Le rivelazioni del ricercatore Jesse Bloom del Fred Hutchinson Cancer Research Center gettano nuove ombre sulla gestione della pandemia da parte della Cina. Bloom, che è uno dei 18 scienziati firmatari di un documento molto duro sui colpevoli ritardi dell'Oms, in sostanza ha scoperto i dati cotenenti le sequenze del virus SarsCov2 risalenti all'inizio dell'epidemia di Wuhan. Quei dati sono stati rimossi volutamente dall'archivio del National Institute of Health dallo stesso ricercatore cinese che li aveva caricati in precedenza. Il ricercatore ha recuperato i file cancellati da Google Cloud e ricostruito le sequenze parziali di 13 virus dei primi tempi dell'epidemia.Questa nuova rivelazione arriva a qualche settimana dallo scoop di Sky News Australia che in un video girato all’interno dell’Istituto di virologia di Wuhan, la città dove si ritiene abbia avuto origine il Covid, aveva mostrato pipistrelli vivi in gabbia. Quelle immagini sembrano smentire la versione dell’Oms (l'Organizzazione mondiale della Sanità) che aveva bollato come “complottistica” l’ipotesi di una fuga del virus dal laboratorio. Ora le rivelazioni di Bloom gettano nuove ombre sulla gestione della pandemia. Ecco le tappe della diffusione del Covid: dalle prime polmoniti anomale alla scoperta del virus, dalla dichiarazione dell'emergenza sanitaria al contagio in Italia, fino in ultimo alla pandemia.  

Dicembre 2019: “polmoniti anomale”

A Wuhan, la città più popolalata della Cina orientale e dove ha sede un importante mercato del pesce, si segnalano polmoniti anomale che peraltro avevano cominciato a proliferare anche nei mesi precedenti, a novembre e ottobre. Il 31 dicembre le autorità sanitarie locali confermano i casi insoliti. All’inizio di gennaio 2020 la città aveva riscontrato decine di casi e centinaia di persone erano sotto osservazione. Tutte hanno in comune il fatto di essere frequentatori assidui del mercato Huanan Seafood Wholesale Market a Wuhan, che è stato chiuso dal 1 gennaio 2020, di qui l’ipotesi che il contagio possa essere stato causato da qualche prodotto di origine animale venduto nel mercato.

L'annuncio  

Il 9 gennaio le autorità cinesi dichiarano ai media locali che il patogeno responsabile è un nuovo ceppo di coronavirus, della stessa famiglia dei coronavirus responsabili Sars e della Mers ma  ma diverso. L’Oms divulga la notizia il 10 gennaio, fornendo tutte le istruzioni del caso (evitare contatto con persone con sintomi) e dichiarando – all’epoca giustamente – che non era raccomandata alcuna restrizione ai viaggi per e dalla Cina. Tutti i casi restano concentrati a Wuhan e non si conosceva la contagiosità di questo virus.

Il virus è isolato 

Il 7 gennaio il virus veniva isolato e pochi giorni dopo, il 12 gennaio, veniva sequenziato e la Cina condivideva la sequenza genetica. E' il primo passo importante anche per poter sviluppare e diffondere i test (i kit) diagnostici che serviranno a molti altri paesi. In questa fase la Cina è impegnata in un monitoraggio intensivo.

Il virus si trasmette all'uomo

Il 21 gennaio le autorità sanitarie locali e l’Oms annunciano che il nuovo coronavirus, passato probabilmente dall’animale all’essere umano (un salto di specie, in gergo tecnico), si trasmette anche da uomo a uomo. Ma ancora non si conosce quanto facilmente questo possa avvenire. Il ministero della Salute inizia a raccomandare di non andare in Cina salvo stretta necessità. Nel frattempo Wuhan diventa  una città isolata e i festeggiamenti per il capodanno cinese vengono annullati. I contagi fuori dalla Cina sono ancora molto circoscritti e limitati, con focolai per ogni paese di un manipolo di persone.

L'emergenza globale

Il 27 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità scrive che era “molto alto per la Cina e alto a livello regionale e globale”. Tre giorni dopo l’Oms dichiara che l’“emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale” e l’Italia bloccava i voli da e per la Cina, unica in Europa. Ma la situazione in Cina stava già migliorando: pochi giorni dopo, alla data dell’8 febbraio, l’Oms scriveva che i contagi in Cina si stavano stabilizzando 

Il virus ha un nome

L’11 febbraio l'Oms battezza la nuova malattia che si chiamerà Covid-19: Co e vi per indicare la famiglia dei coronavirus e 19 per sottolineare che sia stata scoperta nel 2019.  Il virus invece cambia nome e non si chiama più 2019-nCoV, ma Sars-CoV-2 perché il patogeno è parente del coronavirus responsabile della Sars, molto più letale anche se meno contagiosa.

Primi casi in Italia 

 Venerdì 21 febbraio 2020 si scoprono diversi casi di coronavirus nel lodigiano, in Lombardia: si tratta di persone non provenienti dalla Cina, un nuovo focolaio di cui non si conosce ancora l’estensione. Alcuni dei paesi colpiti (Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo ed altri) sono stati di fatto chiusi, un po’ come avviene ora per l’Italia “zona protetta”. Non si parla ancora di pandemia anche se il numero di contagiati è molto alto anche in Iran e Corea del Sud.

Il lockdown

Mercoledì 4 marzo 2020 il governo Conte dà il via libera alla chiusura di scuole e università in tutta Italia fino al 15 marzo. In quelo momento sono circa 2.700 i casi. Domenica 8 marzo arriva il decreto che prevede l’isolamento della Lombardia, in assoluto la più colpita, e di altre 14 province, che diventano “zona rossa”. Il nuovo decreto del 9 marzo 2020 estende il provvedimento di chiusura anche al resto d'Italia. Con l’hashtag #iorestoacasa, si può uscire solo per comprovate ragioni di necessità come per fare la spesa, per esigenze lavorative, per l’acquisto di farmaci o per altri motivi di salute.

L'Oms dichiara la pandemia

L’11 marzo 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, annuncia che Covid-19 “può essere caratterizzato come una situazione pandemica”. dichiarando di fatto la pandemia mondiale.  L’obiettivo dell’Oms è quello di fare un appello a tutte le nazioni per contrastare la diffusione della Covid-19.