Ailyn Perez
Ailyn Perez

Milano, 1 luglio 2017 - Bentornata Aylin. I questi giorni il soprano statunitense sarà Mimi, ne «La bohème» di Giacomo Puccini, al Teatro alla Scala, nella storica regia di Franco Zeffirelli. Amatissima dal pubblico del Piermarini, Ailyn Perez torna nella sua Milano dopo aver interpretato a marzo Violetta ne «La Traviata» e, precedentemente Amelia in «Simon Boccanegra» di Giuseppe Verdi. "La Scala? - racconta- Ormai è diventata una cara amica a cui posso confido le mie emozioni. Qui ritrovo amici, colleghi con cui ho già lavorato, tutto questo da un senso di continuità alla mia vita artistica".

Cosa crede di aver ricevuto maggiormente dalla Scala?

"La libertà, in nessun altro teatro al mondo ho trovato la capacità scaligera di entrare nei dettagli, di analizzare la musica, il gesto più insignificante qui diventa rivelazione del carattere del personaggio. In scena senti l’abbraccio dell’orchestra, non sei mai sola. Le esperienze milanesi mi hanno cresciuta, la grande competenza rende liberi. Ritorna al ruolo di Mimi. Dopo essere stata Violetta e Manon Lescaut, un’altra donna malata e tragica. Mimi è più fragile di Traviata, è sincera e onesta. La sua vita non è turbolenta, cuce fiori di stoffa, è consapevole della sua malattia ma ogni giorno aspetta il sorgere del sole. Non ha nessuna speranza eppure trasforma la vita in poesia. Credo nella forza dei nomi, lei è Lucia, luce per tutti quelli che l’incontrano: Rodolfo, Musetta, Schaunard. E poi anche Aylin significa luce, così mi hanno sempre detto i miei genitori".

Affinità con la protagonista?

"Ha fiducia nella vita e nell’amore, non sente rancore. La sua morte è dolcissima, l’unico desiderio che manifesta è un manicotto e si addormenta vicino all’uomo che ama. La musica annuncia la sua morte ma lei è serena, vuole proteggere Rodolfo, sa che gli uomini non sanno vivere i sentimenti. I protagonisti sono giovani, artisti, sognatori, hanno talento ma non riescono nemmeno a mettere insieme i soldi per la cena. Come puoi non identificarti in loro?" 

Meglio i ruoli pucciniani o quelli scritti da Verdi?

"Puccini ha scritto ruoli meravigliosi per voci da soprano. “Vissi d’arte” oppure “Un bel di vedremo” sono arie sono conosciute da tutti. Verdi è più trasparente e forse, più difficile e drammatico".

Cosa fa quando è a Milano?

"Di tutto, cammino. In questi anni ho comprato alcuni vestiti da cui non mi separerò mai, sono splendidi come fossero stati pensati solo per me. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che luccica, occhiali, scarpe. Vorrei conoscere alcune discoteche in cui si balla la salsa. E poi mi piacciono i luoghi storici: il Castello, il Duomo, vorrei rivedere la pinacoteca di Brera".