Milano, 21 luglio - Non ci sono solo i vaccini nella battaglia contro il Covid. Un'arma in più arriva dagli anticorpi monoclonali, in particolare da un anticorpo monoclonale di seconda generazione, come quello italiano in fase II e III di sperimentazione, che in base agli studi consentirebbe di neutralizzare tutte le varianti di Sars-CoV-2. Un toccasana per uscire dalla pandemia. 

"E' un rimedio molto importante. Stiamo tutti aspettando con ansia di vedere i risultati" commenta Silvio Garattini, presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, commentando le parole dello scienziato Rino Rappuoli, 'papà' del monoclonale made in Italy. "Se riuscissimo ad avere un farmaco efficace - aggiunge Garattini - sarebbe la giusta integrazione del vaccino, perché avremmo un'opzione" terapeutica per trattare "anche i casi che" si registrano in persone che "non si possono vaccinare per ragioni mediche o i casi colpiti da una variante che magari non è sensibile al vaccino Speriamo che i risultati possano arrivare prima di fine anno e che siano buoni. Sarebbe un bel contributo dell'Italia".

Nonostante i primi risultati del supermonoclonale made in Italy siano ottimi, mancano candidati-pazienti e finanziamenti, con il risultato che i tempi della fase 2 e 3 non sono prevedibili. A lanciare l'allarme è stato lo stesso  Rappuoli: "Il programma prevede che il test venga effettuato su 800 persone che hanno avuto tampone positivo: abbiamo cominciato a metà maggio e finora ne abbiamo reclutati solo un centinaio". Per risolvere il problema la Regione Toscana sta diffondendo l'opportunità del monoclonale via internet. Un'oppprtunità per evitare che la ricerca continui all'estero.