Il cantautore  Renato Zero
Il cantautore Renato Zero

Assago (Milano), 6 gennaio 2017 -  Leoni si nasce. E anche se oggi ai “quattrocento grammi di fondotinta per nascondere la timidezza” e ai “due etti di paillettes per far brillare i sogni”, Renato Zero preferisce la tinta corvina di sessantaseienne ben consapevole che la vecchiaia assilla solo chi non ha sempre nuovi sogni da afferrare, la formula con cui si ripresenta ad Assago è la stessa di sempre. E di grande successo, a giudicare dai quattro show che vedranno l’ex soggetto smarrito in scena fino a martedì prossimo col ticchettio interiore dei “sogni ad orologeria” innescati per far deflagrare il popolo del Forum nel segno delle sempiterne 'Spiagge', 'Sesso o esse', 'Galeotto fu il canotto' o 'Amico'.

"Uno come me, venuto al mondo con l’anemia emolitica e salvato da una trasfusione completa, la paura di vivere se la porta nel dna» ammette Zero. «Ma questo nascere due volte, questo rimanere al mondo a tutti i costi, mi ha insegnato la forza dell’amore fin dalle prime ore di vita".

La voglia di sorprendere, no. Quella è arrivata grazie all’amicizia "con Federico Fellini e con il suo aiuto regista Maurizio Mein" ricorda. "Mi permettevano di frequentare Cinecittà, di assistere alle riprese, di rubargli qualcosa ad ogni ciak. La caratteristica di Fellini era quella di rendere lo Studio 5 una sorprendente macchina del tempo e di usare gli attori come un pittore utilizza i suoi colori». Con lui Renato ha lavorato nel “Satyricon”, in 'Roma' e nel 'Casanova'. "È stato proprio sul set di ‘Satyricon’ che Rino Carboni, il truccatore prediletto da Federico, mi ha trasformato per la prima volta in un altro mettendomi sul viso dei lineamenti di lattice; Zero è nato anche da quella maschera".

Niente make-up, però, sul palco di questo 'Alt in Tour' come tra i solchi del recente live box 'Arenà - Renato Zero si racconta', realizzato a Verona lo scorso giugno, il cui plusvalore poggia su quella vicinanza con i fans (o 'sorcini fuori tempo massimo', se si preferisce) di cui i grandi spazi all’aperto sono necessariamente sprovvisti.

"Anime grandi come Vinicius de Moraes o Ray Charles ci hanno insegnato che se in questo mestiere ti dici convinto d’aver dato tutto o sei un bugiardo o sei uno scansafatiche" assicura il Voyeur. "Non puoi mai sederti su quel che hai fatto, perché l’andare in scena ti costringe ogni volta a prendere il metro per misurarti statura; a verificare quanto sei alto e quanta classe porti ancora in valigia. E questo a prescindere dal dono, dall’enorme privilegio, di avere un pubblico che non t’ha mai abbandonato e ha scelto di crescere assieme a te".

Più che le vendite dell’ultimo album 'Alt!', fermo al disco di platino ormai da mesi, il polso del Renato di oggi lo dà la reazione della gente a questi concerti, in cui lui si presenta accompagnato, come in riva all’Adige, dall’Orchestra Filarmonica della Franciacorta diretta dal maestro Renato Serio e dai Neri Per Caso. In scena pure Sal Da Vinci, con cui il cantante romano ha appena collaborato alla realizzazione di sette canzoni.

"I tempi passano, ma la mia Zerofollia rimane" giura. "Coi terremoti che fanno scempio delle nostre terre, i migranti che sbarcano, i cinesi che ci conquistano, personaggi minimi come quel Trump che arrivano, non me la sento di fare concerti in smoking. Sarò un Renato più semplice, più diretto, più concentrato del passato sulle canzoni. Fosse per me andrei avanti tutta la notte, invitando la gente del Forum ad organizzarsi con delle brande… Nessuna paura, pero, lo show sarà di tre ore come al solito"..