Riapertura delle scuole in una foto di repertorio (Ansa)
Riapertura delle scuole in una foto di repertorio (Ansa)

Sei milioni di studenti italiani, due su tre, da questa mattina torneranno a fare lezione in classe, dopo l'ultima stretta pre-pasquale imposta dal governo Draghi alla luce della recrudescenza dei contagi. Si torna in classe, dunque, sia nelle nove regioni rosse - è questa la novità sostanziale rispetto al passato - che nelle undici arancioni come da nuova mappa del rischio, con Marche, Veneto e Provincia autonoma di Trento che hanno visto un allentamento delle restrizioni anti-contagio.

 

Rosso e arancione

Quali le differenze? Nelle zone rosse frequenteranno in presenza tutti gli alunni dalla materna fino alla prima media, con didattica a distsnza dalla seconda media in avanti. Per le zone arancioni invece il nuovo decreto varato dal governo prevede la scuola in presenza fino alla prima media e dalla seconda media e per tutto il ciclo scolastico delle superiori la presenza almeno al 50%. Cio' è quanto sogna la Lombardia ancora rossa per i propri studenti alla luce di un annunciato miglioramento dei numeri che la potrebbero "declassare" ad arancione già settimana prossima.  

La circolare

Quanto al contenuto del decreto, si legge in una circolare del Viminale ai prefetti, non si "ammette alcun intervento in deroga da parte dei presidenti di Regione o delle province autonome e dei sindaci, tranne che in casi di natura eccezionale legati alla presenza di focolai o ad un grado estremamente elevato di rischio di diffusione del virus e delle relative varianti". Eventuali deroghe, dunque, dovranno essere "adeguatamente motivate", adottate dopo un "confronto con le competenti autorità sanitarie e in conformità ai principi di adeguatezza e proporzionalità".

Vaccini

Sarà un rientro in aula in sicurezza? Se è vero che ancora si dibatte sull'ipotesi che le scuole siano, più o meno di altri, luoghi di contagio, certo è che la sola misura preventiva realmente efficace sono le vaccinazioni, visto che l'utilizzo delle mascherine e il rispetto del distanziamento sociale hanno potuto solo limitare i danni. C'è poi tutto il nodo irrisolto del trasporto pubblico dove il virus sembra diffondersi con una certa facilità. Sul fronte vaccini, il governo fa sapere che quasi il 70% del personale scolastico è stato vaccinato, una precauzione necessaria che rende più sicuro il mondo dell'istruzione. 

Niente tracciamento

Ma questo dato non basta a soddisfare i sindacati della scuola.La Flc Cgil spiega perché: "Il 7 aprile piu' di cinque milioni di alunni tornano a scuola in presenza senza che siano state messe in campo concrete misure per garantire la sicurezza di studenti e personale scolastico. Nessuna indicazione alle scuole per realizzare un sistema di monitoraggio nazionale, nessuna scelta su trasporti dedicati, nessuna possibilita' di prevedere piu' ridotti gruppi di alunni o con piu' docenti o maggiore disponibilita' di spazi, niente neanche rispetto all'annunciato "Piano Miozzo" sui tamponi da effettuare prima del rientro". Sui test rapidi da effettuare agli alunni si va a macchia di leopardo, qualche scuola si muove ma non c'è una campagna nazionale in questa direzione. La nota prosegue così: "Sapevamo che si trattava di un progetto molto ambizioso, ma abbiamo sperato che potesse realizzarsi almeno su un campione della popolazione scolastica: di fatto ad oggi il Governo e il Ministero dell'Istruzione non dispongono e non diffondono dati sui contagi a scuola e stanno operando scelte dettate piu' dalla volonta', che dalla consapevolezza - aggiunge -. Importante il dato sulla vaccinazione del personale scolastico, che sta rispondendo positivamente alla campagna messa in atto, ma che non puo' essere sufficiente a garantire una riapertura in sicurezza"."Il ritorno a scuola in queste condizioni, sembra piu' un atto volontaristico del Governo che una scelta consapevole accompagnata da misure concrete".