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18 gen 2022

Il Cnr sul Covid: "Raggiunto il picco dei contagi in Italia, ora scendono"

La pandemia si è assestata con un valore medio dell’incidenza di circa 2.200 casi a settimana per 100.000 abitanti. In Francia il picco tre giorni fa

Doctors and nurses at work in the intensive care unit of the San Giovanni Bosco hospital during the coronavirus emergency lockdown, in Turin, northern Italy, 27 March 2020. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
La pandemia potrebbe avere imboccato la fase della discesa

Roma - L’Italia sembrerebbe aver raggiunto ieri il picco dei contagi, con un valore medio dell’incidenza di circa 2.200 casi a settimana per 100.000 abitanti, ma saranno i dati dei prossimi giorni a permettere di stabilirlo con maggiore accuratezza. Di quanto la curva scenderà dipenderà dagli effetti quantitativi (ritardati) delle attività legate ai saldi e della riapertura delle scuole. È quanto evidenziano le analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo "M.Picone", del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

«Anche la Francia sembra aver raggiunto il picco tre giorni fa, con un valore medio dell’incidenza dei positivi pari a circa 3.200 casi a settimana per 100.000 abitanti. L’Austria invece - spiega Sebastiani - è ancora in una fase di crescita esponenziale (con circa 1.200 casi a settimana ogni 100.000 abitanti) al pari della Slovenia (che ha circa 2.300 casi a settimana ogni 100.000 abitanti)». Il tempo di raddoppio degli incrementi dei positivi nella fase di crescita esponenziale della curva epidemica è stato pari a circa 6 giorni in Italia (ma a livello provinciale si sono registrati tempi di raddoppio fino a 3 giorni).

Anche la Francia ha avuto un tempo di raddoppio simile (circa 7 giorni), pari a quelli di Austria e Slovenia. «Questo sembra indicare che la prevalenza della variante Omicron a livello nazionale in questi Stati non sia ancora superiore al 50%», sottolinea il matematico del Cnr.  Il dato vale anche per l’Italia, sebbene l’indagine dell’Istituto superiore di sanità abbia indicato una prevalenza di Omicron superiore all’80%. «La discrepanza - precisa Sebastiani - potrebbe essere dovuta al fatto che il sequenziamento dei genomi virali in Italia è basato su un numero di casi molto basso rispetto al totale dei positivi e non segue uno schema a campione adeguato».

La prevalenza di Omicron sembra invece molto alta in Israele, «che ha raggiunto il picco 5 giorni fa con un tempo di raddoppio degli incrementi nella fase esponenziale pari a circa 2 giorni».

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