Libri a confronto di Antonio Calabrò
Libri a confronto di Antonio Calabrò

Milano, 30 maggio 2015 - “È lo spropopsito di chi non ha mai avuto altro che pace… Nelle nostre serate tristi, in coda a vite grigio perla… noi che non abbiamo nessuna vittima da rimpiangere e nessuna esperienza della guerra, noi concepiamo lo sproposito che quello – quello delle persecuzioni, delle ribellioni, dei milioni di morti e della lotta contro un nemico mortale – avrebbe potuto essere il tempo migliore della nostra vita”. Sta in questa frase, proprio nelle ultime pagine, il senso del libro che Antonio Scurati dedica all’incrocio di alcune storie: la vita d’un uomo noto, Leone Ginzburg, intellettuale severo e geniale (fu colonna dell’appena nata casa editrice Einaudi, negli anni Trenta) e morto, da perseguitato come leader della Resistenza e come ebreo, nelle carceri nazi-fasciste di Roma; e le vicende dei suoi antenati, gli Scurati e i Recalcati , operai e contadini lombardi e i Guarino e i Ferrieri napoletani, gente di commerci e di teatro. Il libro, pubblicato da Bompiani, ha per titolo, appunto, “Il tempo migliore della nostra vita”. E ha la forza d’una scrittura che sa fare vivere in pagina la storia grande e le storie quotidiane. Quella di Leone, appunto, uomo di lettere e di politica, professore che rinuncia a una brillante carriera universitaria per non giurare fedeltà al fascismo (furono in pochissimi, a dire di no…) e dunque patisce emarginazione, confino, galera. C’è sapore di “lessico famigliare” (per riprendere il titolo d’un grande romanzo di Natalia Ginzburg, che di Leone fu moglie amatissima). Di dignità intellettuale e popolare, tra Milano e Napoli. Di un gran bisogno di ricostruire e rivendicare memoria. Proprio quel che serve per sfuggire alla condanna a scipite “vite grigio perla”.

Il gioco della memoria anima anche le numerose pagine di “Eretici” di Leonardo Padura, Bompiani. Cuba tra i primi del Novecento e i giorni nostri. Un ritratto di Rembrandt che dalla fine del 1600 passa di mano in mano tra i membri della famiglia Kaminsky, da Cracovia ai Tropici, scompare misteriosamente e poi riappare in un’asta a Londra. Una nave carica di ebrei in fuga dalle persecuzioni naziste che nel 1939 non viene fatta approdare all’Avana e torna indietro, verso la morte dei lager. Un’indagine affidata dall’ultimo dei Kaminsky, Elias, a Mario Conde (un ex tenente di polizia, già protagonista di bellissimi romanzi di Padura), che riscopre il suo vecchio mestiere d’investigatore come parentesi al precario commercio di libri usati… Torbide passioni. E l’ombra cupa d’una stagione di razzismo e di delitti. C’è una ragione plausibile, nelle controverse vicende della Storia? La si può cercare ne “La lettera a Hitler” di Gabriele Nissim, Mondadori, ricostruzione delle battaglie di Armin T. Wegner, “combattente solitario contro i genocidi del Novecento”, quello degli armeni e poi quello degli ebrei: il lavoro intellettuale come strumento di denuncia e ricordo, la cultura come simbolo, anche in tempi durissimi, di affermazione di civiltà. Sono temi che ricorrono anche ne “La casa dell’esilio” di Evelyn Juers, Bompiani: “la vita e il tempo di Heinrich Mann e di Nelly Kröger Mann”, il fratello e la cognata di Thomas Mann, in fuga dalla Germania del nazismo e in cerca, nell’esilio in Francia e poi negli Usa, di nuovi equilibri. Letteratura e politica, vite difficili e luminose intelligenze (si incontrano ricordi di Bertolt Brecht, Alfred Döblin, Joseph Roth, Franz Kafka, James Joyce, Virginia Woolf). Storia e biografie, in forma di romanzo. Scrivere non risolve la vita. Ma permette di capire e rimemorare.