Proteste contro la didattica a distanza
Proteste contro la didattica a distanza

Milano - "Si ricomincia e si ricomincia dalla scuola. Non è l’ultima, ma la prima a riaprire": lo ha ribadito ieri il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, dando l’appuntamento al 7 aprile. Indipendentemente dal “colore” - come da ultimo decreto legge - si torna in classe almeno dal nido alla prima media. Così, nella Lombardia ancora rossa, si riaprono le porte per 239.795 bimbi delle scuole dell’infanzia (fra statali, comunali e paritarie), 451.012 alunni delle elementari e oltre 86.300 ragazzini di prima media. Restano in didattica a distanza però circa 182mila compagni di seconda a terza media e l’esercito delle superiori, che - dall’inizio dell’anno - ha frequentato in presenza poco più di due mesi: 386.844 studenti di licei e istituti statali, 30.802 delle scuole non statali più 8.579 iscritti nei percorsi di istruzione e formazione professionale. Ancora circa 608mila studenti rimarranno a casa, quindi, salvo disabilità e bisogni educativi speciali - per i quali è garantita la presenza quando richiesta dalle famiglie e ritenuta fondamentale. 

Altra eccezione, i laboratori, attivi non solo negli istituti tecnici e professionali ma pure in alcune scuole medie: robotica, musica, intercultura, teatro. Spiragli di presenza, in attesa del cambio di colore ma non solo. Perché con l’accoglimento da parte del Tar del Lazio di due ricorsi promossi dai comitati dei genitori “A Scuola!“ di Milano e “Ri(n)corriamo la scuola“ di Firenze, e la bocciatura dell’appello presentato in Consiglio di Stato, il governo è chiamato a motivare - dati scientifici alla mano - la "priorità assegnata alla precauzione sanitaria a fronte della grave compressione del diritto allo studio, anch’esso costituzionalmente tutelato".

E alla Corte Costituzionale si appella pure un terzo ricorso presentato al Tribunale di Milano che - chiedendo l’accertamento del "danno da Dad" - chiede la riapertura delle scuole tutte. Sentenze che potrebbero sparigliare nuovamente le carte già dal 6 aprile. Intanto, anche durante il ponte pasquale, si lavora per la ripartenza. Alle medie si applica la formula di novembre - con le acrobazie dei docenti tra lezioni in presenza alle prime e “Dad“ a tutti gli altri - alle superiori si riprogrammano i laboratori in attesa, per ora, dell’arancione. "Riaprire tutte le scuole sarebbe stato un grande segnale di futuro - commenta Federica Ortalli, presidente di Assonidi –. Intanto siamo felici per la fascia 0-6. I protocolli di sicurezza funzionano e sono automatismi che probabilmente manterremo anche dopo. Ci hanno protetto molto, da tutto. Ora serve un progetto a lungo termine e un lavoro di recupero dal punto di vista sociale ed emotivo".