Milano - La più grande campagna di vaccinazione mondiale è in corso. Ad oggi sono state somministrate sul pianeta più di 458 milioni di dosi in 134 paesi, sufficienti per ora a vaccinare il 3% della popolazione mondiale. L'ultimo tasso è stato di circa 11,3 milioni di dosi al giorno e la strada verso l'immunità di gregge globale è lontana. Intanto le risposte dei singoli Paesi però con gli Stati Uniti che ad oggi stanno vincendo nettamente il derby delle somministrazioni con l'Europa.

Dopo la disastrosa risposta alla pandemia dell'amministrazione guidata da Donald Trump, con il tragico record mondiale dei decessi, gli Usa stanno immunizzando i cittadini a un ritmo molto più veloce di qualsiasi altro Paese dell’Ue, che al contrario sta palesando enormi inefficienze, eccessiva burocrazia e soprattutto scarso coordinamento tra gli Stati. Quello che succede in Italia con le Regioni, che offrono performances assai diverse tra loro ma comunque assai lontane dall'obiettivo delle 500mila dosi al giorno. A cominciare dalla Lombardia, dove i ritardi e i disguidi all'hub di Cremona hanno causato la recentissima rimozione dei vertici di Aria, la spa che gestisce la piattaforma delle convocazioni per vaccinarsi. E così in attesa di conoscere quando ci vaccineremo ecco i perché l'Europa e l'Italia stanno (per ora) perdendo la partita sui vaccini.

 La mappa mondiale delle vaccinazioni (Bloomberg.com)La mappa mondiale delle vaccinazioni (Bloomberg.com)

La locomotiva Usa

Negli Stati Uniti sono state somministrate circa 127 milioni di dosi di vaccino, sufficienti per vaccinare il 19,4% della popolazione americana, poco più di 328 milioni di cittadini. Gli Usa vaccinano a un ritmo impressionante con una media di  2.489.697 dosi al giorno, che ha consentito di vaccinare con una prima dose 82 milioni di cittadini (24,9% della popolazione) e altri 44 milioni che hanno già ricevuto la seconda dose e sono completamente vaccinati. A questo ritmo, ci vorranno altri 5 mesi per coprire il 75% della popolazione.

Il grafico del numero dei vaccini per 100 cittadini

Europa lumaca

In Italia, il tasso di vaccinazione più recente è di 160.695 dosi al giorno che per ora è bastato a somministrare la prima dose a 5,3 milioni di cittadini, il 8,9% dei quassi 60 milioni di italiani. Quelli che hanno ricevuto la seconda dose invece sono poco più di 2,5 milioni, il 4,2% della popolazione. A questo ritmo, ci vorranno altri 17 mesi per coprire il 75% della popolazione, ovvero per raggiungere l'immunità di gregge. Nell'Unione Europea, il tasso di vaccinazione più recente è in media di 1.141.362 dosi al giorno: per ora hanno ricevuto la prima dose quasi 66 milioni di cittadini (l'8,9% della popolazione europea) mentre la seconda dose è stata somministrata solo a quasi tre milioni di cittadini europei, il 3,2% della popolazione. A questo ritmo, ci vorranno altri 18 mesi per coprire il 75% della popolazione.

Boris Johnson si vaccina

La Gran Bretagna vola

Su una popolazione di 68 milioni di abitanti la Gran Bretagna al momento ha processato poco più di 30 milioni di dosi (30.279.360), sufficienti per vaccinare il 22,7% della popolazione. Hanno ricevuto la prima dose 27 milioni abitanti, il 41,9% della popolazione del Regno Unito mentre la seconda dose è stata somministrata a 2,3 milioni di cittadini, il 3,4% del totale. A questo ritmo il premier Boris Johnson riuscirà a vaccinare il 75% della polazione entro i prossimni quattro mesi. 

Israele al top

Israele è stata la prima nazione  a scommettere sulla vaccinazione di massa. Il Paese ha guidato il mondo nelle vaccinazioni e, a febbraio, oltre l'84% degli over 70 aveva ricevuto due dosi. I casi gravi di covid e i decessi sono diminuiti rapidamente. Israele guida la classifica con vaccinazioni sufficienti per coprire il 53,9% della popolazione, che è di poco inferiore ai 9 milioni. Ad oggi il tasso di vaccinazione è in media di 46.250 dosi al giorno. A questo ritmo ci vorranno solo altri tre mesi per coprire il 75% della popolazione.8,884 milioni. Giusto per dare fare un paragone il Bangladesh, tra i Paesi più poveri al mondo, regiustra un tasso di vaccinazione di 60.850 dosi al giorno, in media. A questo ritmo, ci vorranno più di 10 anni per coprire il 75% dei poco più di 160 milioni di abitanti.

