Da gennaio partirà la "rivoluzione" dell'Assegno unico familiare. L'assegno e le detrazioni fiscali non saranno più in busta paga ma arriveranno dall'Inps e saranno destinati a tutti: non solo ai lavoratori dipendenti ma anche agli autonomi e alle Partite Iva.

Già nelle prossime ore la legge delega 46/2021, approvata all'unanimità dal Parlamento lo scorso marzo, potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri. Ci sono da limare alcuni dettagli (in particolare i meccanismi di ricezione delle domande ed erogazione degli assegni in tempi ragionevoli) ma il quadro generale appare definito. 

ASSEGNO UNICO FAMILIARE: LE CIFRE

A chi spetta

Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti. Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza. Dai 18 anni di età, inoltre, una somma ridotta rispetto all’assegno potrebbe essere accreditata direttamente al figlio se: è iscritto all’università; è un tirocinante; è iscritto a un corso professionale; svolge il servizio civile; svolge un lavoro a basso reddito. Il beneficio verrà attribuito a lavoratori dipendenti, autonomi o incapienti. Possono fare richiesta tutte le mamme dal settimo mese di gravidanza.Dai 18 anni di età, inoltre, una somma ridotta rispetto all’assegno potrebbe essere accreditata direttamente al figlio se è iscritto all’università, è un tirocinante, è iscritto a un corso professionale, svolge il servizio civile o un lavoro a basso reddito.

Assegno unico familiare: chi lo riceve

Le criticità

Si passerà da un regime in cui gli assegni familiari venivano erogati dal datore di lavoro direttamente in busta paga (dunque solo ai lavoratori dipendenti) a un meccanismo in cui i soldi verranno dati dall'Inps a tutti i nuclei familiari con figli sotto i 21 anni (circa 9 milioni) in base all'Isee. "Daremo tutto il tempo necessario - ha affermato Elena Bonetti, ministra per la Famiglia e le Pari opportunità al Sole 24 Ore - per presentare domanda, senza perdere gli arretrati. Accompagneremo la fase di transizione tra le vecchie misure e il nuovo assegno. È una misura storica che aumenta del 50% la spesa pubblica per la famiglia. Introduce uno strumento semplice che tiene conto dei carichi familiari e incentiva il lavoro femminile".

Le cifre

L'assegno unico arriverà previa domanda ad hoc da presentare a partire da gennaio all’Inps. Gli importi - riporta una stima effettuata da Il Sole 24 Ore - saranno modulati in base all’Isee: 175-180 euro a figlio sotto i 15mila euro di Isee (250 dal terzo figlio in poi), che scendono progressivamente fino a 40-50 euro a figlio oltre i 40mila euro di Isee. Dalle prime anticipazioni sul decreto attuativo, è confermato il superamento delle misure attualmente in vigore. Di conseguenza, l’altro lato della medaglia della riforma riguarderà le buste paga dei dipendenti, su cui i sostituti di imposta ogni mese applicano le detrazioni fiscali per i figli a carico, integrate con gli assegni al nucleo familiare (Anf), misure entrambe destinate ad essere sostituite dal nuovo assegno nel 2022. Basta fare un esempio per capire la portata del cambiamento: un genitore a tempo indeterminato con reddito superiore a quello del coniuge, due figli minori di cui uno con meno di tre anni (reddito da lavoro dipendente 22.750 euro, reddito familiare 40.700 euro), potrebbe trovarsi a fine gennaio una busta paga più leggera di circa 293 euro a causa dell’eliminazione di circa 143 euro di detrazioni al 100% per i due figli a carico e 75 euro di Anf, maggiorati di altrettanti 75 circa per effetto del decreto ponte 79/2021".

Soldi in ritardo?

Come detto oggi gli Assegni familiari vengono erogati direttamente in busta paga dal datore di lavoro che anticipa la somma che poi viene recuperata, dallo stesso datore di lavoro, attraverso l'Inps. L'Istituto nazionale di previdenza sociale ha infatti tempi più lunghi. Il timore è ora che, dovendo gli importi essere erogati direttamente dall'Inps a tutti i lavoratori e ai nuclei familiari che ne avranno diritto, che i tempi possano dilatarsi.

Le conseguenze in busta paga

Ciò potrebbe avere già delle conseguenze sulle buste paga dei primi mesi del 2022 per i lavoratori dipendenti. Potrebbero infatti trovarsi dei soldi in meno in attesa che le cifre vengano calcolate (in base all'Isee) ed erogate.

Le possibili soluzioni ponte

In base alle ultime simulazioni del ministero delle Finanze - riporta sempre Il Sole 24 Ore - , il passaggio alla nuova misura dovrebbe risultare penalizzante per un numero ridotto di famiglie rispetto agli aiuti attualmente percepiti: a rischiare di “perderci” sarebbero poco meno di 200mila nuclei, e in questi casi, comunque, è prevista l’applicazione di una maggiorazione compensativa parziale che, per un certo periodo, verrà aggiunta all’assegno allo scopo di rimborsare la differenza.