Quotidiano Nazionale logo
1 mar 2022

Guerra tra Ucraina e Russia, il punto sulle notizie: bombe e morti a Kiev e Kharkiv

L’attacco alle città, la diplomazia, le manovre russe, le sanzioni, la minaccia nucleare e i profughi: cos'è successo negli ultimi giorni

arnaldo liguori
Cronaca
featured image
Illustrazione di Arnaldo Liguori

Nel sesto giorno dell’invasione dell’Ucraina, la Russia ha intensificato i bombardamenti su diversi fronti. A Kiev sono state colpite diverse zone residenziali e la torre della televisione nazionale, mentre a Kharkiv, la seconda maggiore città ucraina, un missile ha colpito il palazzo del governo locale, provocando sette vittime. L’obiettivo (fallito) era di uccidere il governatore e il coordinamento della difesa urbana. Nel sud, invece, le truppe russe sono entrate nella città di Kherson, ma la resistenza controlla ancora gli edifici amministrativi.

Dopo il fallimento dei negoziati di lunedì, domani è previsto un altro incontro diplomatico tra i delegati russi e ucraini. Tuttavia, ci sono poche speranze di successo dato che le posizioni delle due parti sono inconciliabili e che il presidente russo Vladimir Putin non ha mai interrotto gli attacchi.

In generale, la Russia sta incontrando una resistenza più feroce del previsto ed è sempre più isolata a livello internazionale. Tutte le nazioni occidentali, comprese quelle più neutrali come Svezia, Finlandia e Svizzera, si sono unite alle sanzioni. La borsa russa è rimasta chiusa per due giorni, dopo che lunedì il valore del rublo è crollato di quasi il 30 per cento.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di crimini di guerra per aver preso di mira i civili e si appellato al Parlamento europeo per far entrare il suo Paese nell’Unione europea. In risposta, l'assemblea ha accelerato le procedure di ingresso dell'Ucraina nella comunità. Secondo il ministero degli Esteri italiano dall’inizio dell’invasione sono morti almeno 400 ucraini, tra cui 20 bambini. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha dichiarato che circa 660 mila profughi sono fuggiti dal Paese, per lo più verso l’Unione europea.

 

Come sta andando l’invasione

La Russia ha invaso l’Ucraina da tre direzioni: nord, est e sud. Ma dopo sei giorni, l'avanzata russa è rallentata dalla resistenza, che è riuscita a mantenere il controllo Kiev e Kharkiv. Tuttavia, secondo un’analisi dell’Institute for the study of war, “l'esercito russo sta riorganizzando i suoi sforzi militari nel tentativo di rimediare alla scarsa pianificazione ed esecuzione” delle precedenti offensive.

La Russia ha sottovalutato la volontà e la capacità degli ucraini di resistere. Nel nord-est, le forze russe stanno affrontando crescenti problemi di morale e di approvvigionamento. Inoltre, la Russia ha sorprendentemente fallito nel guadagnare la superiorità aerea e nel mettere a terra l’aviazione ucraina, che controlla ancora i cieli. Nei prossimi giorni, tra l'altro, arriveranno nel Paese molte armi da parte delle nazioni europee, tra cui sistemi anticarro, antiaereo, mitragliatrici ed equipaggiamenti da difesa come elmetti e giubbotti antiproiettile.

Di fronte al mancato crollo della resistenza, la Russia sta riorganizzando i suoi sforzi militari in vista una pesante offensiva che inizierà, secondo gli analisti, entro giovedì. Una colonna di carri armati, blindati e artiglieria lunga quasi 60 chilometri si è diretta e posizionata nei pressi di Kiev. Secondo l'intelligence statunitense, l'esercito russo ha messo in campo circa il 75-80 per cento della forza militare prevista inizialmente.

Un altro grosso pericolo viene anche dal fronte meridionale, dove la Russia è avanzata con l’obiettivo di tagliare fuori le forze ucraine che difendono la città di Mariupol e il Donbass. “I leader ucraini – si legge nel rapporto dell’Institute for the study of war – potrebbero presto affrontare la dolorosa decisione di ordinare il ritiro di quelle forze e la cessione dell'Ucraina orientale” oppure consentire che una grossa parte dell’esercito regolare “venga circondato e distrutto”.

