Vaccino Pfizer: terza dose contro la variante Delta (Ansa)
Vaccino Pfizer: terza dose contro la variante Delta (Ansa)

Dal V-Day del 27 dicembre 2020 a oggi in Italia sono state somministrate 67.223.679 dosi di vaccino anti Covid. Le persone che hanno completato il ciclo sono 31.558.471, cioè il 58,43 per cento della popolazione over 12. La strada per l'80 per cento (e la sperata immunità di gregge) e ancora lontana, ci sono ancora milioni di persone "sconosciute" agli hub vaccinali, eppure già si parla di una terza dose. Le evidenze scientifiche sulla necessità o meno di farla ancora non sono chiare, anche se un recente studio relativo all'efficacia nel tempo del vaccino Pfizer ne ha fotografato  il calo dell'efficacia partendo dal picco raggiunto dopo la seconda dose.

Se nell'arco temporale che va dal settimo giorno post richiamo fino a 2 mesi l'efficacia era del 96,2%, da 2 mesi ed entro i 4 la percentuale è scesa al 90,1%, e da 4 mesi al cut-off dei dati", cioè a 6 mesi, "è stata dell'83,7%". Gli autori hanno calcolato un calo medio di efficacia del vaccino Pfizer del 6% ogni 2 mesi. Questo non cambia il dato dell'efficacia contro il Covid grave, che è sempre intorno al 97%.  "E' necessario - sostengono gli autori - un follow-up continuo per comprendere la persistenza dell'effetto del vaccino nel tempo, la necessità di un dosaggio di richiamo e la tempistica di tale dose". Ovvero, la terza dose. Su cui alcuni Paese come Israele si sono già portati avanti. 

Cosa succede in Israele

Intanto il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha invitato i cittadini con oltre 60 anni a ricevere una terza dose di vaccino anti Covid. L'annuncio è avvenuto con una dichiarazione in televisione. A causa dell'incremento dei contagi dovuti alla variante Delta, il governo ha lanciato una campagna di vaccinazione complementare a partire da domenica per le persone con oltre 60 anni che hanno ricevuto il vaccino oltre sei mesi fa, ha detto il premier.

Matteo Bassetti: non è necessaria, tranne che per i fragili

"Al momento sulla necessità di una terza dose non ci sono dati a sufficienza per dire che andrà fatta. Probabilmente la risposta ai vaccini a mRna dura almeno un anno o di più. Dovremmo però vedere i dati delle seconde dosi e capire se chi ha fatto il vaccino ad un anno di distanza ha ancora gli anticorpi. Io credo che la terza dose si farà a un gruppo selezionato: agli anziani fragili, agli immunodepressi, chi è paziente oncologico o ematologico, ai trapiantati". Così Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova.  Per la maggioranza delle persone invece "non c'è bisogno della terza dose, si dovrà valutare se farla, a settembre-ottobre, ai sanitari visto che sono stati i primi ad essere vaccinati in Italia. Vediamo gli anticorpi dopo 10-12 mesi", precisa l'infettivologo. "Dai dati che arrivano dalle aziende, la terza dose del vaccino a mRna è in grado di alzare di cinque volte la risposta immunitaria contro la variante Delta - aggiunge Bassetti -. Ma due dosi di vaccino proteggono dalle forme gravi della malattia, chi ha completato il ciclo è dunque perfettamente coperto".

Mario Clerici: può servire per i pazienti immunodepressi

"La terza dose di vaccino Covid per le persone immunodepresse e fragili è assai probabile. In nessun altro caso per ora", però, "sembra necessario valutare questa opzione". E' la posizione espressa da Mario Clerici, docente di immunologia dell'università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, che da tempo sottolinea il fatto che, sulla base di diversi studi disponibili, "disporre una terza dose di vaccino Covid 'di massa' non dovrebbe essere necessario".  "Studi clinici - aveva spiegato nei giorni scorsi l'esperto - indicano che l'immunità sarà 'long-lasting', di lunga durata. La terza dose può servire però per pazienti immunodepressi, come per esempio i malati oncologici o i trapiantati. Sempre più dati vanno in questa direzione".

Andrea Crisanti: valutarla per i più fragili

"Quello che vediamo è che la variante Delta" di Sars-CoV-2 "può infettare anche i vaccinati e aumenta così la frazione degli asintomatici; in quelli che hanno fatto una singola dose può creare malattia grave; in quelli che hanno fatto due dosi, se hanno superato i 7-8 mesi dalla vaccinazione e sono persone fragili e anziane, può causare malattia grave. Per questo per i fragili andrebbe valutata l'opportunità della terza dose di vaccino Covid-19. Tuttavia, bisognerebbe vedere anche qui se c'è qualche dato, qualcosa che ci dia un po' di conforto". A sottolinearlo è il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova, parlando del dibattito in corso sulla terza dose.  Un dibattito acceso da alcuni dati diffusi da Pfizer in relazione proprio alla variante Delta, secondo cui il terzo richiamo aumenterebbe i livelli di anticorpi neutralizzanti. "Vanno visti i dati", ribadisce l'esperto.

Fabrizio Pregliasco: dipende dall'andamento epidemiologico

Credo sia da prendere in considerazione" la terza dose di vaccino anti-Covid. "Anche un recente articolo della Pfizer evidenzia qualche defaillance dopo 6 mesi dal vaccino e quindi bisogna pensarci, perché siamo, me compreso, verso la fine e comincia a vedersi anche personale sanitario, come altri cittadini, positivo. Quindi, situazioni che per certi versi inquietano rispetto all'operatività degli ospedali e delle strutture sanitarie". Lo dice il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell'Università Statale di Milano, sull'ipotesi di un piano che possa prevedere un ulteriore richiamo per le persone fragili, gli immunodepressi e gli operatori sanitari vaccinati all'inizio. "Io mi sono vaccinato il 27 dicembre, nel V-day - ricorda Pregliasco - e sono parte di uno studio di valutazione. Effettivamente i titoli anticorpali si sono abbassati, almeno sul test di riferimento che abbiamo usato per questo studio". Ma i parametri da valutare per capire se si è protetti o meno sono diversi: "Ci sono gli anticorpi neutralizzanti, c'è l'immunità cellulare - sottolinea il virologo - Insomma, manca ancora una standardizzazione. Ma quello che hanno visto è proprio l'inefficacia, cioè persone che si sono infettate".

