Controlli anti-Covid in un aeroporto
Controlli anti-Covid in un aeroporto

Milano - La variante Delta fa correre i contagi in tutta Europa e anche in Italia, ma finora non le morti e le ospedalizzazioni (qui il bollettino di ieri 16 luglio in Italia). E a seconda dei Governi, l'approccio a questa fase dell'epidemia - con le vaccinazioni che vanno avanti e il Green pass operativo da poco in vista di un auspicato aumento dei viaggi per turismo - prende direzioni più o meno aperturiste. In Gran Bretagna, per esempio, nonostante l'impennata di nuovi casi (oltre 50mila in 24 ore, per la prima volta in 6 mesi) da lunedì verranno tolte tutte le rimanenti restrizioni sulla distanza sociale e le mascherine nella maggior parte degli ambienti al chiuso. In Francia si prevede l'obbligo di certificazione verde anche per i mezzi pubblici e i locali. In Italia si inizia a ragionare su cambi di colore delle regioni, specie da quando i numeri di alcune stanno aumentando sensibilimente. 

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Le regioni a rischio zona gialla: quali sono e con quali numeri

Attualmente tutta l'Italia si trova in zona bianca, cioè in assenza di restrizioni e con anche l'abolizione dell'obbligo di mascherina all'aperto. La regione con il rischio maggiore di entrare in zona gialla è la Sardegna (0,32 su una scala da 0 a 1), seguita da Sicilia (0,31) e Veneto (0,24); al contrario la regione con il rischio inferiore di entrare in zona gialla è la Valle d'Aosta (0,04), seguita da Basilicata, provincia di Trento e Puglia a 0,08. Il rischio medio nazionale di divenire gialli è attualmente pari a 0,18. A dirlo l'ultimo Instant Report Covid-19 dell'Alta Scuola di Economia e Management dei sistemi sanitari dell'Università Cattolica. 

Ma quali sono i criteri per il passaggio in zona gialla? Quello dell'incidenza settimanale mette come limite da non superare i 50 nuovi casi su 100mila abitanti. Ma la legge 87 del 17 giugno, conversione del decreto riaperture di aprile,  prevede anche che può restare zona bianca anche una zona che superi i 50 casi ogni 100mila abitanti, basta che abbia un tasso di occupazione delle terapie intensiva inferiore al 20% e dei reparti ordinari del 30%. C'è però la variabile della variante Delta che ha sparigliato le carte e che potrebbe convincere l'esecutivo a virare su una linea più dura. 

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Il no dei governatori a nuove restrizioni

Con la stagione vacanziera appena iniziata, i governatori delle regioni, specie di quelle più turistiche, stanno mettendo le barricate all'ipotesi che si possa tornare in zona gialla sulla base del criterio dell'incidenza dei contagi spece davanti a una variante come la Delta ad alto tasso di contagiosità (dal 40 al 60% in più rispetto alla variante Alpha). Dalla Sicilia il presidente della regione Nello Musumeci spiega: "Il rischio di zona gialla esiste se da Roma continuano a contare i contagiati e non i i ricoverati dagli ospedali. Noi in Sicilia, purtroppo, abbiamo un congruo numero di contagiati per la disattenzione di molti ma negli ospedali non c'è alcuna pressione. Ci sono ventuno ricoverati in terapia intensiva e centotrenta nel reparto ordinario. Per noi è importante, ai fini del colore, valutare il numero dei pazienti ospedalizzati e non quello dei contagiati, molti dei quali asintomatici".