 

Perché la Russia ha invaso l’Ucraina

Da tempo, la Russia teme che l’Ucraina si unisca – anche in lontano futuro – all’Unione europea o alla Nato (l’alleanza che include Stati Uniti e vari Paesi europei e occidentali, tra cui l’Italia). Da sempre, la Russia soffre della cosiddetta «sindrome dell’accerchiamento» e percepisce come una minaccia avere ai suoi confini dei Paesi membri nell’alleanza atlantica.

Con l’invasione, Putin vorrebbe dissuadere l’Occidente a riavvicinarsi all’Ucraina oppure instaurare un regime a lui favorevole. Per questo il suo obiettivo prioritario è conquista la capitale, Kiev, è rovesciare il governo di Zelensky. Secondo quasi tutti gli osservatori, tuttavia, Mosca non si aspettava una reazione internazionale così unita e ferma.

 

L’efficacia e il prezzo delle sanzioni

L’Unione europea, gli Stati uniti e vari Paesi della Nato hanno varato ampie sanzioni economiche contro la Russia. È stato congelato quasi il 50 per cento delle riserve della Banca centrale russa (quelle detenuto all’estero) e sono state bloccate le attività finanziarie di Putin e di quasi 500 oligarchi russi. Sette grandi banche russe verranno escluse dal sistema internazionale di pagamenti Swift, rendendo loro estremamente difficile operare. Oltre a questo, sono previsti embarghi a vari settori strategici del commercio nei confronti della Bielorussia, alleata di Mosca.

L’obiettivo è rendere difficile alla Russia finanziare la guerra in Ucraina e danneggiare la sua economia. Gli effetti si fanno già sentire: in un giorno, il rublo ha perso quasi il 30 per cento del suo valore e secondo una stima dell’istituto finanziario J.P. Morgan, entro qualche mese le sanzioni potrebbero costare alla Russia fino al 20 per cento del Pil.

Il problema è che nel medio periodo le sanzioni danneggeranno anche le economiche occidentali. Gli europei, in particolare, rischiano di subire un danno maggiore rispetto agli americani. La Russia è il quinto partner commerciale dell’Unione europea, il terzo dell’Italia. Al contrario, gli Stati Uniti hanno traffici molto più limitati.

Ma il problema principale riguarda il gas naturale, da cui l’Europa è largamente dipendente. Dall’inizio della crisi, il prezzo del gas è aumentato vertiginosamente e questo porterà ad un aumento a catena del prezzo dell’elettricità e dei beni in generale.

Gli effetti saranno particolarmente duri per l’Italia. Il nostro Paese importa il 43 per cento del gas dalla Russia e lo utilizza per produrre circa il 60 per cento dell’elettricità. Il primo trimestre di quest’anno è iniziato con un’impennata della bolletta del 55 per cento e, secondo le stime, aumenterà ancora.

 

La minaccia di una guerra nucleare

La tensione internazionale è cresciuta improvvisamente quando domenica sera Putin ha messo in allerta il sistema difensivo nucleare a seguito delle sanzioni economiche occidentali. Il Paese possiede circa 6 mila testate nucleari disseminate nel suo vasto territorio, benché solo circa 1.600 siano dispiegate come armi terrestri, marittime e aeree o come missili intercontinetali.

La possibilità che Putin scelga di utilizzare armi nucleari, tuttavia, sono assolutamente remote. Secondo la maggior parte degli esperti, la minaccia ha solo una funzione di deterrenza: lo scopo è di scoraggiare qualsiasi intervento militare diretto dell’Occidente in Ucraina.

 

La questione dei profughi

Secondo le stime dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, se la guerra proseguirà ci saranno oltre 4 milioni di profughi. All'inizio del conflitto l'Ucraina ha promulgato la legge marziale per richiedere agli uomini dai 18 ai 60 anni di rimanere nel paese. Ciononostante, nei primi giorni dell’invasione, oltre 660 mila persone – soprattutto donne e bambini – sono fuggite verso la Polonia, l’Ungheria, la Slovacchia, la Romania, la Moldavia e la Russia (dal confine russo passano soprattutto le popolazioni filorusse e i profughi diretti a oriente). 

L’Unione europea sta già lavorando a un piano di accoglienza e redistribuzione all’interno dei Paesi membri. Se la risposta sarà unanime, i profughi saranno redistribuiti in base alla quota fissata dal Bilancio europeo: l’Italia, in questo, dovrà ospitare il 13 per cento degli ucraini in fuga. La Commissione europea è già pronta a stanziare nuovi fondi per fare fronte alla crisi migratoria.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?