Il rientro a scuola? Un rebus
Il rientro a scuola? Un rebus

Manca poco più di un mese e mezzo dalla prima campanella dell’anno, ma in questi giorni sta tenendo banco il dibattito sull’obbligo vaccinale per tutto il personale scolastico e gli studenti dai 12 anni in su. I dati riaccolti nel periodo di pandemia indicano un’unica via: la didattica in presenza.

Le disuguaglianze ingigantite dalla Dad

“I dati invalsi certificano il peggioramento della situazione negli ultimi due anni.” sostiene il ministro Patrizio Bianchi riguardo il livello di preparazione degli studenti italiani “Già da prima però la situazione in Italia era diseguale, con grandi differenze tra nord e sud”. Il ritorno in classe non è dunque in dubbio da un punto di vista didattico ma quanto più sanitario. Da qui l’idea di rendere obbligatoria il Green pass per tutto il personale scolastico e i ragazzi sopra i 12 anni. Proposta che ha scatenato reazioni e polemiche da tutti i fronti, a partire da Marcello Pacifico presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori: “No alla caccia all’untore. Le scuole non saranno in sicurezza perché il generale Francesco Figliuolo vuole tutti i docenti vaccinati: continueranno a essere insicure anche dopo”.

La posizione dei docenti e del personale Ata

Pacifico in qualche modo anticipa così la posizione che il sindacato nazionale porterà avanti nell’incontro di oggi con il ministro dell’istruzione. Una volontà emersa anche dal sondaggio promosso da “Tecnica della scuola”, un portale che si occupa dell’informazione legata al mondo scolastico: infatti, secondo i dati raccolti, il mondo accademico non sembra gradire l’idea del rientro in classe con il Green pass: oltre la metà dei 6.700 docenti che hanno risposto al sondaggio si è detta contraria. In 8 casi su 10 dicono no all'obbligo vaccinale anche gli impiegati delle segreterie scolastiche, gli assistenti tecnici e i collaboratori scolastici come pure i presidi e le famiglie degli studenti. Tra quest'ultimi è ancora più marcato il dissenso che arriva a toccare l'83% delle risposte al sondaggio nazionale al quale hanno partecipato complessivamente più di 11mila lettori. Confermate quindi le perplessità e la riluttanza degli addetti ai lavori verso questo genere di imposizioni: già al precedente sondaggio (sempre di Tecnica della Scuola) sull'obbligo vaccinale, solo 4 su 10 erano stati gli insegnanti che si erano detti favorevoli. Come non sorprende il parere negativo dei più giovani: nel rapporto tra rischio e beneficio, in fatto di vaccini anti Covid per over 12enni, la bilancia pende sul primo, per gli effetti collaterali che si sono verificati in passato anche tra gli under 20, mentre il numero di ricoveri e vittime tra i giovani per via del contagio da Coronavirus rimane fortunatamente esiguo. 

I dati del personale scolastico vaccinato: a che punto sono le regioni?

Secondo i dati ufficiali però la copertura vaccinale, ad oggi, non sembra così in ritardo sulla tabella di marcia. L’85,5% del personale scolastico infatti ha già ricevuto almeno una dose: “Ci sono regioni rimaste indietro come per esempio la Sicilia, ma non dimentichiamo il punto da cui stiamo partendo: l’85% su base nazionale con regioni che hanno già raggiunto il 100% come il Friuli e la Campania” ha ribadito Bianchi. Oltre 220mila tra docenti e personale Ata risultano al momento non vaccinati. La situazione però è molto eterogenea, infatti alcune regioni sono più indietro di altre: il 43%  del totale dei non vaccinati sarebbe in Sicilia, il 37% a Bolzano, il 34% in Liguria, il 33% in Sardegna e il 31% in Calabria. Tra le regioni più virtuose, oltre a Friuli e Campania già citate da Bianchi, ci sono Lazio, con lo 0,12% dei non vaccinati e l'Abruzzo con 1,12%. Bene anche il Piemonte in cui, per il momento, su 120 mila unità del personale scolastico, in 105mila hanno aderito alla campagna. Di questi, 93300 hanno ricevuto la prima dose e 82300 hanno già completato il ciclo.  

Opinione pubblica spaccata sul Green pass a scuola

La grande differenza infatti sarebbe su base regionale. De Luca, per esempio, ha le idee chiare riguardo il ritorno in classe in Campania: “Non c’è nessun obbligo a vaccinarsi, ma neanche a tenere le scuole aperte. Se in un istituto c’è solo il 10% di ragazzi vaccinati, è chiaro che si farà la didattica a distanza. Noi apriremo solo quando saremo tranquilli.” Non la pensa allo stesso modo Giovanni Toti che ha parlato tramite la sua pagina Facebook: "La parola d'ordine a settembre deve essere far tornare a scuola in sicurezza tutti gli studenti. Se vogliamo che i nostri alunni rientrino in classe in presenza bisognerà raggiungere almeno l'80% della capienza degli autobus. Parliamoci chiaro: con la soglia del 50% sui mezzi pubblici non sarà possibile garantire la didattica in presenza e questo non possiamo permettercelo. Occorre però che anche tutto il corpo docente che ancora non si è vaccinato, lo faccia entro l'inizio dell'anno scolastico per ridurre al minimo il rischio di contagi e scongiurare l'ennesima chiusura degli istituti. Se non sarà garantita la soglia di sicurezza di personale immunizzato, è bene valutare l'ipotesi di introdurre l'obbligo vaccinale per questa categoria, affiancandola a una grande opera di sensibilizzazione dei pediatri per le fasce più giovani che ancora non si sono vaccinati."

I no e i sì

Secondo alcuni però, l’attenzione mediatica è troppo concentrata sulla questione vaccini, quando in realtà ci sarebbero altre criticità da affrontare in vista della ripresa delle scuole: “Siamo già all’85% degli insegnanti vaccinati e a settembre arriveremo circa al 90%. Parlare di obbligo vaccinale per ragazzini di 12-13 anni è fuori dal mondo e pericoloso. Noi stiamo lavorando per una scuola in presenza, magari con meno alunni nelle classi, lavorando sugli impianti di ventilazione e ricambio dell’aria, sul trasporto pubblico e scuolabus senza imporre nessun obbligo a nessuno” è l’opinione di Matteo Salvini. Sulla falsa riga del leader del Carroccio si è esposto Pacifico: “Il vero problema nelle nostre scuole rimane quello dell’ammassamento degli alunni nelle aule”. 

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Per tanti contro l’idea della vaccinazione obbligatoria a scuola, molti altri sono favorevoli, come per esempio Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma: “Tutte le persone che hanno rapporti con il pubblico a mio giudizio, devono essere vaccinate: personale sanitario, scolastico, della grande distribuzione, forze dell’Ordine. È molto importante vaccinare anche tutti i ragazzi dai 12 anni in su.” Anche il ministro Roberto Speranza ha parlato dell’obbligo vaccinale nell’ambito scolastico, facendo trasparire un certo ottimismo sulla base dei numeri per ora ottenuti “Nelle prossime ore valuteremo quale sarà lo strumento più efficace per far tornare tutti a scuola in presenza, in sicurezza e senza Dad. Non va dimenticato però che la risposta degli italiani è stata buona. Consumiamo tutti i vaccini a disposizione e facciamo oltre 500mila vaccinazioni al giorno. La risposta delle persone è stata all’altezza delle aspettative”.