Chiara Ferragni al banchetto per il referendum
Chiara Ferragni al banchetto per il referendum

Milano - Sono oltre 155mila (dato aggiornato a due giorni fa) le firme raccolte dal primo luglio per il referendum sull'eutanasia legale. E c'è da scommettere che nei prossimi giorni si registrerà un'accelerata, frutto dell'effetto Ferragnez che - piaccia o no - smuove masse di followers, visto che l'imprenditrice digitale e il marito sono andati a firmare, publicando tutto su Instagram e invitando i seguaci a fare lo stesso. Vero che in questo caso non si tratta del televoto per Sanremo, ma è anche vero che la discesa in campo di Chiara Ferragni e Federico Lucia sui temi civili negli ultimi mesi ha contribuito ad accendere più di un riflettore. 

Eutanasia in Italia: il punto

In Italia l’eutanasia attiva (tramite l'uso di un farmaco eutanasico) è vietata sia nella versione diretta, in cui è il medico a somministrare il farmaco (articolo 579 del codice penale, omicidio del consenziente), sia nella versione indiretta, il medico (o chi per lui) prepara il farmaco che viene assunto in modo autonomo dalla persona (artico 580 codice penale, istigazione e aiuto al suicidio). Forme di eutanasia passiva, cioè astenendosi dall’intervenire per tenere in vita il paziente in preda alle sofferenze, sono già considerate penalmente lecite soprattutto quando l’interruzione delle cure ha come scopo di evitare l'accanimento terapeutico.

Nel 2017 una legge ha riconosciuto il valore del Testamento Biologico (Dat-Disposizioni anticipate di trattamento) e prevede che possano porre fine alle loro sofferenze solo i pazienti per cui risulti sufficiente l'interruzione delle terapie, senza che questo comporto una responsabilità civile o penale per i sanitari.

Tutti gli altri, seppure in preda a dolori intollerabili e affetti da patologie irreversibili ma non di per sé mortali senza i sostegni vitali, o quelli impossibilitati ad assumere autonomamente un farmaco, non possono scegliere di porre fine alle sofferenze perché il nostro codice penale vieta l’omicidio del consenziente all'articolo 579.  

Nel frattempo però le azioni di disobbedienza civile di persone come Marco Cappato e Mina Welby hanno costretto giudici e politici ad affrontare l'argomento: Cappato ha fornito aiuto al suicidio a Fabiano Antoniani (dj Fabo) e con Mina Welby ha aiutato Davide Trentini, 53enne malato di sclerosi multipla da 23 anni a recarsi in Svizzera. Cappato e Welby sono poi andati ad autodenunciare subito dopo. Lo scorso aprile sono stati assolti anche in appello per il caso di Trentini. E Cappato è stato assolti anche per il suicidio assistito di dj Fabo, con la Corte Costituzionale che ha chiarito come l’aiuto al suicidio non sia punibile nel caso in cui la persona che lo richiede sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Non è così ovunque: l'eutanasia è prevista in Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Canada, molti Stati degli Stati Uniti e sempre più Paesi nel mondo. 

Cosa chiede il referendum 

Per arrivare a una svolta di civiltà anche in Italia, il Comitato Promotore per il Referendum Eutanasia Legale sta raccoglieno le firme (ne servono 500mila entro il 30 settembre) per poter promuovere il referendum abrogativo che permetterebbe di introdurre anche in Italia l'eutanasia legale. Il quesito è: "Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole 'la reclusione da sei a quindici anni'; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole 'Si applicano'?".

L'articolo 579 recita (tra parentesi ci sono le parti che il referendum vorrebbe abolire): Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con (la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61. Si applicano) le disposizioni relative all’omicidio [575-577] se il fatto è commesso:

  1. Contro una persona minore degli anni diciotto;
  2. Contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
  3. Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno [613 2].

L’omicidio del consenziente è un reato speciale (rispetto a quello di portata generale di cui all’art. 575 cp sull’omicidio) inserito nell’ordinamento per punire l’eutanasia. Se il referendum dovesse tenersi e passare, l’eutanasia attiva sarà consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e in presenza dei requisiti introdotti dalla Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”, ma rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni.

Chi appoggia il referendum

Il referendum è promosso e appoggiato da associazioni e partiti, a partire dall'Associazione Luca Coscioni. Tra i movimenti e partiti ci sono circoli Pd, gruppi consigliari del Movimento 5 Stelle, Più Europa, Radicali, Possibile, Partito Liberale Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Partito Socialista Italiano, Sinistra Italiana. 

Quante firme servono e dove firmare

La raccolta delle firme è iniziata il primo luglio, terminerà il 30 settembre. Perché il referendum si tenga devono essere raccolte 500mila fime autenticate. Il comitato ha messo in campo 10.488 volontari, 2.136 autenticatori e 1.288 avvocati. Si può votare negli uffici comunali, nei banchetti che il comitato organizza nelle principali piazze delle città, negli studi di avvocati e notai che aderiscono. Sul sito del comitato c'è la mappa aggiornata. 

Tra i tanti che hanno firmato, anche 50 sindaci in tutta Italia, tra cui Chiara Appendino (Torino), Virginio Merola (Bologna), Luigi De Magistris (Napoli), Federico Pizzarotti, (Parma), Matteo Biffoni (Prato) e Lecce, Viareggio e Orvieto. Lombardia, Toscana e Calabria sono le Regioni con più sindaci aderenti.