Tiziana Giardoni e i Pooh: Roby Facchinetti, Red Canzian e Riccardo Fogli
Tiziana Giardoni e i Pooh: Roby Facchinetti, Red Canzian e Riccardo Fogli

Milano, 28 novembre 2020 - Ieri il nuovo lutto che ha colpito la grande famiglia dei Pooh: a pochi giorni dalla morte dello storico batterista Stefano d'Orazio, si è spento il padre di Tiziana Giardoni, moglie dell'artista. Sui social Roby Facchinetti è stato il primo a dare l’annuncio. “Cara Tiziana, ancora una volta la vita ti sta mettendo alla prova con questo ulteriore e insopportabile dolore ha scritto il cantante, pubblicando uno scatto di Stefano e suo suocero.  Il batterista dei Pooh e Tiziana si erano sposati nel settembre 2017, nel giorno del 69esimo compleanno del musicista. Una splendida storia d'amore, iniziata nel 2003 , spezzata dal virus. Oggi Roby Facchinetti ha voluto condividere sui social una amara riflssione sulla morte nell'era del Covid-19, che a marzo-aprile ha duramente colpito la sua città. Tanto che, proprio con l'amico e collega D'Orazio, era nata la canzone "Rinascerò, rinascerai": un inno alla vita dalla terra messa in ginocchio dal virus. "In Italia bisogna trovare il modo di garantire l'ultimo atto d'amore", ha spiegato l'artista, rivolgendosi al Governo. 

"Purtroppo, è venuto a mancare anche il papà di Tiziana, l’adorata moglie del nostro Stefano - ha scritto oggi su Facebook Roby Facchinetti, scrivendo ai numerosi follower -. Un dolore gigantesco per il quale voglio stringermi a Tiziana in un abbraccio infinito, che so verrà arricchito dai vostri pensieri. Quando però le ho telefonato, al di là dello smarrimento e della sofferenza ho dovuto anche, purtroppo, condividere una sua grande rabbia: per non poter rivolgere un ultimo saluto al babbo, esattamente come non aveva potuto accarezzare per l’ultima volta il viso di Stefano. E, francamente, credo che questo sia inaccettabile in un Paese civilizzato; anche in un tempo d’emergenza come questo, che però stiamo ormai vivendo da mesi, non ha scusanti il fatto che non si trovi una soluzione per assicurare questo necessario e ineludibile diritto, il diritto all’ultimo atto d’amore, a chi già vive la tragedia d’una perdita". 

"E non parlo solo per Tiziana o per il caso di Stefano, cui peraltro neanche io e i miei amici per sempre siamo riusciti a dare un vero addio: parlo in generale - ha sottolineato il cantante -. Tanti, purtroppo, hanno vissuto e stanno vivendo lutti dovuti alla pandemia. E tutti, tutti, si sono visti negati il diritto di salutare il proprio congiunto. Già questo maledetto virus porta i malati a soffrire in solitudine, lontani da ogni conforto affettivo, anche quando la gravità non li conduce in terapia intensiva… Ma questo tutto sommato si può capire, ci mancherebbe. Però quando i malati cedono al virus, ecco, che ancora oggi a mesi dall’inizio della pandemia non si sia riusciti a trovare la strada di far esercitare il diritto di amare, questo lo trovo davvero inaccettabile". 

"Sia chiaro: non parlo dei medici, degli ospedali, degli infermieri, dei direttori sanitari - ha precisato -. Loro sono e rimangono persone cui non mancherò mai di rivolgere un grazie, per come mettono a rischio in primis loro stessi per gli altri, per la mole insostenibile di lavoro e sofferenza di cui si fanno carico, per il fatto che questo Stato li lascia spesso senza aiuti. Però credo che lo Stato, che la politica possa, anzi debba visto che parliamo d’un diritto senza se e senza ma, escogitare delle vie d’uscita al problema. Da febbraio a oggi avrebbe dovuto già farlo. Delle camere asettiche? Delle coperture di plexiglass per i feretri? L’utilizzo delle stesse tute, maschere, protezioni dei sanitari, almeno per una persona a defunto? Qualcosa senz’altro è possibile, fare; e soprattutto credo sia inaccettabile continuare a non risolvere il problema, a ignorarlo, arrivando ad aggiungere tragedia alla tragedia che già troppi stanno vivendo"

"Si soffre infinitamente, sapete, a non poter dare un ultimo sguardo a un volto amato; a non poterlo accarezzare, a non potersi fermare anche solo un paio di minuti a contemplarlo, rivolgendo una preghiera al Cielo o riandando con la mente alla tenerezza delle memorie - spiega Roby Facchinetti -. È un diritto, un diritto inalienabile amare un proprio congiunto e volergli, dovergli dire addio! E deve restare un diritto anche quando priorità emergenziali arrivano a scompaginare la nostra quotidianità. La pietà è appunto il diritto, il diritto di chi resta ma anche di chi se ne va, di amare ed essere amati. E di farlo e poterlo essere sino alla fine, sino all’ultimo istante prima che la terra di cui i nostri cari e tutti noi siamo fatti smetta di poter vedere il cielo".