Tracciare, sequenziare e vaccinare per evitare che la variante Delta (ex ‘indiana’) di Sars-CoV-2 possa diventare il prossimo autunno anche per l’Italia il problema che già oggi rappresenta nel Regno Unito. A lanciare il monito in un’intervista all’Adnkronos è Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università di Brescia e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili.

“La variante Delta - conferma l’esperto - per la sua alta diffusibilità sta addirittura sostituendo la variante Alpha” o ‘inglese’ del coronavirus pandemico. “Certamente - ragiona il numero uno dei virologi italiani - più una variante diffonde, più penetra nella popolazione e più fa danni. Ma questo al momento per noi è un pensiero lontano - rassicura - perché assistiamo da tempo alla presenza di focolai nel nostro Paese, che però finora non sembrano prendere piede in maniera importante né espandersi in modo esponenziale”.

Quanto all’ordinanza annunciata ieri dal ministro della Salute, Roberto Speranza - che introduce una quarantena di 5 giorni con obbligo di tampone per chi proviene dalla Gran Bretagna - secondo Caruso “aiuterà. Però non toglie il fatto che la variante Delta è già in Italia”, ce l’abbiamo già in casa “e circola. Bisogna quindi garantire un tracciamento e un sequenziamento costanti, per cercare di capire fin dove arriva e come bloccarla”. 

“Finalmente si attua qualcosa di cui il Paese aveva assolutamente bisogno: un organismo che si prefigge di sorvegliare dal punto di vista viro-immunologico l‘attuale circolazione pandemica di Sars-CoV-2 e che addirittura va oltre, proponendosi come una struttura stabile negli anni, pronta anche al controllo di eventuali nuove pandemie“. Un‘operazione che permette all‘Italia di recuperare un ‘gap‘, perché “ci porta alla pari con altre nazioni evolute dal punto di vista socio-sanitario, e ci permette di guardare al futuro con più tranquillità“ aggiunge Caruso.

Era stata la Siv-Isv guidata da Caruso a patrocinare il progetto ‘Consorzio italiano per la genotipizzazione e fenotipizzazione di Sars-CoV-2‘, annunciato a fine gennaio, poco prima della crisi del governo Conte-Bis e della costituzione dell‘attuale governo Draghi. Un avvicendamento che aveva in qualche modo ‘messo in pausa‘ l‘effettiva realizzazione dell‘iniziativa, rinata ora rispecchiando quell‘impostazione, “anche se - osserva Caruso - con una dicitura diversa: Rete invece che Consorzio“.

“Grazie a questo progetto - ribadisce l‘esperto, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all‘università di Brescia e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell‘Asst Spedali Civili - possiamo guardare al futuro certi che quel che succederà d‘ora in poi avverrà sotto uno stretto monitoraggio attuato da organismi competenti, con le garanzie offerte dall‘alta professionalità che già abbiamo nei nostri laboratori“.