L’elisoccorso in azione in alta montagna
L’elisoccorso in azione in alta montagna

Milano, 6 febbraio 2016 - «Una legge innovativa che educa alla prevenzione e alla sicurezza». Così, quasi un anno fa, Regione Lombardia aveva presentato le nuove norme in materia di soccorso in montagna: gli alpinisti imprudenti o gli escursionisti dagli aiuti facili avrebbero dovuto pagare una quota del costo dell’elisoccorso. L’attività del 2015 del Soccorso alpino speleologico lombardo (Sasl) dice che gli interventi delle quattro delegazioni regionali (V Bresciana, VI Orobica, VII Valtellina-Valchiavenna e XIX Lariana) sono aumentati più del 10%: 1.274 contro i 1.155 del 2014 (nel 2008 erano 879).

Le uscite con l’elicottero sono state 983 - di cui 945 con mezzi del 118 - e la nuova legge regionale non ha trovato applicazione. «Non abbiamo mai addebitato parte del costo dell’intervento alle persone da soccorrere», dichiara Valerio Rebai, al vertice della delegazione Valtellina-Valchiavenna, che nel 2015 è stata impegnata in 382 occasioni, il 30% dell’attività lombarda. «In montagna non ci sono alternative all’elicottero: non fermiamoci alla spesa immediata, ma pensiamo che grazie a un soccorso rapido si possono evitare conseguenze peggiori in termini di salute e costi sanitari».

Ogni decollo costa in media 5mila euro. «Nella Bergamasca non abbiamo mai fatto pagare niente», conferma Elia Ranza, responsabile della delegazione Orobica (280 interventi, il 22% di quelli in Lombardia). «È giusto investire nella prevenzione in montagna, ma ci sono altre forme: molti escursionisti pensano di essere alpinisti dopo due passeggiate in montagna. Occorre informarsi, soprattutto da chi conosce il territorio: c’è troppa superficialità, la montagna non è né Gardaland né un parco giochi. Più soccorsi? C’è più gente e maggiore facilità nel chiamare grazie ai telefoni cellulari: non dimentichiamo che la nostra priorità è intervenire per salvare chi si fa male, non pensare a quanto costa». 

Neppure nell’area di competenza della delegazione Lariana (Lecco, Varese e Oltrepò) - 371 interventi, il 29% della regione - e nel Bresciano - 241 soccorsi, il 19% - risultano addebiti agli escursionisti. Nel 2015, la Lombardia ha impegnato 4.883 soccorritori. Tra le cause le cadute occupano il primo posto con 494 casi, mentre la voce «incapacità» ne conta solo 55. L’attività che provoca più richieste di soccorsi è l’escursionismo (448) seguita dallo sci in pista (162). Solo 11, invece, le uscite per le discese fuori pista.