Epsilon: una nuova variante nella panoramica Covid
Epsilon: una nuova variante nella panoramica Covid

Contagiosissima e ormai dilagante in tutta Europa, la variante Delta fa paura. Ma purtroppo non è l'unica variante su cui bisogna tenere i fari accesi. E' stato pubblicato solo qualche giorno fa su Science un articolo dedicato alla variante B.1.427/B.1.429, la Epsilon. Il focus della ricerca è stato messo sulla capacità del virus così mutato di neutralizzare gli anticorpi generati con i vaccini. E le notizie non sono buone.

Cos'è la variante Epsilon

L'articolo di Science "SARS-CoV-2 immune evasion by the B.1.427/B.1.429 variant of concern" la definisce "variante preoccupante (VOC)". E' stata identificata per la prima volta all’inizio del 2021 in California e rilevata in altri 44 Paesi (anche in Italia ma solo in due casi). La variante è il risultato di tre mutazioni presenti nella glicoproteina S, che forma le ormai famose protuberanze a "corona" del virus e che è lo "strumento", la chiave, con cui il virus attacca le cellule legandosi al recettore Ace2. 

La variante Epsilon "aggira" il vaccino

Per capire come mai la nuova variante possa aggirare l'effetto dei vaccini, è importante ricordare che i vaccini a Rna fanno sì che l'organismo che li riceve avvii la sintesi delle proteine Spike per stimolare la produzione, da parte del sistema immunitario, di anticorpi specifici che riconoscono quindi la proteina Spike quando la "incontrano"Il problema si presenta quando una variante presenta mutazioni che sono potenzialmente in grado di "aggirare" gli anticorpi prodotti dal corpo dopo aver ricevuto il vaccino (ma anche da quelli prodotti dall'infezione vera e propria). Ed è quello che sembrerebbe fare proprio la variante Epsilon. E' stato dimostrato, infatti, che le tre mutazioni presenti sulla proteina Spike della variante B.1.427/B.1.429 sono in grado di indurre una riduzione modesta ma significativa della potenza di neutralizzazione degli anticorpi indotti dal vaccino.

La potenza di neutralizzazione degli anticorpi contro la variante Epsilon è stata poi confrontata con la potenza di neutralizzazione contro il virus con la mutazione G614 S (mutazione in grado di migliorare la capacità del virus di legarsi al recettore ACE2), contro la forma originaria del virus (D614 S), contro B.1.351 (variante sud-africana), B.1.1.7 (variante indiana) e P.1 (variante brasiliana). La riduzione della potenza di netralizzazione degli anticorpi è stata dimostrata utilizzando il plasma raccolto, tra 7 e 27 giorni, da 15 soggetti che avevano ricevuto la seconda dose di vaccino Moderna mRNA-1273 e da 15 soggetti che avevano ricevuto la seconda dose di vaccino Pfizer/BioNtech BNT162b2.

La potenza degli anticorpi neutralizzanti contro la variante B.1.427/B.1.429 S (la Epsilon appunto) risultava ridotta di 2,4 volte rispetto a quella contro il virus con la mutazione G614 S dopo vaccinazione con Moderna, mentre risultava ridotta di 2,3 volte dopo vaccinazione con Pfizer/BioNtech.

Lo stesso studio ha analizzato anche il plasma di 18 individui, 5 dei quali erano stati precedentemente infettati dal tipo selvaggio di Sars-CoV-2 che avevano ricevuto due dosi di vaccino Pfizer/BioNtech BNT162b2 e i cui campioni erano stati raccolti tra 14 e 28 giorni dopo la seconda dose. La potenza di neutralizzazione del plasma era ridotta di 2,9 volte contro la variante Epsilon rispetto alla forma originaria del virus, con una diminuzione paragonabile a quella osservata contro la variante sud-africana (riduzione di 3,2 volte) e maggiore a quella osservata con indiana e brasiliana (riduzione di 1,3 volte e 1,7 volte).

La variante Epsilon attacca pure chi si è già ammalato

E’ stato inoltre analizzato il plasma di 9 donatori convalescenti, raccolto tra 15 e 28 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, che avevano manifestato il Covid sintomatico all'inizio del 2020. La potenza di neutralizzazione del loro plasma era ridotta di 3,4 volte per la variante Epsilon rispetto a G614 S, similmente a quanto osservato con la variante sudafricana e brasiliana, mentre la neutralizzazione per la variante Delta risultava diminuita di 1,9 volte. 

Dunque, secondo questo studio le tre mutazioni presenti nella glicoproteina Spike della variante Epsilon riducono l'attività neutralizzante degli anticorpi indotti anche dall'infezione. La buona notizia, però, è che chi è vaccinato rischia di avere una riduzione della potenza di neutralizzazione degli anticorpi minore degli ammalati. Dunque c'è una maggiore qualità delle risposte anticorpali indotte dalla vaccinazione rispetto all'infezione.

Quante varianti ci sono in Italia

Sono nove le varianti del Sars-CoV-2 segnalate in Italia finora. Lo indica la banca internazionale Gisaid, nella quale vengono depositate le sequenze genetiche ottenute nei Paesi di tutto il mondo. Attualmente la variante Alfa (B.1.1.7), identificata nell'ottobre 2020 in Gran Bretagna, è ancora la più comune in Italia anche se nell'arco di una manciata di giorni è scesa dal 53,5% al 44,3% del totale delle sequenze depositate. È tenuta sotto controllo la sua versione portatrice della mutazione E484K, la cui diffusione è in aumento. La seconda variante per diffusione è la Delta, indicata con la sigla B.1.617.2 e identificata in India, si è rapidamente diffusa in un centinaio di Paesi grazie alla grande efficienza con cui si trasmette, stimata fra il 50% e il 60% superiore rispetto alla variante Alfa.

Sia l'Alfa sia la Delta sono delle cosiddette Voc (Variants of concern), varianti che destano preoccupazione e sono seguite con attenzione in tutto il mondo. È una Voc e circola in Italia anche la variante Gamma, indicata con la sigla P.1 e identificata all'inizio del 2021 in Giappone e poi in Brasile. E' presenta in Italia anche la variante Beta (B.1.351), identificata in Sudafrica e in grado di diffondersi con un'efficienza maggiore del 50% rispetto al virus originario e soprattutto tra i giovani.

Sono classificate come varianti allo studio, ossia come Vui (Variants under investigation) le altre cinque segnalate in Italia. Tra queste, l'unica di cui sono state depositate recentemente delle sequenze è la Eta (B.1.525), identificata la prima volta in Nigeria e che corrisponde all'1,5% delle sequenze depositate dall'Italia. Corrispondono allo 0,4% le sequenze depositate della variante Lambda (C 37), identificata in Perù. Le altre varianti, delle quali si sono avute segnalazioni in Italia nelle scorse settimane, ma con nessuna sequenza genetica recente, sono la Epsilon, indicata con le sigle B.1.429 e B.1.427, identificata in California; la Iota (B.1.526) identificata a New York e la Kappa (B.1.617.1) e identificata in India.