Una sacca di plasma prelevato ad un ex malato Covid e usato poi per successive trasfusioni
Una sacca di plasma prelevato ad un ex malato Covid e usato poi per successive trasfusioni

Milano, 9 giugno 2020 - Il Tar ha bocciato l’accordo di collaborazione scientifica tra il Policlinico San Matteo di Pavia e la Diasorin sui test sierologici, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Francesco Abiosi, difensore della società lodigiana Technogenetics, basato sul presupposto di una concorrenza sleale. "Mediante l’attribuzione diretta – scrivono i giudici – il Policlinico ha consentito ad un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura ad evidenza pubblica, ancorché non tipizzata, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell’esclusiva disponibilità e commerciabilità dell’operatore stesso". E ancora: "La Fondazione San Matteo ha impegnato risorse pubbliche, materiali ed immateriali, con modalità illegittime, sottraendole, in parte, alla loro destinazione indisponibile". Secondo i giudici amministrativi, beni pubblici come i laboratori e i ricercatori sono stati messi a disposizione di un interesse privato senza una leale competizione. Il tribunale ha condannato la Fondazione e la Diasorin a pagare in solido le spese legali e trasmesso gli atti alla procura presso la Corte dei Conti di Milano. "La sentenza parla da sé", ha commentato l’ad di Tecnogenetics, Salvatore Cincotti, esprimendo la soddisfazione dell’azienda lodigiana, che sull’affidamento diretto dei test sierologici da parte del sistema sanitario lombardo ha anche presentato un esposto, a seguito del quale la Procura di Milano ha aperto un fascicolo.

Secondo la piemontese Diasorin, che ha incaricato i suoi legali di proporre immediatamente appello al Consiglio di Stato, il Tar "non ha correttamente interpretato la natura dell’accordo intercorso col San Matteo". Il Policlinico di Pavia "prende atto" della sentenza, ma "ribadisce la piena legittimità e correttezza dell’accordo di collaborazione" per la validazione di un test sierologico che ambisce a individuare gli anticorpi “neutralizzanti“, in grado di bloccare la replicazione del virus, "che rientra appieno nelle prerogative istituzionali degli Irccs di diritto pubblico". La Fondazione "ha agito nel pieno delle sue funzioni istituzionali", aggiunge il presidente Alessandro Venturi, annunciando anche lui l’impugnazione della sentenza "chiedendo la sospensione della stessa e rivendicando la libertà di ricerca come principio costituzionale fondamentale".

«Era un accordo di collaborazione scientifica come se ne fanno mille, ed è sottratto alle regole del codice dei contratti, perché è una convenzione peraltro attiva per il San Matteo, che incassa soldi anche sulle royalties di future vendite, da dedicare alla ricerca scientifica - si è poi sfogato Venturi -. Una bella storia di cui andare fieri: proventi per la ricerca pubbica che derivano da vendite fatte in altri Paesi, che hanno scelto un test sierologico validato da noi".