Da sud a nord, anche Giovanni Toti (Liguria) insiste: "Lo diciamo da tanto tempo, il criterio prominente deve essere quello della pressione ospedaliera. Noi possiamo limitare le libertà dei cittadini, di impresa, di spostamento, di socialità sulla base del confronto con un altro diritto, quello alla salute: nel momento in cui gli ospedali sono vuoti e il diritto alla salute è garantito, ogni azione di limitazione delle libertà sarebbe francamente arbitrario e pretestuoso. I numeri della Gran Bretagna, della penisola iberica e l'aumento dei contagi in Italia ci dicono che, grazie alla campagna di vaccinazione e alla protezione di tutte le categorie più a rischio, oggi l'aumento della circolazione non produce in nessun paese un aumento significativo delle ospedalizzazioni e prendere misure sulle basi di quanto abbiamo visto nel passato, quando non avevamo i vaccini, sarebbe oltremodo sbagliato". "In Liguria - prosegue Toti - ci sono meno di 20 ricoverati, quando abbiamo ristretto le libertà individuali e di impresa di questa nazione eravamo a 1.500 ricoverati: vorrei sapere di cosa stiamo parlando. La Gran Bretagna ha celebrato la finale dei campionati europei con la grande cerimonia Wembley, è il paese che vede crescere di più l'incidenza e tuttavia anch'esso ha gli ospedali vuoti".

Fa eco Luca Zaia (Veneto): "Noi - ha detto questa settimana in uno dei piunti stampa sulla pandemia - non abbiamo parametri da zona gialla. Al momento non avverto il rischio, il parametro è l'ospedalizzazione e noi siamo a zero. Va incentivata la campagna dei tamponi, ma va anche ritarato il parametro dell'incidenza. Non si può invitare a correrè sui tamponi, e poi multare per eccesso di velocità".

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Speranza: cambiare i parametri

Il Governo dal canto suo si prepara ad affrontare una settimana decisiva, l'ultima utile per dare una sterzata alla curva dei nuovi contagi, che cominciano a salire spinti dalla variante Delta. Con il prossimo decreto emergenza sembra ormai certo che il Green pass sarà rilasciato - in linea con l'Ue - solo con la seconda dose. Lunedì o martedì il Cts si riunirà sul tema dell'estensione dell'obbligo di Green pass sul modello francese (anche sui mezzi e nei locali), ma sembra prevalere l'ipotesi che questo accada nelle regioni fuori dalla zona bianca. E a proposito dei cambi di colore, il ministro della Salute, Roberto Speranza, annuncia che nei cambi di colore e nelle conseguenti misure di contenimento peserà di più "il tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori". 

Cosa fare in vacanza se la regione cambia colore

E' importante ricordare che al momento in Italia ci si può spostare tra zone bianche e gialle liberamente, senza la necessità di mostrare Green pass. Dunque se anche una delle regioni citate più sopra dovessero finire in zona gialla, non dovrebbe essere necessario avere con sé il Green pass. Se la regione in cui si soggiorna per vacanza cambia colore e diventa gialla, le regole da seguire sono quelle che abbiamo seguito nei mesi scorsi (e che pensavamo di poter dimenticare): sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate, ma una sola abitazione e una sola volta al giorno, per un massimo di quattro persone oltre a quelle che già convivono nell'abitazione di destinazione. In zona gialla non è previsto il coprifuoco, ma tornerebbe l'obbligo di mascherine all'aperto. Bar e ristoranti, aperti al pubblico si all'esterno sì all'esterno, ma con un massimo di quattro persone per tavolo. Non sono invece previste limitazioni per negozi e centri commerciali.

Diverso è il caso di regioni arancioni o rosse: per entrare o uscire da queste regioni è necessario il Green pass. Gli spostamenti in entrata e in uscita da un determinato Comune non saranno negati a chi è in possesso della Certificazione verde Covid. Dunque se il proprio Comune (o provincia o regione di residenza) dovesse passare in zona rossa, grazie al Green pass chi ha in programma una vacanza potrà lo stesso lasciare la propria residenza per recarsi altrove. Vale anche al contrario. Si può andare in vacanza in una zona arancione o rossa, ma una volta lì ci si deve attenere alle regole. 

Le mini zone rosse sono già realtà

E questo potrebbe accadere già in cinque Comuni dove vige la zona rossa, di cui quattro in Sicilia e uno in Calabria. Si tratta di Mazzarino, Riesi, Piazza Armerina e Gela in Sicilia. Terranova di Sibari in Calabria. 

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