Guardia di finanza (Foto di repertorio)
Guardia di finanza (Foto di repertorio)

Messina - Era titolare di due bar in pieno centro a Messina, luogo di ritrovo della movida. Ma in realtà a gestire gli affari c'era il padre. E' stata arrestata questa mattina nella città sullo stretto Stefania Sparacio, 26 anni, figlia del boss Salvatore Sparacio. La Guardia di finanza ha sequestrato i due locali, immobili e auto per oltre un milione di euro. La donna è accusata di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Le intercettazioni

Durante le indagini è emerso come il boss prendesse decisioni autonome, senza minimamente interpellare la figlia, solo formale titolare delle attività commerciali. In un'occasione, ad esempio, Sparacio dispose il licenziamento del banconista. "Ma quello che ca…risponde a telefono, lui si deve stare dietro al banco… va e rimproveralo... non deve rispondere lui al telefono… cos'è questo bordellino… lunedì se ne deve andare… troppo babbo è". Ancora, parimenti, emergeva come al boss fosse rimessa anche la gestione economica degli esercizi di ristorazione oggi sottoposti a sequestro. "Gli dobbiamo dare una stretta alle spese - diceva non sapendo di di essere intercettato - sono due giorni che faccio spese in continuazione e non va…". 

La storia criminale del boss

Salvatore Sparacio,  nipote del pentito Luigi Sparacio, è stato coinvolto, nell'aprile scorso, nell'operazone "Provinciale", che ha smantellato il gruppo criminale attivo nel Rione Ariella, conosciuto come Fondo Pugliatti. Le indagini dirette dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina ed eseguite dagli specialisti del Gico della Guardia di finanza peloritana avevano documentato come il clan mafioso costituisse un importante riferimento per le scommesse illecite, tanto da spuntare commissioni del 40% sugli incassi, forte anche di consolidati rapporti con dirigenti maltesi del settore, rilevando, pericolose connessioni con esponenti della politica locale.

Nell'aprile del 2020, in pieno lockdown, fece scalpore il funerale del padre di Sparacio, in violazione di tutte le norme anti Covid all'epoca vigenti. Il provvedimento di oggi interviene dopo il recente riconoscimento, da parte del Tribunale del Riesame, dell'esistenza e autonoma operatività del clan mafioso, inizialmente ritenuto subordinato a un altro clan, quello dei Lo Duca. Nel merito, su appello della Dda, il Riesame ha affermato come i rapporti tra i due boss e i due clan fossero caratterizzati da un patto di "non belligeranza" in forza del quale il referente di un gruppo criminale interviene nei momenti di difficoltà attraversati dal gruppo concorrente, così disponendo l'aggravamento della misura cautelare nei confronti dei partecipi degli indagati inizialmente posti ai domiciliari e poi condotti, in questo mese, nelle carceri di Messina e Caltanissetta.

Nella medesima direzione, la circostanza che il gruppo legato a Sparacio appoggiasse, nelle elezioni del 2018, candidati diversi da quelli appoggiati dall'altro gruppo mafioso: gruppi mafiosi autonomi, dunque, dotati di autonomo spessore e carisma criminale. Il provvedimento di sequestro ha interessate oltre ai due bar nel centralissimo corso Cavour, anche una quota pari al 25% di una srls, con sede a Messina ed operante del settore della consulenza pubblicitaria, due fabbricati, un'auto e denaro contante pari a 15 mila euro, il tutto per un valore complessivo di stima pari a 1,1 milioni.