Ritorno in zona gialla, un'ipotesi che fa paura a tutta l'Italia, integralmente bianca dalla fine di giugno, con la firma sull'ordinanza da parte del ministro della Salute Roberto Speranza. Al momento - secondo quanto filtra da fonti politiche - parrebbe scongiurato lo spauracchio di nuove limitazioni, che sarebbero mal sopportate soprattutto dal settore ricettivo, lentamente impegnato in un tentativo di uscire dalle secche in cui è precipitato a causa della pandemia.

Ma non è detto che dopo la fine del dibattito sul green pass obbligatorio, in caso di un ulteriore crescita della curva dei contagi, non si apra un confronto sulla possibilità di un ritorno alla mappa dei colori. I governatori delle Regioni italiane lo sanno e, facendosi portavoce delle istanze di albergatori e proprietari di locali pubblici in primis, chiedono che al fine di decidere un inasprimento delle restrizioni si considerino altri parametri rispetto a quelli attuali. Per esempio l'Rt ospedaliero (coefficiente che misura l'andamento dei ricoveri causa Covid e, quindi, lo stato di stress del sistema sanitario), al momento sotto controllo.

Ci si aggrappa anche anche alla legge 87 del 17 giugno, la conversione del decreto riaperture di aprile, in cui si afferma che può restare bianca anche una zona che superi i 50 casi ogni 100mila abitanti, la soglia oltre la quale "tradizionalmente" scattano limitazioni come l'utilizzo delle mascherine all'aperto e il divieto di consumare cibi e bevande al chiuso nei locali. Basta che abbia un tasso di occupazione delle terapie intensiva inferiore al 20% e dei reparti ordinari del 30%. C'è però la variabile della variante Delta che ha sparigliato le carte e che potrebbe convincere l'esecutivo a virare su una linea più dura. Si vedrà.

La Lombardia

Intanto si assiste a una crescita di casi anche in Lombardia. Ma quali sono le province con valori da zona gialla o comunque vicini alla possibilità di un cambio di colore, in un quadro comunque di peggioramento rapido (seppure sotto controllo, in particolare per quanto riguarda il fronte ospedali)? Secondo i dati elaborati a giovedì 15 luglio da Giacomo Buonanno, professore ordinario alla Liuc e Samuele Astuti, docente sempre all'ateneo di Castellanza e consigliere regionale del Pd, il territorio che sta peggio oggi è il Lodigiano, proprio l'area in cui si ebbe il primo caso Covid certificato in Italia. A Lodi si registrano 58 casi ogni 100mila abitanti, al di sopra, quindi, della fatidica soglia di "incidenza 50". Segue Cremona a quota 31 casi ogni 100mila abitanti. Va meglio nelle altre province.

A Mantova siamo a 22 casi ogni 100mila abitanti, a Milano a 20 (una settimana fa nel capoluogo eravamo a 12), a Varese 19. Più giù due province che hanno pagato un tributo carissimo alla pandemia, ovvero Brescia (11) e Bergamo (8), precedute anche da Como e Pavia che si attestano a 14 positivi ogni 100mila abitanti. Chiudono Monza a 9, Sondrio a 6 e Lecco, "fanalino di coda" con 3 casi ogni 100mila abitanti. La media regionale dell'incidenza è di 18 infetti ogni 100mila abitanti. E' raddoppiata in una settimana, dato che era a 9 l'8 luglio (era 8 l'1 luglio, mentre era a 9 al 24 giugno, ultima settimana in cui la curva dei contagi è andata in calando nella nostra regione).

Con il solo criterio della soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti da non superare, quindi, Lodi sarebbe già da zona gialla, con Cremona a rischio di seguirla in tempi brevi in caso di ulteriore crescita della curva dei contagi (evoluzione che pare scontata, anche se proprio nell'ultima giornata la città del Torrazzo ha dato un lieve segno di miglioramento), dato che il valore qui è praticamente triplicato in una settimana (era a 13 l'8 luglio). Al momento, lo ripetiamo, il tema del cambio di colore non è all'ordine del giorno. Ma è altrettanto vero che non è escluso che lo possa diventare. 

Anche perché, prendendo sempre il caso della Lombardia, il valore dell'incidenza è in aumento su tutto il territorio. I balzi principali in una settimana riguardano Pavia (da 3 a 14), la già citata Cremona e Mantova (da 11 a 22).

Le altre regioni

Utilizziamo i dati della Fondazione Gimbe, invece, per le altre regioni e valutare quali territori d'Italia sono più a rischio di passare in zona gialla nel caso di un'inversione di rotta motivata dall'andamento del contagio. 

Analizziamo i dati sull'aumento percentuale dei casi, altro parametro molto indicativo dell'andamento dell'epidemia, che possono essere abbinati ai primi dati sull'incidenza. Fra l'8 e il 15 luglio i valori peggiori si sono registrati in Sardegna (fra lo 0,9 e l'1%, con incidenza oltre i 40 misurata su base bisettimanale dall'1 al 15 luglio), la Sicilia (vicina allo 0,7%, con un'incidenza a 50), Lazio (aumento dello 0,4% e incidenza oltre i 30), Veneto e Campania (aumento percentuale intorno allo 0,3% e incidenza sopra i 35). Hanno superato un'incidenza di 30 casi anche Abruzzo e Marche

Le regioni più a rischio, quindi, per il combinato disposto di aumento percentuale e incidenza paiono essere Sicilia, Sardegna, Veneto, Campania seguite da Lazio, Abruzzo e Marche.