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21 giu 2021

Vaccini Italia, 15 milioni di persone hanno completato il ciclo

Le dosi utilizzate superano quota 46 milioni. E oggi arrivano i test per scovare la variante Delta

Fiale dei vaccini anti Covid-19, da sinistra, AstraZeneca, Johnson & Johnson,Pfizer e Moderna, esposte nel punto vaccinale all'interno delle tende donate all'Italia dal Qatar nei pressi dell'ospedale San Carlo. Potenza, 20 maggio 2021. I profitti generati dai vaccini anti-Covid hanno creato almeno nove neomiliardari a livello mondiale: �?¨ la stima del gruppo 'The People's Vaccine Alliance', una rete di organizzazioni ed attivisti che si battono per l'abolizione dei brevetti sui sieri. ANSA/TONY VECE.
I 4 vaccini attualmente in uso in Italia

Si aggiornano i numeri della campagna vaccinale in Italia. Le dosi di siero anti Covid somministrate hanno superato quota 46 milioni (su 49,6 milioni di dosi distribuite) attraverso il lavoro dei 2.706 punti vaccinali distributi nel Paese. E' quanto emerge dai dati aggiornati dal Governo, che evidenziano un totale di 15.769.898 persone che hanno completato il ciclo vaccinale (29% della popolazione over 12).

Il dato di dettaglio fotografa 33,7 milioni di dosi di siero Pfizer/BioNTech distribuite, 9,6 milioni di dosi AstraZeneca, 4,5 milioni di dosi Moderna e 1,4 milioni di dosi Janssen. In testa per somministrazioni la Lombardia con quasi 8 milioni di dosi, a seguire il Lazio (4,6 milioni) e la Campania (4,4 milioni di dosi).

Intanto oggi arrivano  nuovi test in grado di riconoscere la variante Delta del virus che, rispetto a quelli attualmente utilizzati per la diagnosi, non cercano le mutazioni nella proteina Spike utilizzata dal virus per invadere le cellule, ma cercano una mutazione chiamata N501Y, presente in tutte le principali varianti finora note tranne che nella Delta, in particolare la B.1.671.2, che è la più diffusa delle tre varianti identificate in India. "Servono nuovi criteri di analisi dei tamponi con un'alta carica virale
per riuscire a individuare la variante Delta", osserva il virologo Francesco Broccolo, dell'Università di Milano Bicocca e e direttore del laboratorio Cerba di Milano.   

Il nuovo test in arrivo permette invece di rilevare la mutazione N501Y, che è presente nella variante Alfa (B.1.1.7) identificata per la prima volta in Gran Bretagna, nella Beta (B.1.351) identificata in Sudafrica e nella Gamma (P.1) identificata in Brasile. Questo primo screening "è necessario", secondo il virologo, in quanto "l'assenza della mutazione N501Y in un tampone positivo farebbe immediatamente scattare il nuovo algoritmo diagnostico, che potrebbe prevedere l'immediata ricerca della variante Delta".  

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