Porto Ceresio (Varese), 10 marzo 2018 - La fidanzata lo tradisce con il suo migliore amico, lui manda il rivale all’ospedale. E viene condannato 5 mesi (con pena sospesa). L’accusa aveva chiesto due anni ma il giudice ha ritenuto che il fatto che il tradimento coinvolgesse il migliore amico dell’imputato costituisse un’attenuante alla sua ira. «La morale batte la norma - commenta Corrado Viazzo, legale del trentacinquenne finito a processo per lesioni -. L’amicizia tradita è risultata più grave dell’amore infranto, e il fatto che il mio assistito sia stato preso in giro da quello che considerava un fratello è stato in parte ritenuto dal giudice giustificato motivo per l’ira dimostrata».

I fatti nel maggio 2016. Nella piccola e incantevole Porto Ceresio, Comune ad alto tasso di frontalieri, l’imputato trova lavoro in Svizzera. Un contratto che lo avrebbe portato lontano da casa e dalla fidanzata per due mesi. Due mesi durante i quali lui non immagina nulla. I rapporti con l’amata sembrano essere normali, nonostante la lontananza. Quando torna a Porto Ceresio, dopo la lunga assenza, il trentacinquenne va al bar del paese per salutare gli amici. «E lì apprende - spiega Viazzo - che la fidanzata l’aveva tradito con il suo migliore amico». Ferito al cuore, l’uomo chiede al rivale un chiarimento «e gli dà appuntamento in quello stesso locale». L’altro non si presenta. Forse non vuole litigare, probabilmente si sente in colpa. Ma il trentacinquenne a quel punto perde del tutto la calma e raggiunge l’ex migliore amico a casa. Lì i due hanno un violento litigio e il tradito alla fine prende a bastonate il rivale, utilizzando il manico di un’accetta. Lo ferisce, e la prognosi supera i 20 giorni. Scatta la denuncia per lesioni, il trentacinquenne arriva a processo davanti al giudice varesino Giuseppe Fertitta. «E qui è arrivata la sentenza inusuale che rischia di fare giurisprudenza - spiega Viazzo -. Recentemente anche la Cassazione si è espressa in questo senso».

L'accusa aveva chiesto una condanna a due anni. Il giudice l’ha ridotta di molto, condannando l’imputato a 5 mesi. E ha concesso un’attenuante molto particolare. «Il giudice non ha considerato il tradimento attenuante alla rabbia - spiega Viazzo -, bensì il rapporto di amicizia fraterna che legava tradito e amante. Un’amicizia che durava da anni: il traditore è il migliore amico, a questo punto ex, del mio assistito. È questo il legame spezzato che in parte giustifica l’ira dell’imputato, secondo il magistrato. L’amicizia batte l’amore. Un tradimento, naturalmente, non giustifica la violenza. E il mio cliente è stato condannato perché il suo comportamento è inaccettabile. Ma ha ottenuto questa particolare attenuante: lo choc causato dall’amico traditore ha parzialmente giustificato l’ira dimostrata».