il bitcoin. La sua particolarità è di non avere alle proprie spalle una banca che emette valuta, ma si basa su un network di nodi. In altre parole, i bitcoin non sono infiniti. A differenza di valute come il dogecoin, infatti, i bitcoin sono stati realizzati in un numero limitato - 21 milioni - e non potranno cambiare. Anche per questo motivo la loro quotazione sta salendo nel corso degli anni. Oggi un bitcoin equivale a 41.445, 50 euro. Un dogecoin, per capirne la portata, vale invece 0, 341. 

La criptovaluta emergente: il dogecoin

Come abbiamo visto, vale decisamente troppo poco per poter essere preso in considerazione. Ma allora perché si sente parlare del dogecoin? Il dogecoin è una moneta virtuale nata da un meme. Già, perché nel mondo dell'economia virtuale può accadere anche che un elemento così sacro nel mondo reale come è sempre stato quello della moneta si utilizzi come immagine quello che è il prodotto grafico per eccellenza: il meme. Il dogecoin è salito alla ribalta per una mossa strategica dello stratega e visionario per eccellenza: Elon Musk. Nel 2022 la sua SpaceX, con il razzo Falcon 9, porterà un satellite nell'orbita lunare. La missione sarà su incarico della compagnia canadese Geometric Energy Corporation, la quale pagherà tutto interamente in dogecoin. Rendendolo di fatto la moneta virtuale simbolo della missione. "La missione dimostrerà l’applicazione della criptovaluta oltre l’orbita terrestre e stabilirà le basi per il commercio interplanetario" ha spiegato Tom Ochinero, vicepresidente commerciale di SpaceX. Normale, quindi, che Elon Musk stia "boicottando" l'utilizzo del bitcoin come pagamento per la sua Tesla. Lo stesso Musk recentemente si è autoproclamato "Dogefather", ovvero "papà del dogecoin". 

Lo "sminamento"

Non è solo una questione di convenienza economia ad aver spinto Elon Musk. Il miliardario ha scelto di abbandonare i bitcoin anche perché inquinano. Come possono, si dirà, generare inquinamento delle monete non esistono fisicamente? Non vengono utilizzati carta, inchiostro e filigrana per produrle materialmente. Vero. Ma vengono usati computer. Tanti e sempre più potenti. Che per funzionare richiedono corrente. Tanta corrente. In una misura neppure immaginabile. Lo "sminamento" dei bitcoin assorbe ogni anno circa 121 terawattora. Praticamente il consumo di energia di una nazione come l'Olanda. Questo, unito al fatto che servono computer sempre più potenti per "sminare" i bitcoin - i bitcoin sono stati realizzati nel 2009 da un gruppo di hacker nascosti sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto e funzionano con un sistema peer to peer, ovvero con il contributo degli utenti. Non un contributo in denaro, ma siccome i bitcoin sono "distribuiti" nel web, ma dissotterrarli è necessario utilizzare molti computer decisamente potenti per continuare ad effettuare le operazioni di calcolo che consentono di trovare quell'unico numero che consente di modificare la crittografia del bitcoin e fare in modo che una transazione possa avvenire - crea numerosi problemi a livello internazionale. Come la crisi dei microchip e delle schede grafiche: ormai praticamente introvabili su vasta scala. 

Il deep e il dark web

Le transazioni online costituiscono l'essenza del bitcoin e di tutte le criptovalute. Considerando che il deep web rappresenta oltre il 90% di internet, ben si comprende quanto questi due mondi vadano a braccetto. Nel deep web le transazioni avvengono praticamente soltanto tramite bitcoin e il motivo è ancora più chiaro se si pensa al dark web, ovvero la parte spesso più oscura e anche illegale del mondo online: le transazioni tramite bitcoin non sono tracciabili. Viene registrata dal sistema la transazione in sè, ovvero il passaggio di un certo numero di bitcoin da un account (che spesso può essere nascosto) a un altro ma non la motivazione. Si comprende facilmente come i bitcoin, che possono essere acquistati aprendo un portafoglio digitale e pagando in euro o in dollari, possano garantire impunità anche in caso di compravendita di droga, armi o prestazioni illegali di vario genere. La cui offerta nel dark web non manca di certo. 

I pro e i contro

Fra i pro dei bitcoin si possono annoverare sicuramente i bassi costi delle transazioni e la facilità e velocità con cui si possono fare. I contro, però, sembrano superare per il momento i vantaggi: l'inquinamento per lo "sminamento" dei bitcoin, il costo di corrente elettrica e strumentazioni per l'estrazione, la difficoltà a garantire l'affidabilità degli operatori e le imprevedibili fluttuazioni del mercato. Un esempio è proprio la vicenda di Elon Musk: con l'annuncio dell'accettazione dei bitcoin per gli acquisti in Tesla le quotazioni erano salite, ora con il suo dietrofront il mercato dei bitcoin ha subìto un brusco stop. Il mercato è quindi ancora troppo instabile per poter far propendere per una valutazione positiva.