Roma, 30 maggio -  E' passata una settimana esatta da quella maledetta domenica 23 maggio in cui 14 persone, tra cui due bambini, di 2 e 9 anni, sono morte nel crollo della funivia Stresa-Mottarone. E man mano che passano i giorni si delineano sempre più i contorni di quella che appare come una tragedia annunciata e non un tragico incidente, come ipotizzato nelle prime ore. Ma ripercorriamo le principali tappe della vicenda che ha spazzato via 5 famiglie e lasciato orfano un bimbo di appena 5 anni, il piccolo Eitan, al quale ora dovranno spiegare perché la sua mamma e il suo papà non ci sono più.

Domenica 23 maggio: la tragedia

Un cavo della funivia del Mottarone, in Piemonte, si spezza a 100 metri dalla vetta, la cabina precipita. E' l'inferno. Uno schianto tremendo che squassa la cabina e lascia sul terreno i corpi di 14 persone: 9 intrappolate all'interno del relitto della cabina, gli altri sono trovati all'esterno. "Una scena da incubo" come la definiscono i soccorritori. Unico sopravvissuto il piccolo Eitan, 5 anni, salvato dall'abbraccio del suo papà. Il bambino viene ricoverato a Torino in prognosi riservata.

Lunedì 24 maggio: aperta indagine per disastro

Il giorno dopo il terribile incidente che ha distrutto cinque famiglie, il procuratore della repubblica Olimpia Bossi apre un fascicolo per omicidio colposo plurimo, disastro colposo con messa in pericolo della sicurezza dei trasporti e lesioni gravissime. Cavo tranciato e mancato funzionamento del sistema frenante di sicurezza: sono i due punti cardine dell'indagine aperta per accertare le cause della tragedia. Tra i nodi da sciogliere anche quello su chi sia l'attuale proprietario della funivia. "Era della Regione Piemonte - ha precisato il magistrato - e ora dovrebbe essere il Comune di Stresa, ma non si sa se è avvenuto il passaggio di proprietà" .Passaggio che, ha assicurato in serata il sindaco del comune Marcella Severino, non "è ancora completato, per cui la proprietà è ancora regionale". E inizia il rimpallo di responsabilità. Intanto emerge che l'ultima revisione dei cavi è del novembre 2020 e il 3 maggio scorso, come ha affermato in una nota la Leitner che esegue la manutenzione, sono stati effettuati "manutenzione e controllo delle centraline idrauliche di frenatura dei veicoli".


Martedì 25 maggio: il primo indagato

Spunta il primo nome nel registro degli indagati per l'incidente della funivia del Mottarone: si tratta di un dipendente della Ferrovie del Mottarone Srl, la società che gestisce la funivia. E' una giornata intensa, in caserma vengono sentite diverse persone. L'attenzione si concentra anche sul ''forchettone'' che tiene distanti le ganasce dei freni e non è stato rimosso per "evitare disservizi". Si tratta di una piastra metallica che non doveva essere lì e che viene inserita manualmente nella parte alta del carrello della cabina. Serve per tenere forzatamente in posizione aperta proprio i freni di emergenza. La svolta nelle indagini arriva quasi all'alba dopo una notte di interrogatori.

Mercoledì 26 maggio: tre arresti

Tre persone vengono fermate dopo una notte di interrogatori e arrivano anche le prime ammissioni. Luigi Nerini, titolare della società che ha in gestione l'impianto, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, rispettivamente direttore dell'esercizio e capo servizio della funivia, sono accusati, in concorso tra loro, di omissione dolosa. Ma il sospetto degli inquirenti è che anche altri sapessero delle anomalie della funivia e di quel 'forchettone', il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni, e che sarebbe all'origine della tragedia. Intanto il piccolo Eitan inizia a respirare da solo e apre gli occhi.

Giovedì 27 maggio: funerali e lutto cittadino

Le attenzioni degli inquirenti si concentrano anche sulla fune trainante della funivia del Mottarone, ritenuta "l'innesco del disastro". Il consulente del pm si reca sul luogo della tragedia, viene sequestrata la scatola nera dell'impianto che potrebbe contenere particolari utili alle indagini. Intanto è il giorno dei funerali di alcune delle vittime e del lutto cittadino, proclamato in diversi comuni per ricordare chi ha perso la vita nel disastro. E' il giorno dell'addio e del dolore, ma anche della speranza che ora ha il nome di Eitan. Il piccolo, unico sopravvissuto, inizia a parlare con la zia Aya e si guarda intorno.

Venerdì 28 maggio: quei rumori sospetti ignorati

Giorno dopo giorno emergono nuove inquietanti verità. Il capo servizio dell'impianto della funivia del Mottarone, Gabriele Tadini, annotò il falso nel "Registro Giornale", dove vanno segnalati quotidianamente gli eventuali problemi tecnici, parlando di "esito positivo dei controlli" in particolare sul funzionamento dei freni. E lo avrebbe fatto sia il 22 che il 23 maggio, ossia il giorno stesso della tragedia. Per la Procura di Verbania mentì malgrado avesse "sentito provenire dalla cabina un rumore-suono caratteristico riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante" che si ripeteva "ogni due-tre minuti" e da tempo. Intanto i tre fermati restano in carcere. Per i pm, continuando a lavorare in questo settore, potrebbero rimettere in pericolo la "sicurezza pubblica" e reiterare il reato. 

Sabato 29 maggio: liberi due dei tre fermati. Uno ai domiciliari

Il giudice non convalida il fermo per i tre indagati accusati di omicidio colposo plurimo: il gestore dell'impianto della funivia del Mottarone Luigi Nerini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio lasciano il carcere di Verbania, mentre va agli arresti domiciliari il caposervizio Gabriele Tadini che ha ammmesso di aver manomesso il sistema di frenata di sicurezza. La decisione arriva al termine di una giornata di interrogatori. Se per Tadini pesano le confessioni rese ai magistrati sul forchettone, Nerini e Perlocchio tornano a casa dopo il fermo scattato all'alba di mercoledì. Contro di loro gli elementi raccolti non risulterebbero sufficientemente gravi per una misura cautelare.

Domenica 30 maggio: testimonianza concordi contro Tadini

Un minuto di silenzio ha avvolto Stresa oggi a mezzogiorno, esattamente sette giorni dopo la tragedia del Mottarone. Intanto emergono i particolari dell'ordinanza del gip di Verbania, Donatella Banci Buonamici, che ha rimesso in libertà il titolare della società Nerini e il direttore di esercizio Perocchio, concedendo i domiciliari al caposervizio responsabile del funzionamento dell'impianto Tadini. Sono le dichiarazioni degli altri dipendenti della società di gestione della Funivia del Mottarone ad avere, da un lato confermato gli indizi a carico di Tadini, e dall'altro fatto verir meno il valore della chiamata in correità dello stesso Tadini a carico di Enrico Perocchio e Luigi Nerini.