Leggi anche: La profezia del virologo Pregliasco: "Prepariamoci alla terza dose del vaccino"

"La terza dose si può fare con lo stesso vaccino - ritiene Pregliasco - visto che comunque ci ha dimostrato efficacia e poi per il nuovo vaccino ci vuole un iter registrativo, magari velocizzato come si fa anche con l'influenza ogni anno, però ci vuole un po' più di tempo". Quando farla "dipende dalla disponibilità dei vaccini, immaginiamo come per la vaccinazione antinfluenzale tra ottobre e novembre".  Quanto all'opportunità di fare il richiamo a tutti, il medico spiega: "Questo è lo stesso approccio che si ha nella vaccinazione per l'epatite virale di tipo B che viene prospettata alla nascita e si ritiene che, se non c'è un'esposizione più intensa, quindi come quella dei sanitari dove facciamo delle misurazioni degli anticorpi e dei richiami, per il resto della popolazione il dato è di copertura. Io credo che tutto questo dovrà essere valutato anche in combinazione con l'andamento epidemiologico, cioè se il virus rimarrà ancora in modo pesante la vaccinazione universale va valutata. Dipende quindi da due cose: dalla durata" della circolazione del virus "e dall'intensità della protezione immunitaria, perché - chiarisce l'esperto - non è che a 6 mesi la protezione svanisce, c'è sempre un calo residuale proporzionale. E' presumibile che anche a 10 anni di distanza un po' di protezione c'è". 

Bruxelles fa scorte 

"Siamo molto consapevoli che servirà un rafforzamento del vaccino ed è il motivo per cui ci stiamo preparando, ad esempio concludendo un terzo accordo con Biontech/Pfizer, che prenota per la Ue 1,8 miliardi di dosi che servono se occorrerà fare una 
terza dose, oppure per combattere le varianti, o se servirà vaccinare altri gruppi come ragazzi e bambini": lo ha detto un portavoce della Commissione Ue rispondendo a chi gli chiedeva se Bruxelles si sta preparando per le necessità della terza 
dose di vaccino. "Per essere pronti a rafforzare abbiamo fatto questo contratto" con Pfizer, "e abbiamo anche opzionato 150 milioni di dosi di Moderna, sempre in vista di essere meglio preparati", ha aggiunto, chiarendo che comunque "tutte le decisioni saranno prese in base alle evidenze scientifiche".

Massimo Galli: terza dose ai sanitari? Una baggianata

"Una terza dose di vaccino anti-Covid al personale sanitario che si è vaccinato per primo oltre un anno fa ad ora, nelle condizioni attuali, senza la valutazione della presenza di anticorpi, è una solenne baggianata. Io sono tra i primi ad essere stato vaccinato, quindi sarei tra i primi candidati alla terza dose. E non la farei perché non ha senso". Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano, commenta così l'ipotesi di un piano che possa prevedere un ulteriore richiamo per alcune categorie: le persone fragili, gli immunodepressi e anche gli operatori sanitari che hanno iniziato le prime dose il 27 dicembre 2020.  "Non sono d'accordo con la somministrazione di una terza dose in questo momento, nemmeno per i fragili e gli immunodepressi, senza nessuna valutazione del loro stato rispetto alla risposta immunitaria - precisa Galli - Che ci si decida a muoversi per documentare la presenza di anticorpi e procedere di conseguenza".

"Tutto questo deve essere oggetto di studio, valutazione, organizzazione, protocolli, e non basta un semplicistico 'sì'".  Tra l'altro, spiega ancora Galli, "pensare a una terza dose con il vaccino di un anno e mezzo fa è ancora più insensato, perché sarà necessario aggiornarlo. Eventualmente dobbiamo lavorare per capire in che tempi e termini è possibile avere un vaccino più aggiornato. Certo se non avremo altri vaccini nelle persone che non hanno più protezione si dovrà usare questo, ma, insisto, sono fondamentali le valutazioni e gli studi". 

Il sottosegretario Andrea Costa

 "E' molto probabile che ci sia una terza dose, a 12 mesi dalla seconda dose. Queste sono le indicazioni che abbiamo oggi". Lo dice il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, durante una conferenza stampa alla Camera. 

AstraZeneza: non abbiamo una risposta precisa

Finora il dibattito si è concentrato sui vaccini a Rna messaggero. Per quanto riguarda quelli con adenovirus, l'amministratore delegato di AstraZeneca Pascal Soriot, ha dichiarato alla Cnbc di non avere elementi per asserire se serva o meno una terza 
dose del vaccino contro il Covid-19. L'azienda "non ha una risposta precisa", ha affermato Soriot, "ci sono due dimensioni dell'immunità: gli anticorpi, che calano con il tempo, e la seconda, importantissima, le cellule T, che tendono a proteggere le persone dalla malattia grave ma offrono anche durata nel tempo". "Con la tecnologia che utilizziamo, abbiamo una produzione molto elevata di cellule T. Speriamo di avere un vaccino durevole che protegga per un lungo periodo di tempo", ha spiegato il manager. "Se sarà necessaria una terza dose non e' ancora chiaro, solo il tempo lo dirà".