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23 gen 2022
Editoriale

Cara Milano

mauro cerri

Non è una sorpresa che il capoluogo lombardo sia la città dove la vita costa di più. E l'ultimo report di Codacons lo conferma, entrando in dettagli che potrebbero innervosire i milanesi. Perché sarà anche vero la Madonnina svetta pure nella classifica sulla qualità della vita ma i criteri per determinare quest'ultima appaiono molto più volatili e opinabili dei prezzi al dettaglio. Riempiamo lo stesso carrello della spesa a Milano e Napoli con svariate qualità di carne, pesce, verdura e pane: nel primo caso si sfiorano i 100 euro, nel secondo nemmeno 68. Per mangiare, sintetizza Codacons, si arriva a spendere il doppio. Ma ci si può parzialmente consolare con la proverbiale efficienza lombarda che ribalta il risultato sul fronte delle tariffe per i servizi. A Napoli la tassa sui rifiuti, per esempio, è la più alta d'Italia. Curiosi i confronti sulla tazzina di caffè al bar: Trento è la più cara con 1,24 euro, a Catanzaro costa solo 80 cent.  A Milano il conto per un'otturazione dal dentista è salato, 127 euro di media, ma mai quanto ad Aosta (170 euro). Parrucchiere, gommista e ginecologo? Difficile sborsare più che a Milano. Davanti a questi numeri, la Lega delle origini (e non solo) reclamava il ritorno alle gabbie salariali - salari parametrati al costo locale della vita -  ma sono cambiati i tempi e soprattutto gli orizzonti geopolitici del Carroccio. La verità, arcinota, è che in Italia gli stipendi sono molto più bassi rispetto a quelli delle altre potenze europee dove il costo della vita non è sempre superiore, anzi. Colpa del debito pubblico, tanto vale arrendersi dunque. Sarebbe infine interessante inserire nel paniere dei beni anche mascherine e tamponi per verificare, al netto dei presunti prezzi calmierati, dove il Covid costa di più.

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mauro cerri