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In Lombardia, tra questa settimana e la prossima, arriveranno 45mila dosi in meno di vaccino anti-Covid rispetto a quanto era stato preventivato. Attualmente due ospedali lombardi, per l’esattezza il Papa Giovanni XXIII di Bergamo e gli Spedali Civili di Brescia, sono rimasti senza siero. Ma ne riceveranno da altri ospedali. Quello che accadrà in termini di rifornimenti dalla fine del mese in avanti non è ancora chiaro. Da Palazzo Lombardia sottolineano, però, che al momento, tra i vaccinati lombardi, non c’è chi abbia necessità della dose di richiamo: la tanto discussa scelta di avviare la campagna di vaccinazione “solo“ il 4 gennaio, a fronte della partenza anticipata decisa da altre Regioni, ora si sta rivelando provvidenziale, se è vero che tra la prima e la seconda inoculazione devono trascorrere 21 giorni. I richiami partiranno, quindi, dal 25 gennaio. Attenzione, però: i ritardi nelle consegne hanno costretto la Regione a cambiare il calendario delle vaccinazioni. La fine della prima fase della campagna slitta, così, dal 28 febbraio all’11 marzo con la conseguenza che ottantenni e malatri cronici dovranno attendere più del previsto.

Questo, in estrema sintesi, il punto della situazione lombarda all’indomani del nuovo taglio alle consegne delle dosi vaccinali comunicato dalla Pfizer e confermato martedì sera ai governatori da Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus.
A rendere note le coordinate secondo le quali sarà riorientata la bussola lombarda è stato, ieri, Giacomo Lucchini, coordinatore regionale della campagna vaccinale. Prima i dati: "In Lombardia, martedì, sono state effettuate 12.061 vaccinazioni anti Covid. Il dato complessivo sale quindi a 200.124 somministrazioni, il 78,7% delle dosi disponibili" ha premesso Lucchini.

Poi ecco le conseguenze del caso Pfizer: "A causa dei ritardi di Pfizer nelle consegne, questa settimana la Lombardia avrà 20mila dosi in meno che diventeranno 25mila la prossima (per un totale di 45mila ndr) e nessuna certezza su cosa succederà nelle prossime. Dobbiamo modificare la programmazione rallentando le prime dosi per garantire a tutti il richiamo – ha spiegato Lucchini. I ritardi nelle consegne sposteranno la fine della prima fase dal 28 febbraio all’11 marzo. Con la conseguenza che slitterà l’inizio della campagna per gli ottantenni e i cronici". Per quanto riguarda la seconda fase si proseguirà "con l’allargamento agli ultraottantenni, alla fascia 60-79 e ai cronici e fragili".

Settimana prossima è attesa la consegna delle prime 11mila dosi del vaccino di Moderna che "saranno distribuite nelle strutture più penalizzate dalla mancata distribuzione di Pfizer" ha assicurato Lucchini. In arrivo anche accordi con aziende e medici del lavoro e sanità militare per una campagna più rapida e capillare. Quanto agli ospedali rimasti senza vaccino, Lucchini ha confermato: "In un’ottica di sistema abbiamo già riallocato le dosi in modo che la pianificazione dei richiami possa essere rispettata".