Un'intensa espressione di Motta, cantautore toscano atteso al Carroponte
Un'intensa espressione di Motta, cantautore toscano atteso al Carroponte

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Milano -  La pandemia ha cambiato il mondo. Così, pure fra le canzoni che Motta aveva nel cassetto ce ne sono alcune che hanno retto l’impatto ed altre no. Le più "tenaci" il cantautore pisano trapiantato a Roma le ha raccolte in "Semplice", l’album che, dopo il blitz a Mantova di domenica scorsa, presenta questa sera sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni e il 21 agosto su quello del festival di Radio Onda d’Urto a Brescia.
«Anche se il vero discrimine tra quelle entrate e quelle rimaste fuori l’ha fatto il capire se si portassero dentro un fuoco capace di emozionarmi oppure no" spiega l’autore de "La fine dei vent’anni" e "Vivere o morire", album che gli sono valsi entrambi il Premio Tenco. "Ho l’ambizione di cantare le mie canzoni per sempre, quindi voglio essere totalmente convinto di quelle che rendo pubbliche".
Qual è la carta vincente di questa sua rentrée sulle scene?
"Uno spettacolo pieno di musica. Può sembrare un’ovvietà, ma non è così se si pensa che io prima ho iniziato a fare concerti e solo in un secondo momento a scrivere canzoni. Venendo da là, dal palco, dalle cover dei Violent Femmes, ho sempre concepito i miei brani pensando quel che sarebbe successo poi in scena".
In questi due anni chi o cosa ha deviato il suo percorso?
"A gennaio del 2020 ho visto a Broadway una replica di American Utopia, pazzesco concerto di David Byrne in cui suonavano sia il percussionista Mauro Refosco che il bassista Bobby Wooten assieme a cui avrei dovuto registrare il mio nuovo album. E l’esperienza di quello show mi ha segnato, così come m’ha segnato ultimamente comporre la colonna sonora de “La terra dei figli“ di Claudio Cupellini, ispirato all’omonimo libro a fumetti di Gipi".
È appena uscita.
"Già, non ho solo voglia di stare davanti ai riflettori, mi piace pure rimanere defilato dedicandomi alla produzione o, appunto, alla composizione di musica da film. Sono al lavoro su altre musiche per il grande schermo".
Tornando a Byrne, ha rubato qualche idea al suo spettacolo?
"Sì, quella di togliere il superfluo a ciò che faccio per ridurre tutto ad essenza. Il che sulla scena, grazie alla fortuna di avere una band senza orpelli, ha finito col renderci tutti disciplinatamente rock’n’roll".