Pavia, 11 ottobre 2018 - Quello che avevano messo in piedi era un ciclo intero, che partiva dalla raccolta dei rifiuti illeciti - principalmente plastica industriale - passava per lo stoccaggio e finiva con l'incenerimento: una tecnica ormai acquisita che voleva fare della Lombardia la nuova "Terra dei fuochi". I carabinieri di Stradella e Pavia insieme ai carabinieri forestali, con il coordinamento della procura di Pavia e della Dda di Milano, sono riusciti a sgominare l'intera banda che si occupava di recuperare i materiali e trasferirli in capannoni come quello che il 3 gennaio scorso, a Corteolona, nel Pavese, è stato incendiato, costringendo i vigili del fuoco ad un'operazione lunga piu' giorni per spegnere il rogo. A capo dell'organizzazione c'era Riccardo Minerba, di origini
lecchesi, pregiudicato per false fatturazioni: secondo i carabinieri, oltre al terreno nel pavese, avrebbe avuto intenzione di prendere in affitto almeno altri 3 capannoni nelle province di Novara, Bergamo e Sondrio, per stoccare ulteriori rifiuti

Il giro d'affari era particolarmente fruttuoso: nel solo sito di Corteolona, in 3 mesi (a partire da settembre 2017) Manerba ne avrebbe fatti portare 7mila tonnellate per un guadagno di 1,7 milioni di euro. A lui si sarebbero rivolti i titolari di ditte di smaltimento autorizzate a Nova Milanese  e a Corsico, visto il risparmio che Minerba proponeva loro: affidandogli il loro surplus potevano infatti evitare di pagare decine di migliaia di euro di ecotassa regionale; anche loro sono stati arrestati. Nell'ordinanza anche il titolare della ditta di trasporti che organizzava i viaggi e il via vai di camion dal sito dove poi sarebbe stato appiccato l'incendio che gia' il 10 gennaio, pochi giorni dopo il fatto, sarebbe entrato nell'occhio degli investigatori; nei suoi impianti del Bresciano (tra Montichiari e Lumezzane) erano state fatte in pochi giorni 11 perquisizioni. A fare da tramite tra Minerba e Stefan Daniele Miere, il romeno di 42 anni accusato di aver materialmente appiccato il fuoco il 3 gennaio, era invece Vincenzo Divino: i rapporti con il capo dell'organizzazione sono testimoniate dai messaggi in codice poco prima del fatto: "La torta e' pronta ed e' stata irrorata di liquore soprattutto al centro, domani potrai ubriacarti con facilita'" scriveva, riferendosi al combustibile gettato attorno al capannone.

Nei filmati delle telecamere si nota, qualche giorno prima del tre gennaio, il sopralluogo fatto per individuare il punto in cui far partire le piante. Anche per questi ultimi due soggetti è scattato l'arresto. I carabinieri sono certi che i rifiuti entrati nel circuito siano tutti provenienti dalla provincia di Milano: si tratta di residui di lavorazioni industriali della plastica, un tempo rivenduti in Africa e Cina; da quando però le esportazioni si sono interrotte e' stato piu' facile il proliferare delle attivita' illecite. Gli arrestati sono in questo caso tutti lombardi; da accertare se ci possano essere stati in altri contesti rapporti con la criminalità organizzata, che fa del traffico di rifiuti una della sue principali entrate