Una studentessa segue da casa una lezione
Una studentessa segue da casa una lezione

Milano, 27 ottobre 2020 - Per oltre 400mila studenti già ieri è scattato il “DadDay“: la didattica a distanza non è più un ricordo primaverile ma - oltre a essere già realtà per le classi in quarantena e laddove mancavano gli spazi - è risbarcata in 747 scuole statali superiori lombarde, 356 istituti paritari e nei centri di formazione professionale. Studenti online al 75 o al 100 per cento? Questo il problema dei presidi, che chiedono qualche margine di manovra in più, facendo leva sull’autonomia e intrecciando l’ultimo Dpcm con l’ordinanza regionale più restrittiva, ma che apre due spiragli: presenza possibile in caso di attività laboratoriali e qualora sia più indicato per gli studenti con disabilità o con bisogni educativi speciali. Alle scuole che non erano ancora attrezzate a sufficienza è stato concesso qualche giorno in più per adeguarsi alle ultime normative.

Tra istituti pubblici e privati gli ultimi provvedimenti ministeriali e regionali riguardano 426.225 studenti, fra loro 51.346 alunni con disabilità ai quali si aggiungono gli alunni con bisogni educativi speciali: il sostegno - in presenza o meno - è da ridisegnare, analizzando caso per caso. "Perché imporre a tutti loro la presenza in alcuni casi potrebbe essere discriminatorio – spiegano i presidi –, ci sono strumenti a distanza che possono essere utili. Ma al contempo ci sono tanti ragazzi per i quali la presenza è fondamentale. E va garantita".
A Milano la maggior parte delle superiori, in attesa di chiarimenti, ha fermato le bocce e iniziato la settimana in distanza al 100%, pronta a rimodulare gli orari dalla prossima. Hanno fatto eccezione i professionali: ieri ultimo giorno della settimana in classe all’istituto Settembrini, che in queste settimane non aveva fatto ricordo alla “Dad”; gli alberghieri confermano i laboratori sala e cucina e spostano online le materie teoriche, il coreutico Tito Livio ha sospeso le danze fino a mercoledì ma conta - una volta chiarite le percentuali - di riaprire le porte ai ballerini.

Ha giocato d’anticipo anche rispetto ai provvedimenti regionali e ministeriali il Capac, Politecnico del Commercio e del Turismo. "Immaginando che la situazione sarebbe peggiorata e sulla base del monitoraggio costante nelle nostre aule, con le prime avvisaglie e nel giro di una settimana, già da lunedì scorso abbiamo progressivamente spostato le lezioni teoriche dall’aula fisica a quella virtuale, garantendo in presenza solo le attività laboratoriali –spiega il presidente Simonpaolo Buongiardino –. I ragazzi erano già pronti, anche se hanno iniziato l’anno fisicamente in presenza per 5 o 6 ore al giorno e adesso vengono solo per sei ore alla settimana per i laboratori di cucina, pasticceria, panificazione e meccanica, in base al profilo didattico". Tirocini in corso nelle aziende, degli 800 studenti ogni giorno raggiungono il Capac solo una ottantina.

Chiedono di poter applicare il Dpcm e non l’ordinanza regionale - confermando il 25% delle lezioni in presenza - le province oggi meno colpite dai contagi e che non devono fare i conti con il nodo trasporti. Ieri l’ultima riunione fiume fra i dirigenti scolastici di ciascun ambito, i provveditori e la direttrice generale dell’ufficio scolastico Augusta Celada. Che oggi incontrerà nuovamente il governatore Attilio Fontana. "Stiamo andando al 75% di didattica a distanza, fermo restando che dobbiamo capire se l’ordinanza della Lombardia è confermata – spiega il provveditore di Cremona Fabio Molinari –. Se l’ordinanza è in vigore si andrà tutti al 100% dal 2 o 3 novembre a seconda del rientro dopo il ponte dei morti". Perché non tutte le scuole in Lombardia sono pronte e ci sono "situazioni più complesse negli istituti tecnici e professionali con laboratori e una percentuale più alta di studenti fragili".