Brescia, 11 luglio 201 - I Franz Ferdinand ripartono dai Franz Ferdinand. Al di là del titolo “Always ascending”, sempre in crescendo, la perdita del chitarrista Nick McCarthy è stata un colpo durissimo per l’ultimo album della band scozzese. Tant’è che Alex Kapranos e compagni hanno deciso di non sostituirlo, ma di affidarsi, piuttosto, a due strumentisti di provata esperienza quali il tastierista Julian Corrie e il chitarrista Dino Bardot con cui approdano questa sera all’Anfiteatro del Vittoriale, a Gardone, per proseguire la strada del dopo-FFS, il tour in condominio con gli Sparks piovuto pure in Italia nel 2015. Se, infatti, la scorsa estate questa nuova line-up s’era limitata ad un paio di show d’assestamento in quel di Empoli e di Lignano, quello di Gardone è la terza (e ultima) tappa subalpina - dopo Bologna in primavera e Roma ieri sera - del tour varato sulla scia di “Always ascending”, dato alle stampe col placet del produttore francese Philippe Zdar del duo elettrico Cassius. Prova ne sia che, dei 18 pezzi in repertorio, ben 7 arrivano da lì. La scelta di Zdar la dice lunga sulle ambizioni dance dei FF di oggi. «Siamo sempre gli stessi e il sound non cambia, ma stavolta ci siamo spinti oltre la voglia di ballare» ammette Kapranos. 

«Abbiamo voluto immaginare il futuro. Il nostro futuro. Quello di una rockband smaniosa di ripartire dopo uno strappo importante, positivi, ottimisti, con tanta voglia di suonare e di andare avanti». Una rifondazione vera e propria. «Non siamo una gruppo da stadio ma nei palazzi dello sport o nei teatri all’aperto ci troviamo completamente a mostro agio; per suonare negli stadi devi avere un’attitudine che non credo di aver mai coltivato più di tanto». 
Nicholas McCarthy ha lasciato la sua famiglia musicale per dare la priorità a quella anagrafica a cominciare dalla moglie Manuela Gernedel e prole. «Noi, però, siamo determinatissimi ad andare avanti più convinti che mai», giura il leader. «Credo che negli anni Cinquanta e Sessanta per un musicista ventiduenne fosse molto più difficile di oggi suonare nella stessa band in cui militava quando ne aveva diciotto», dice. «Il mondo della musica è cambiato. E scoprire che un artista come Bowie è riuscito a fare un disco incredibile quale ‘Black star’ poco prima del suo settantesimo compleanno, ad un passo dalla fine, è evidente che la creatività non ha una scadenza e la si può alimentare per tutta la vita».