Sintomi della variante Delta
Sintomi della variante Delta

Come si manifesta la tanto temuta variante Delta del Coronavirus che sta allarmando il Regno Unito, dove il 90% dei nuovi positivi sono infettati da questa mutazione del Sars Cov-2, e ora anche l'Italia e la Lombardia, dove sono stati registrati almeno 81 casi. I sintomi più diffusi della variante - incrocio tra quella indiana e quella inglese - sono mal di testa, tosse e naso che cola, attesta uno studio inglese dove la variante è più diffusa. 

Come un raffreddore

"I sintomi nei giovani sono più simili a un brutto raffreddore", spiega Tim Spector, esperto del Zoe Covid Symptom, la piattaforma no-profit lanciata nel 2020 insieme all'applicazione per il supporto alla ricerca sul Covid. Dunque, i classici sintomi dell'infezione da Sars-CoV-2, cioè la febbre e la perdita dell'olfatto e del gusto, "sembrano meno diffusi". L'analisi dell'esperto è stata effettuata sulle migliaia di persone che sono registrate sull''app' Zoe. "Dall'inizio di maggio abbiamo analizzato i  sintomi più diffusi tra chi è stato contagiato dalla variante delta e non sono uguali a quelli di prima", osserva.

Febbre

"La febbre rimane abbastanza comune, ma la perdita dell'olfatto non compare più tra i primi 10 sintomi", precisa Spector.  "La variante delta funziona in modo leggermente diverso" e questo può creare dei problemi. "Le persone potrebbero pensare di avere un raffreddore e continuare una vita normale diffondendo il virus. E riteniamo che questo nuovo aspetto stia alimentando il problema". 

Cosa sappiamo

La variante Delta si è sviluppata in India, diventatndo dominante in Gran Bretagna tanto da mettere in discussione la tappa finale delle riaperture delle attività e minacciare nuovi lockdown. Il nome scientifico è  VUI-21APR-01 - nota anche come B.1.617 - e include una serie di mutazioni tra cui E484Q, L452R e P681R,  la cui contemporanea presenza desta ragionevole preoccupazione per la potenziale maggiore trasmissibilità e il possibile rischio di reinfezione. Sono state inoltre riscontrate anche varianti appartenenti al ceppo indiano, quindi geneticamente correlate, ma sprovviste della mutazione E484Q. Ad oggi - dice sempre il Ministero - non ci sono prove che queste varianti causino malattie più gravi o rendano i  vaccini attualmente impiegati meno efficaci. Sono in corso approfondimenti di ricerca, in collaborazione con i partner internazionali, per capire meglio l'impatto delle mutazioni sul comportamento del virus e per garantire che vengano presi tutti gli interventi di salute pubblica appropriati. In Italia la variante Delta è al momento molto contentuta, rappresenta circa l'1% dei casi totali di Covid-19, ma ha ovviamente destato preoccupazione la notizia di un uomo contagiato a Milano nonostante avesse già completato il ciclo vaccnale con due dosi. Sono stati registati piccoli focolai in Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia

Resistenza ai vaccini

Una delle maggiori fonti di preoccupazione è la maggiore resistenza ai vaccini. In Inghilterra, tanto per citare qualche numero, a fine maggio erano stati accertati 5.599 casi di variante indiana B.1.617.1 e di questi 936 avevano già ricevuto la prima dose di vaccinazione e 117 addirittura 2 dosi. Non solo, tra i 201 ricoverati si contavano  45 erano vaccinati da 21 giorni con una dose e 5 con doppia dose. I dati ovviamente non sono migliorati. A Milano, invece, nel focolaio individuato in una palestra spiccava il caso dell'operatore sanitario contagiato dalla Delta che aveva già concluso l'intero ciclo vaccinale. 

Soluzioni

I virologi di tutto il mondo stanno monitorando l'andamento, ipotizzando in taluni casi la possibilità di un terzo richiamo di vaccino per proteggersi anche dalla Variante Delta. Dal canto suo, AstraZeneca e Pfizer assicurano  che le due dosi di vaccino sono sufficienti per scongiurare le forme più gravi di infezioni che portano a ricoveri e decessi.