Tutto pronto a Pratica di Mare, l'hub nazionale dei vaccini, per dare il benvenuto alle prime 184mila dosi del vaccino Johnson & Johnson, il colosso americano del farmaco che si è impegnato ad assicurare all'Italia 7,5 milioni di fiale entro giugno e 27 entro fine anno. L'attesa è tanta perchè il vaccino americano, prodotto anche ad Anagni, è l'unico sul mercato a essere somministrato in una dose sole, senza dunque bisogno di richiamo. Questo consentirà, al netto di ritardi e imprevisti già registrati, di accelerare la campagna di immunizzazione contro il Covid in tutto il continente e non solo in Italia. Un passo fondamentale dunque verso l'immunità di gregge e il ritorno alla normalità.

Un milione e mezzo di dosi

Le 184mila confezioni sono l'avanguardia della prima tranche JJ rappresentata da 400-500mila vaccini in arrivo entro la fine del mese quando si dovrà concludere la vaccinazione degli over 80, coma ha annunciato il governo Draghi. La settimana prossima l'Italia dovrebbe poter contare dunque su almeno un milione e mezzo di dosi: le 184mila monodose JJ, oltre un milione da Pfizer, 300mila Moderna e 175mila da Astrazeneca, che ha ridotto del 50% la consegna promettendo però un recupero nelle successive del 16 e del 23 aprile. I problemi con il preparato anglo-svedese al centro di tante polemiche sugli effetti indesiderati (leggasi trombosi) non finiscono qui se è vero, al netto delle rassicurazioni di Ema dei giorni scorsi, che in Sicilia l'80% degli anziani sta rifiutando il vaccino in questione, prima raccomandato agli under 65 e ora agli over 60 proprio per i rischi marginali di trombosi che colpirebbero di più i giovani. 

Obiettivo 500mila: c'è chi dice no 

Tornando alle scorte, nei frigoriferi ci sono ancora 3 milioni di dosi - la metà delle quali Astrazeneca - e tenuto conto della riserva di circa un milione di dosi, le Regioni avranno a disposizione circa 3,5 milioni di dosi in una settimana, sufficienti per raggiungere l'obiettivo delle 500mila somministrazioni al giorno indicato dall'esecutivo proprio per la settimana dal 14 al 20 aprile. Ma un conto sono i numeri un altro gli orientamenti dei cittadini sempre meno propensi a farsi vaccinare con AstraZeneca, soprattutto al Sud. L'indicazione del governo è comunque chiara: non si può scegliere il vaccino e dunque chi rifiuta o non si presenta dopo essersi prenotato, va in coda alla fila.

Over 80 e gli altri

Con il richiamo è stato immunizzato il 38,79% dei 4.593.574 totali mentre il 68,20% ha ricevuto la prima dose. In una settimana ne sono stati vaccinati 500mila e dunque bisogna accelerare se si vuole arrivare a chiudere la platea entro aprile. Assieme agli ottantenni vanno protette anche le persone con elevata fragilità, familiari conviventi e i caregiver mentre subito dopo ci sono gli italiani che hanno tra i 70 e i 79 anni e quelli nella fascia 60-69 per i quali, va utilizzato «prevalentemente» il vaccino di Astrazeneca. Ed è proprio nella fascia tra i 70 e i 79 anni che le cose vanno male: con entrambe le dosi sono vaccinate solo 150.057 persone su 6.057.568, il 2,48% mentre la prima dose è stata somministrata invece a 1.205.150 soggetti, il 19,89% del totale. Parallelamente va completata la vaccinazione dei sanitari, ma solo quelli «in prima linea nella diagnosi, nel trattamento e nella cura del covid» e coloro che operano in presenza presso strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private.

Stop

L'ultima ordinanza sospende dunque la vaccinazione del personale scolastico, delle forze armate e delle forze di polizia, tranne che per chi ha avuto la prima dose che «potrà completare il ciclo vaccinale». Stop anche alle somministrazioni nelle carceri, a meno che non si tratti di persone over 60 o fragili. Nessuna possibilità, inoltre, di partire con le vaccinazioni di massa per rendere le isole Covid free come voleva Vincenzo De Luca attirandosi le critiche delle altre località turistiche, prima tra tutte la riviera romagnola: la piattaforma che consentiva di prenotare il vaccino per i residenti di Ischia, Procida e Capri è stata sospesa. Anche perché il governo su questo è stato chiaro: le vaccinazioni saranno fondamentali per le riaperture e uno dei parametri che sarà preso in considerazione è l'occupazione delle terapie intensive, dove la maggioranza dei ricoverati sono soggetti sopra i 70 anni. Chi non vaccina gli anziani, dunque, non svuota le terapie intensive e non apre