Fedez
Fedez

Bergamo, 9 febbraio 2019 - Fedez “riattacca l’ombra a terra” sulla pista di Orio. Lui che dorme poco sui voli Lufthansa, come diceva nella proposta di matrimonio-rap sciorinata a Chiara Ferragni sotto la luna dell’Arena di Verona, presenta oggi alle 17 il nuovo album “Paranoia Airlines” ad Oriocenter nell’attesa di riprendere la strada con quel tour da palasport che il 23 marzo lo porta al PalaGeorge di Montichiari e l’8 aprile lo deposita tra le gradinate esaurite già da settimane del Forum. «Stiamo cercando di pianificare una replica ad Assago, ma in quel periodo non è facile trovare date compatibili tra i diversi calendari», dice Fedez, al secolo Federico Lucia, che ha girato il video del duetto con Zara Larsson di “Holding out for you” al Casinò Liberty di San Pellegrino. «La paranoia è l’esasperare una paura e una condizione autolimitante che nella realtà probabilmente non c’è, ma tu avverti fortissima nella tua testa».

Prima nei dischi parlava del mondo attorno a lei, ora di quello che si porta dentro. Un bel cambio di prospettiva.

«Tutto va ricondotto all’epoca in cui nasce. Quando ho inciso “Penisola che non c’è”, il mio primo disco connotato da un forte senso civico, venivamo dal periodo dei governi berlusconiano, “Pop hoolista” è nato in quello dei governi tecnici. Ora, con figlio e famiglia, sono cambiato. Difficilmente, d’altronde, riesco a ripetermi. Anche perché la routine mi ammazza. Così ho scelto di fare un lavoro d’introspezione e di sperimentazione. Fatto per un’urgenza mia, senza pensare troppo alle aspettative del mercato discografico».

Lei che in passato ha avuto scontri all’arma bianca con Salvini, sostiene ancora i 5 Stelle?

«Sinceramente, penso che in questo momento non sia Salvini il problema. Penso che stia facendo esattamente quello per cui è stato votato e che si sia, addirittura, edulcorato molto nei toni e nelle azioni. A queste elezioni non ho votato, perché ero in Usa, ma sono contento che ci sia un governo legittimo, scelto dagli italiani. Un parlamento legittimato. Ora voglio vedere quel che faranno. Per la prima volta è stato abbattuto un sistema clientelare».

In “Tvtb”, un pezzo del disco, c’è la Dark Polo Gang. E i toni si fanno pesanti.

«So già che quel pezzo sarà tacciato di misoginia e sessismo. Però se chiami artisti che incarnano un certo tipo di mondo in un paese dove il contesto vale più del concetto, come l’Italia, è fatale. Se la Dark Polo dice certe cose in un suo disco, nessuno se ne cura, se lo fa nel mio, apriti cielo. A questa retorica rispondo con altrettanta retorica furbetta dicendo che se loro esasperano il concetto di misoginia al punto da renderlo macchiettistico e si capisce immediatamente che la cosa non è seria. Se poi prendiamo il brano di riferimento di questa cosa qua, “I love it” di Lil Pump e Kanye West, scopriamo che dice le stesse cose… e anche di peggio”.

Essere considerato all’estero “the husband of Mrs Ferragni” è un peso?

«No, perché non ho aspirazioni internazionali. Non sono il toyboy di mia moglie. Ognuno di noi ha portato a casa tantissimi traguardi. In America ai Kardashan viene riconosciuto il merito di aver costruito un impero dal niente. Da noi o non è vera o c’è il trucco».

Dopo aver bruciato tanti traguardi, come si vede proiettato fra dieci anni?

«Partendo da questo disco, portato a fare solo ciò che l’urgenza del momento mi detta, senza star lì a pensare che è troppo cupo per il mercato o che non c’è il singolo adatto. La grande libertà di non dovermi preoccupare più di tanto della competizione, della gara a chi la fa più lontano, mi sembra un grande traguardo».

È ancora fan di Maurizio Crozza?

«Ha smesso di fare la gag su mio figlio Leone perché non faceva ridere. L’unico messaggio gliel’ho mandato per correggere la storia che io e Chiara avremmo usato nostro figlio per reclamizzare prodotti. Non è così».

Un errore che non rifarebbe?

«Mi verrebbe da dire la festa di compleanno al supermarket, ma non l’avevo organizzata io».

Ne dica, quindi, un altro.

«Pensare ossessivamente al futuro senza riuscire a godermi il presente».