"Qui non si tratta di togliere il brevetto ma sospenderne il valore per fare accordi con altre aziende produttrici, al fine di aumentare la produzione dei vaccini. E non serve il parere unanime del World Trade Organization, perchè è un accordo sulla falsariga di quello sancito da Pfizer e Sanofi, che produce per conto dell'azienda americana". A dirlo, sfatando il grande timore dell'annullamento dei brevetti dei vaccini approvati in Europa e Stati Uniti, è Silvio Garattini, farmacologo, presidente e fondatore del'Istituto Mario Negri di Milano che spiega il peso delle parole del presidente americano Joe Biden, che ha parlato di una deroga del brevetto, ovvero una sospensione temporanea.

"Le parole di Biden sui brevetti dei vaccini sono le stesse che in molti abbiamo pronunciato in questi mesi e lo avevo messo nero su bianco in una lettera-appello al premier Giuseppe Conte, insieme a Medici senza frontiere, che però è stato ignorato. Ora Draghi plaude invece alla proposta del presidente Usa- racconta Garattini - Di fronte a 3 milioni di morti nel mondo e 60mila morti solo in Italia dai primi giorni di dicembre, quando avremmo potuto iniziare a vaccinare come in America e Gran Bretagna, se avessimo avuto una produzione con sospensione temporanea del brevetto, la deroga sulle licenze arriva persino tardi. Continuiamo ad essere in ritardo su tutto e ci facciamo bloccare da polemiche inutili perchè la sospensione temporanea a cui ha fatto riferimento Biden e di cui ho parlato anche io, non implica un annullamento, nè decisioni particolarmente complesse tra le aziende, bensi' dialogo e organizzazione tra Paesi. Sanofi e Pfizer lo hanno fatto e un accordo simile può essere replicato, anche includendo il pagamento di royalties".

Del resto, che sia fattibile produrre per conto terzi, l'Italia lo ha capito, tanto che il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha individuato, da settimane, le aziende italiane e ha deciso di destinare all'operazione almeno 400 milioni di euro, solo che siamo ancora lontani dal partire. "In Italia le infrastrutture ci sono, così come in Europa, serve mettere a disposizione la licenza obbligatoria e la volontà di farlo. Pero' non dobbiamo perdere tempo a discutere o stare a guardare", chiosa Garattini.