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2 apr 2022
Editoriale

Guerra e rincari, le due paure delle famiglie

sandro neri
Il direttore de Il Giorno, Sandro Neri
Il direttore de Il Giorno, Sandro Neri

I manager e gli imprenditori riuniti a Cernobbio per il Forum Ambrosetti promuovono a maggioranza la gestione della crisi in Ucraina condotta dall’Ue. Più precisamente, il 49,4 per cento dichiara che la sua fiducia nelle istituzioni europee è cresciuta alla luce di come il conflitto è stato gestito. Inoltre il 38,3 per cento chiede un esercito europeo che possa intervenire autonomamente e un altro 34 ritiene prioritario aumentare gli investimenti e razionalizzare le spese militari. Anche se, dalla stessa ribalta, Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, avverte che «la guerra rallenterà notevolmente il ritmo della ripresa e spingerà il tasso di inflazione più in alto».

Le immagini terrificanti della guerra, il continuo rinfocolarsi delle tensioni sembrano allontanare ancora una volta le prospettive di una pace. E all’angoscia legata ai lutti, ai bombardamenti e alla tragedia dei profughi si aggiungono le preoccupazioni per le ricadute, sempre più pesanti, del conflitto nel resto dell’Europa e, in Italia in particolare, per il combinato disposto degli effetti legati alla guerra in corso e della crisi energetica. L’aumento esponenziale dei prezzi, il caro carburante e quello delle bollette stanno peggiorando la situazione economica di molte famiglie italiane.

La Cgia di Mestre segnalava ieri che molti artigiani, piccoli commercianti e partite Iva stanno pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi sei mesi dalle bollette di luce e gas. Ed è in crescita anche l’indebitamento. Le famiglie più «in rosso», secondo l’Ufficio studi della Cgia, sono in provincia di Milano - con un debito medio di 33.523 euro - seguite da quelle di Monza-Brianza, con 31.547 euro. Per il tessuto economico e produttivo nel nostro Paese l’emergenza ha un solo nome: gas. Sull’aumento delle materie prime, infatti, inciderà soprattutto l’evoluzione della situazione in Ucraina. Diverso il tema dei rincari dell’energia. Che non significano soltanto bollette più care. L’aumento del prezzo del gas (a febbraio +33 per cento rispetto allo stesso mese di un anno prima) genera, a effetto domino, rincari su moltissimi prodotti.

In mancanza di un accordo europeo - un incontro decisivo è fissato per metà maggio - su un prezzo massimo del gas diventerà inevitabile uno scostamento di bilancio - almeno 40 se non 50 miliardi di euro - per garantire a famiglie e imprese la possibilità di pagare il gas a costi ragionevoli. In discussione anche la marcia a tappe forzate per la transizione ecologica. La situazione impone una revisione delle tempistiche, come hanno sottolineato i vertici di Confindustria Lombardia in missione a Bruxelles.

 

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