Milano, 14 novembre 2019 - La Guardia di finanza di Milano, in collaborazione con i colleghi di Busto Arsizio, ha eseguito l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'ex eurodeputata di FI Lara Comi, finita agli arresti domiciliari, così come Paolo Orrigoni, patron dei supermercati Tigors e candidato sindaco del centrodestra a Varese alle ultime elezioni amministrative. Mentre per l'ex direttore generale di Afol, l'agenzia per il lavoro e la formazione della città Metropolitana, Giuseppe Zingale è stato disposta la reclusione. (Il dirigente aveva presentato le dimissioni prima di essere licenziato dal cda e sospeso cautelarmente da ogni funzione già l'1 ottobre scorso). I tre sono accusati, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa. Nell'ordinanza che ha portato l'ex europarlamentare ai domiciliari si legge: "Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all'incameramento di finanziamento illeciti".  Sono stati fissati per lunedì prossimo gli interrogatori di garanzia di Lara Comi e degli altri due arrestati.

In ansia per papà

L'unica "preoccupazione" espressa al momento dell'arresto da Lara Comi, stando a quanto riferisce il suo avvocato Giampiero Biancolella, "è la salute dei genitori". In particolare, spiega il legale, quella del padre che proprio stamattina in ospedale "ha appreso dai telegiornali dell'arresto della figlia, prima di essere sottoposto a una delicata operazione". "Nella storia del nostro Paese - prosegue Giampiero Biancolella - penso che Lara Comi sia la prima ex parlamentare donna arrestata".

L'inchiesta "Mensa dei poveri"

Le misure cautelari fanno parte di un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell'ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo 'azzurro' Fabio Altitonante e dell'allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto "burattinaio" del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz. Lara Comi risponde di tre vicende. La prima riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società da parte di Afol "dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e  Zingale", come riportato negli atti depositati nella tranche principale. Circostanza messa a verbale da una stretta collaboratrice dell'ex eurodeputata in un interrogatorio del 14 maggio: "Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (...) mi scriveva 'Zingale vorrà un regalo di Natale'". E aggiunse : "Mi parlò della necessità di pagare in vista dell'estensione dell'incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale". 

Le accuse

L'esponente di FI è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall'industriale bresciano e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea. Nel terzo episodio (truffa aggravata al Parlamento europeo) sarebbe coinvolto anche un giornalista, che collaborava con Comi come addetto stampa, con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall'Europarlamento. Interrogato dai pm ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro, con l'obbligo di restituirne duemila a FI per pagare le spese della sede che Comi non pagava. Di Orrigoni, infine, ex candidato sindaco di Varese, ha invece parlato l'imprenditore Pietro Tonetti. Ha raccontato che, d'intesa con lui, Orrigoni avrebbe versato l'anticipo di 50mila euro della presunta tangente, mascherata sotto forma di incarico a uno studio di ingegneristica, per ottenere la variante di destinazione d'uso di un terreno a Gallarate su cui aprire un nuovo supermercato.

Le intercettazioni

Lara Comi sapeva di poter essere indagata. In una conversazione intercettata cerca di concordare versioni da fornire a giornalisti e magistrati. "Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17k (17mila euro, secondo l'accusa, ndr), non ho mai avuto consulenze con Afol né di società a me collegate che non esistono...". All'amica con cui tesse affari, nel gennaio scorso la Comi consiglia di utilizzare "Telegram che è più comodo" e consente la distruzione dei messaggi, quasi a comunicare la paura di essere intercettata. La Comi suggerisce anche di non rispondere a telefonate 'sospette': "Se dovessero chiamarti non rispondere né al telefono, né agli sms poi ti spiego". 

Contratti "anomali" e fittizi

"Mi hanno fatto un contratto come badante, tipo filippina, io sono il filippino della Comi, sono una forma finta del filippino della Comi". Così un commercialista, intercettato nel giugno 2018, parlava del fatto che fosse stato "individuato per assumere il ruolo di collaboratore fittizio della Comi, prima che Nino Caianiello, il presunto 'burattinaio' del sistema, scegliesse la soluzione  di gonfiare lo stipendio dell'allora addetto stampa dell'eurodeputata per far rientrare soldi in suo favore. Non è l'unico contratto anomalo che emerge dall'inchiesta.  Caianiello, sarebbe stato assunto 'a sua insaputa' dalla Comi. Nell'interrogatorio dello scorso 2 settembre scorso, i pm milanesi fanno presente a Caianiello dell'esistenza di un contratto, la cui durata è dall'1 novembre al 31 dicembre 2016, in cui risulta assunto come collaboratore dell'ex europarlamentare. Un incarico da 40 ore settimanali per un corrispettivo di 2.450 euro lordi mensili. "Riconosco la firma mostratami come la mia, ma non ricordo di avere svolto questo incarico e, comunque, nego di avere svolto un'attività in relazione a questo contratto diversa da quella che già da dieci anni svolgevo in favore del partito e quindi della Comi quale coordinatrice provinciale", spiega ai magistrati. "Tuttavia - aggiunge - da più persone la Comi veniva pressata affinché trovasse un modo per riconoscermi dei sussidi economici per l'attività che, di fatto, ho continuato a svolgere dopo la formale dismissione della carica di coordinatore provinciale".

Gli insulti di Caianiello

Nelle intercettazioni in cui Nino Caianiello insultava la Comi: "Veniamo sulle due cose, uno questa cretina della Lara a che punto stiamo? (Lara Comi, ndr) perché io la vedo stasera, così gli faccio lo shampoo", diceva il 29 novembre 2018 l'ex coordinatore di Forza Italia, parlando con Zingale, che gli rispondeva: "Il 17 già liquidato, 21 gli ho fatto il contratto". Sempre Caianiello, secondo qualto si legge nell'ordinanza, durante un'intercettazione del 25 marzo 2019, in un ristorante di Milano, dice che "Tatarella e Bestetti (coordinatore nazionale di FI Giovani, non indagato, ndr) sono suoi 'figliocci milanesi' e hanno già 'imparato' da lui" e "hanno superato già il papà".