Fioravante Cozzaglio
Fioravante Cozzaglio

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Dare le dimissioni. Concetto (quasi) sconosciuto in Italia. Anche a teatro. Dove i palcoscenici diventan spesso lunghe monarchie. L’annuncio di Fioravante Cozzaglio ha dunque lasciato tutti un po’ sorpresi: addio al Carcano, la gestione passa a Carlo Gavaudan, presidente di Mismaonda, che presto indicherà la nuova direzione artistica del centro di produzione milanese. Un avvicendamento che arriva dopo sette stagioni in cui il teatro in Porta Romana è stato svecchiato e rilanciato sotto la guida di Cozzaglio e Sergio Fantoni, scomparso lo scorso anno. Trovando un solido posizionamento nel panorama cittadino. Non era facile.
Fioravante, perché le dimissioni?
"Non c’è motivo di stupirsi, davvero. È un passaggio che ho preparato da tempo, fin da quando tre anni fa ho voluto inserire come nuovo socio Mismaonda, per garantire in prospettiva continuità con il lavoro svolto. Sentivo il dovere di evitare che succedesse di nuovo il trauma vissuto nel 2014, con litigi e amicizie rotte".
È stata quindi una sua scelta?


"Sì, assolutamente. Senza stanchezza, senza per fortuna ragioni mediche, senza altro motivo se non il desiderio che il Carcano prosegua il suo corso con forza e continuità. Inoltre si parla tanto di rinnovamento, anche se poi alla direzione degli Stabili ci trovi gli ottantenni. Io di anni ne ho 72 e non credo sia il caso di attaccarmi alla poltrona. I soci avevano qualche dubbio, poi si sono convinti. Sergio invece avrebbe sicuramente avuto ancora delle rimostranze. Per lui il teatro era da vivere fino all’ultimo sul palco. Ma per noi che gestiamo è un po’ diverso".
Quanto hanno influito la pandemia e la morte di Fantoni?

"La mia decisione non ha alcun legame con la morte di Sergio e non c’è nessuna di quelle ragioni consuete che portano alla fine di una storia. La chiusura al limite mi ha spinto a un tempo di riflessione, nient’altro".
Ora che succederà?
"Presto verrà comunicato il nuovo direttore artistico che mi auguro riesca a portare la propria identità teatrale partendo da quello che già c’è di buono al Carcano. Io concluderò nei prossimi mesi il passaggio di consegne, per poi andarmene. I cambiamenti sono positivi, vanno gestiti, a volte creati".
Tempo allora di bilanci.
"Sono stati gli anni più felici della mia vita professionale. Ho scoperto tardi il valore della stanzialità, quanto il rapporto con il territorio sia creativo, quanto l’arte si leghi alla solidarietà sociale. Dopo un inizio faticosissimo e sanguinoso, la città ci ha accolto. A Milano c’è una sana competizione fra i teatri: ci si guarda, ci si stimola, si ruba qualche idea. È un bel settore".
Qualcosa che non è riuscito a fare?
"Avrei proseguito nel ringiovanimento del corpo artistico e quindi del pubblico. Lavorare ad esempio con Leonardo Lidi e Tindaro Granata è stata la possibilità di avvicinare nuovi mondi. “Lo zoo di vetro” è uno spettacolo molto importante, di cui sono grato. C’è in giro una bellissima gioventù teatrale".
Progetti per il futuro?
"Tornerò agli studi. E poi ho delle piccole velleità artistiche legate alla scultura…".