Il 50° vaccinato negli Usa

La strategia di Biden

La strategia di Biden si basa soprattutto sull’Operation Warp Speed, una cooperazione pubblico-privato, finanziata dal governo federale con quasi 14 miliardi di dollari e iniziata già sotto l’amministrazione Trump. L'obiettivo sin da subito è statro quello di assicurarsi il maggior numero di vaccini nel minor tempo possibile e soprattutto senza badare al prezzo. Gli Usa hanno per così dire "gettato soldi sul problema", sovvenzionando generosamente le case farmaceutiche per accelerare la velocità della sperimentazione e della produzione. Non solo, ma hanno addirittura comprato "al buio" milioni di dosi già in estate (600 milioni da Pfizer solo in luglio) quando ancora i vari vaccini non avevano ricevuto il via della FDA, la Federal Drug Adimistration, l'ente che certifica un farmaco negli Usa. Per non parlare della fortuna quando hanno piazzato ordini di Moderna e BionTech-Pfizer, prima ancora di sapere se sarebbero stati efficaci. Ma Operation Warp Speed si è anche occupata di favorire accordi fra i concorrenti, come l’intesa che permetterà a Merck di produrre il vaccino monodose Johnson&Johnson. 

L'approccio di Bruxelles

L’Europa ha scelto di agire come blocco, preoccupata giustamente di non lasciare scoperti i suoi membri più piccoli e più poveri. Ma ha affidato il negoziato sui contratti alla Commissione europea, che non aveva alcuna esperienza in materia e si era solo occupata di negoziati commerciali: il focus principale dei negoziatori di Bruxelles con le case farmaceutiche è stato infatti di spuntare il prezzo più basso. La Commissione europea ha cercato di diversificare le fonti, usando anche un approccio geopolitico, come nel caso di Sanofi, la casa francese che si era assicurata un contratto da 300 milioni di dosi ma che poi ha dovuto rinviare a data da destinarsi la finalizzazione del vaccino. A questo va aggiunta la maggiore lentezza di Ema rispetto a Fda. L'ente certificatore europeo, ha adottato un approccio molto più cauto e il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Paese senza un vero servizio sanitario nazionale sta registrando una migliore performance di quelli dell’Unione dove la sanità è da sempre pubblica e sostenuta con le tasse dei contribuenti.

Manon Aubry, europarlamentare

Gli autogol della Commissione Ue

La critica su come ha agito la Commissione sulla questione vaccini è stata esplicitata in modo sublime dalla giovane europarlamentare francese Manon Aubry (Sinistra Unitaria Europea) alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Il suo intervento del 10 febbraio scorso è un preciso, puntuale e circostanziato atto d'accusa nei confronti della presidente della Commissione e della strategia messa in campo per contrastare la pandemia. Nel mirino i contratti "capestro" stipulati con le case farmaceutiche e soprattutto senza alcuna penale nel caso di ritardi come poi è avvenuto. La Aubry denuncia che la Commissione ha abdicato al suo ruolo di garante della salute pubblica, lasciando che i privati dettassero le regole del gioco.  

Il "nazionalismo" dei vaccini

A gennaio l'Ue si è resa conto di aver comprato dosi non sufficienti al proprio fabbisogno. La scarsità si è acuita a gennaio quando si sono verificate le difficoltà di produzione negli impianti europei a cui poi si è aggiunta la sospnesione (momentanea) del vaccino di Astrazeneca che ha causato ulteriori ritardi. Il resto lo hanno fatto il "nazionalismo dei vaccini, che acquisce le tensioni tra produttori e enti nazionali. Ad oggi gli Stati Uniti ad esempio hanno adottato una politica di assoluto protezionismo e non hanno esportato una sola dose di vaccino riservati per la homelan, dove la campagna di vaccinazione ha coinvolto tutti: partner pubblici e privati, l’esercito e la protezione civile, le farmacie e i dentisti, gli studenti di medicina e i veterinari e le prenotazioni si fanno su un sito unico. Una bella lezione di efficienza e coordinamento che l'Europa deve imparare.