Varese, 12 luglio 2018 - L'antico legame con il Ducato di Milano, la parlata più lombarda che piemontese, gli esodi estivi e invernali dei turisti milanesi nelle valli montane o sulla riva del Verbano. E, più prosaicamente, la possibilità di guadagnarci in moneta sonante. Questi alcuni dei motivi più importanti che spingono i promotori del referendum a chiedere alla gente della provincia del Vco di “darci un taglio” con il Piemonte (come da slogan della consultazione) e aggregarsi alla Lombardia. A Varese, terra separata dal Verbano-Cusio-Ossola solo dalla sottile striscia d’acqua del lago Maggiore, si guarda con favore alla prospettiva di questa “mini-secessione”.

«Ogni volta che le popolazioni dicono la loro è una buona notizia. Gli abitanti del Vco hanno tutte le ragioni storiche e culturali per potersi unire alla Lombardia - commenta Marco Pinti, consigliere comunale varesino della Lega e collaboratore del ministro dell’Interno Matteo Salvini - Sicuramente saremmo contenti di avere dei nuovi cittadini corregionali, ma se il referendum dovesse fallire sarebbe positivo ugualmente, perché la buona notizia è che sono loro a scegliere. Il referendum è il focus dell’autonomia, in un Paese normale le comunità devono avere la facoltà di decidere dove stare». Anche per Simone Longhini, consigliere comunale di Forza Italia, la volontà degli “scissionisti” è da tutelare: «Ogni forma di espressione popolare è un esercizio della democrazia. Evidentemente i promotori hanno ravvisato nella Lombardia un territorio florido. A Verbania ci lega il lago Maggiore. Se si riuscisse a fare sistema fra la cosiddetta sponda magra e quella grassa, sarebbe un vantaggio enorme per il settore turistico-alberghiero».

Per Daniele Marantelli, ex deputato Pd da sempre attento alle questioni di federalismo e autonomia (tanto da essere ribattezzato il “leghista rosso”, anche per il suo rapporto con Bossi e Maroni), la conformazione storico-economica del Vco presenta diverse analogie con la Lombardia: «Innanzitutto merita un grande rispetto la volontà dei cittadini di autodeterminarsi. Nel caso in cui si optasse per l’unione con la nostra regione sarà inevitabile il confronto tra il Vco e le altre province lombarda, in primis quella di Varese. Un’eventuale adesione non farebbe altro che rafforzare quella che è già la regione più produttiva ed avanzata dell’Italia. L’ingresso del Verbano non cambierebbe la struttura regionale, ma ne arricchirebbe l’offerta turistica, quantomeno dal punto di vista qualitativo». Varese, insomma, è pronta ad accogliere a braccia aperte i vicini del lago. I quali - almeno gli ispiratori della consultazione - sperano di ottenere agevolazioni anche economiche. A partire da canoni idrici (sul tavolo c’è la richiesta di 18 milioni, sempre negata dal Piemonte) e tagli sull’accisa della benzina.