Filippo Neviani, noto a tutti con il nome d’arte Nek
Filippo Neviani, noto a tutti con il nome d’arte Nek

Milano, 18 novembre 2015 - «La vita è sacra, non si tocca. E non esiste bestemmia più grande di quella che dice: ti uccido in nome di Dio». Nek non abbassa lo sguardo in questi giorni di odio, anche se immerso in uno spettacolo tutto muscoli ed energia come quello che porta domani agli Arcimboldi. Per uno come lui non deve essere facile imbracciare la chitarra ogni sera col fermo immagine in testa dei lutti e del dolore. Ma questo è il ruolo che gli consegna una vita passata in hit-parade e Filippo, che è un combattente, non ci pensa due volte a versare una stilla di sudore in più per far ballare la sua gente, per regalarle quel po’ di serenità di cui ha bisogno. “Lettera a mia figlia sull’amore” si intitola, d’altronde, il suo debutto letterario; un prontuario sentimentale per la figlia Beatrice scritto con lo sguardo puntato nella nebbia di questi nostri tempi confusi, convinto che alla fine il riscatto arriverà ancora una volta dall’anima.

Come per Dalla anche per lui il dolore ci salverà rendendoci migliori, basta prestare attenzione durante lo show al testo di una “Credere amare resistere” scagliata contro l’indifferenza delle coscienze («Il brano me l’ha ispirato l’attività dell’associazione Voa Voa, nata per supportare, difendere e sostenere le famiglie che soffrono a causa di malattie neurodegenerative dell’infanzia») o a quella “Contromano” trasforma dalla citazione di “The power of love” dei Frankie Goes to Hollywood quasi in una preghiera laica.

«Dopo aver superato l’edema alle corde vocali che mi aveva costretto a terminare anzitempo la vita del disco precedente, ho cercato di recuperare in fretta spirito ed energie per tuffarmi in un nuovo progetto» spiega Nek-Filippo (Neviani, classe ’72). «Il nuovo album ‘Prima di parlare’ è nato così, dalla voglia di rimettermi in gioco; e i concerti sono il naturale completamento di questo percorso. Il mio è un pop-rock a pronta presa dai tempi mezzo-veloci, ma quando imbraccio la chitarra acustica come nel caso di ‘Contromano’ provo a recuperare una parte importante di me; quella innamorata e sognante che lascia briglia sciolta ai sentimenti». Mentre perfino Franco Battiato recupera nella sua ultima antologia quella “Se telefonando” riveduta e corretta dal rocker sassuolese a Sanremo come fosse una sua hit, lui si gode finalmente soddisfazioni incubate per mesi. E lo fa con una mega-produzione teatrale che non sfigurerebbe nei palasport, tutta giocata su un elaborato sistema di schermi ad alta e a bassa definizione capaci di interagire con le canzoni dello show citando Piet Mondrian e Roy Lichtenstein.

Tutto nei modi e nei tempi di uno spettacolo impreziosito dalle chitarre di Chicco Gussoni ed Emiliano Fantuzzi, oltre che dal recupero di brani tralasciati per qualche tempo come “In te” o “Angeli nel ghetto”, riuniti, assieme a “Cuori in tempesta” in una delle medley approntate per soddisfare anche l’ultimo dei fans. «Sono andato all’Ariston con le idee chiare ma non mi sarei mai immaginato un responso così immediato da parte del pubblico. È bastata infatti la prima esibizione perché ‘Fatti avanti amore’ non diventasse più solo mia, ma di tutti» conclude Nek. «Nei teatri arriva ora il momento della verità e mi piace, ogni sera, star lì a guardare le reazioni della gente».

Domani alle 21 al Teatro degli Arcimboldi, viale dell’Innovazione 20.